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Salernitana: ideologie soppresse, andatura da Realpolitik e fastidiosi ronzii

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Rivelazioni, fantasticherie.

Su un versante il valore della Comune granata, le virtù di un’andatura arcigna, sull’altro il brusio acefalo di sottofondo. Fastidiose interferenze provenienti dalla radio di bordo. La tanto attesa resa dei conti, paventata allo scoccar di ogni primavera è – in realtà – solo un motivo per prendere tempo.

In fuga dalla realtà, dai disordini e dagli affanni. Accadde nell’estate del ’14: mentre la Црна рука (la Mano nera) – alimentando la brace dei nazionalismi – assassinava Francesco Ferdinando e Sofia Chotek von Chotkowa, Guglielmo II di Hohenzollern era sul suo yacht attraccato al porto di Kiel. Accadde in quel di Salerno, appena otto mesi fa: mentre il popolo – arrovellandosi in piazza – raccoglieva i cocci dell’ennesimo affronto, qualcuno si godeva l’emisfero australe della provincia.

Non ci sono carri, né torpedoni. Non ci sono vinti, né vincitori: la Storia non prevede corti d’appello.

Parliamo d’oggi, un pragmatismo da Realpolitik batte la strada. A segnare il percorso è tutto quello che, orbitando intorno agli obiettivi, si configura poco avvezzo alle ideologie. Il passo è lungo, le gambe – per nulla rinforzate dalla sessione invernale – molto brevi.

Gli occhi invece no, loro raramente ingannano.

La fame, poi, è la compagna di scompartimento con cui condividere quel che resta di questo viaggio.

Aiutarsi, soffrire, collaborare, spendersi a difesa di una zolla di terra. Fra la lotta greco-romana e il paso double della Samba. Nessuno ha mai chiesto più di quanto questo gruppo non stia già offrendo: salita dopo salita, rantolo per rantolo.

Questa Salernitana dilania e rosicchia, leonessa fra le leonesse, operaia fra i picchetti, fastidiosa formica nei picnic delle nobildonne d’alta classifica.

Per ogni diga – evidenze della natura – c’è un Castori. Il trainer di Tolentino, accolto da un sacrosanto scetticismo, pur sparagnino nell’indole, accumula con dovizia i buoni pasto che il sacrificio settimanale conferisce alla busta paga.

I meriti, tutti sul tavolo, valgono i punti della graduatoria.

La liberazione, giungesse ai lieti ormeggi l’imbarcazione, potrebbe essere a un palmo di mare.

Per concludere: ci sono uomini, parvenze d’uomini e mezze figure.

L’auspicato tripudio collettivo non cancellerà un quinquennio di offese, né tantomeno il volto di chi ha barattato propria madre per un rancio di seconda mano e due squallide luci della ribalta.

Le tavole di questo palcoscenico, del resto, vi hanno già immortalati.

Arlecchino servitore di due padroni. Piccolo Teatro di Milano
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Nato nel '90. Due passioni governano i moti del cuore e, molto spesso, confluiscono l'una nell'altra: Salernitana e poesia.