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Anderson fuga i timori di Castori: la squadra attacca meglio e rischia meno in difesa

Il tecnico granata ha capito che è possibile difendere bene anche attaccando con continuità e con un tasso maggiore di estro

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Reduce da ben quattro successi di fila, il Brescia s’infrange sull’iceberg granata e deve accantonare momentaneamente il sogno play off.
Gli uomini di Castori superano brillantemente una gara assai temuta alla vigilia, forzando l’abituale copione tattico connotato da fisicità, sostanza difensiva e cattiveria agonistica.

La novità della serata, infatti, è rappresentata dallo schieramento in campo del talentuoso Anderson a supporto di Tutino e Gondo. La scelta si rivela vincente, perché la squadra registra un evidente incremento della pericolosità e dell’intensità offensiva, esalta le qualità calcistiche dei suoi calciatori dotati di maggiore tecnica, verticalizza nei tempi giusti e tenta spesso la giocata in grado di disorientare i difensori avversari e spaccare il match.

La presenza del trequartista brasiliano annulla anche quella sensazione di solitudine tecnica che ha spesso accompagnato in passato Gennaro Tutino, il quale, pur non essendo in una delle sue serate devastanti, ha giocato molti più palloni, ha spesso ricevuto la sfera tempestivamente sulle corsie laterali e tra le linee.

Anderson non è mai banale con le sue giocate, si smarca senza palla, punta costantemente la porta ed ha sempre due opzioni da mettere al servizio della squadra: l’assist vincente per i compagni o la percussione centrale con tiro finale. Senza dimenticare le sue efficaci traiettorie sui calci da fermo, come testimoniano i due corner che hanno permesso a Bogdan di realizzare il gol del vantaggio e di sfiorare addirittura la doppietta personale.

Questa capacità di voler e saper fare la partita ha sortito gli effetti sperati anche sugli altri calciatori di movimento, che, incoraggiati dalla fluidità della manovra, non hanno mai abbandonato l’idea di accompagnare le giocate del reparto avanzato. Più convinte sono risultate le sovrapposizioni di Casasola e le intraprendenti incursioni di Coulibaly, il quale ha mostrato di possedere ampi margini di crescita anche nei panni di mezzala offensiva e qualitativa, oltre a garantire il dinamismo di sempre e l’ormai acclarata disciplina tattica intrisa di temperamento. Un inserimento nel primo tempo con il colpo di testa neutralizzato da Jaronen, due sponde illuminanti per Tutino e Di Tacchio, due tocchi di pura classe ad inizio ripresa che hanno liberato altrettanti corridoi a Casasola e alla punta napoletana.

A questo punto, la domanda sorge spontanea: la compagine granata avrà sofferto sicuramente di più in fase di non possesso? Niente affatto. Belec ha dovuto compiere solo un paio di uscite, per il resto ha penato decisamente meno rispetto alle altre gare, evitando anche un solo intervento realmente significativo.

Pertanto, la conclusione è lapalissiana: i timori di Castori sull’utilizzo di una ‘mezzala di squilibrio’ si sono rivelati infondati. La squadra ha attaccato di più, guadagnando estro ed imprevedibilità e concedendo solo le briciole agli avversari.

Dimostrando che ci si può difendere ancora meglio giocando a calcio e affidandosi ad un ventaglio più ampio di soluzioni offensive. Perché questa interpretazione del match costringe gli avversari a correrti dietro e, soprattutto, sottrae ai rivali energie psicofisiche, baldanza e sicurezze.

Inoltre la retroguardia, coordinata e compatta nel pressing da attuare ai propri trenta metri, aggredendo tra le linee e scalando con reattività sulle corsie esterne, concede ai dirimpettai solo situazioni ‘sporche’ e qualche mischia sugli sviluppi delle palle inattive. Anche perché i tre mastini inesauribili della linea mediana erigono una prima Linea Maginot già difficilmente valicabile. Un super portiere, cinque difensori centrali che non fanno mai avvertire l’assenza di chi è costretto a mordere il freno a causa di infortuni o squalifiche, aiutano infine ad alimentare la fiducia sulla futura impermeabilità del reparto arretrato.

Assolutamente degno di nota anche l’approccio dei subentrati a gara in corso, bravi a calarsi immediatamente nella contesa e a mettere il loro personale mattoncino nella costruzione di tre punti di inestimabile valore.

Nell’immediato si materializza la sosta imposta dagli impegni delle rappresentative nazionali. Anche la Salernitana, come altre squadre della cadetteria, dovrà consegnare diversi calciatori ai selezionatori dei rispettivi paesi. La speranza è che gli atleti granata tornino integri dalle trasferte internazionali, magari più euforici dopo aver conseguito altri successi.

La gara di Lecce, già cerchiata in rosso da diverse settimane, rappresenta un fondamentale, ma non ancora decisivo, crocevia della stagione. Castori dovrà prepararla con la consueta meticolosità, ma dovrà essere anche abile a trasformare l’inevitabile tensione in energia positiva che alimenti l’autostima e l’entusiasmo del gruppo. Uscire indenni dall’impianto salentino, con un calendario sostanzialmente in discesa nelle ultime sette giornate, equivarrebbe a porre una pesante ipoteca sulla promozione diretta.

C’è tutto per arrivare al traguardo finale con le braccia alzate: armonia all’interno dello spogliatoio, convinzione mentale, brama di successo, voglia infinita di stupire, solidità difensiva e, da ieri, anche un Castori finalmente consapevole di dover meglio sfruttare la qualità tecnica e l’estro dell’organico a sua disposizione.

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