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Il risveglio di una città che torna a sognare con Castori e i suoi. Malgrado quei silenzi…

Salerno ha ritrovato la voglia di sognare. La squadra di Castori sta trascinando i tifosi che aspettano le mosse della società in caso di...

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Di Gianluca Vicinanza

E adesso arriva il difficile. Non solo sul campo, per le restanti quattro partite che – quando si giocheranno – stabiliranno il destino della Salernitana. Ma anche e soprattutto perché la città si è definitivamente (ri)svegliata dal torpore, trascinata dalle convincenti prestazioni dell’undici allenato da Castori. Troppo a lungo Salerno e la tifoseria granata sono stati costretti  a soffocare sensazioni ed emozioni  in nome dell’ “almeno stiamo in serie B”. Il calcio è una passione troppo viscerale per essere limitata e contenuta da ragionamenti logici o peggio economici.

 Il tifoso vuole sognare, vivere di quelle sensazioni forti che un “galleggiamento” in categoria non gli permetterebbe. Anche se in fondo, il tifoso granata la comprende, eccome, questa necessità di mantenimento della serie cadetta! Troppe le delusioni in passato (e categorie perse) a causa delle vicissitudini di proprietà troppo fragili per permettere una certa stabilità e continuità. E mai come nell’era Lotito, i salernitani possono sentirsi tranquilli di non vivere brutte sorprese o di ritrovarsi alle prese con personaggi improbabili (il Cala di turno, per intenderci). Ormai il calcio è questo, è business, niente altro. Dappertutto. Ma non a Salerno.

Perché per il tifoso salernitano la serie B non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Perché si è sempre detto che, per la tifoseria che ha, la Salernitana è degna della massima serie. E questi complimenti non hanno fatto altro che alimentare l’ambizione di una città che si ritiene degna e che ora più che mai si sente pronta a vivere esperienze come quelle fatte e che stanno vivendo piazze come Benevento, Crotone, Empoli, Lecce, Frosinone, per citarne qualcuno…

Per questo, ora il galleggiamento non basta più e il tifoso è stato scosso dalla ruvida bellezza del cammino di quest’anno dei suoi beniamini, i quali per primi, sul campo, hanno iniziato a credere alla possibilità di concretizzare a Salerno il grande sogno promozione, aumentandone la consapevolezza vittoria dopo vittoria e arrivando a trascinare così anche il più scettico dei tifosi. Sono stati infatti i giocatori e Castori – nel mentre la società perpetuava la sua astensione dal condividere i propri obiettivi e le proprie intenzioni – a scuotere il sopito animo del tifoso granata.  E a liberarlo dalle catene della rassegnazione a una monotona e piatta vita in cadetteria. Sono loro, tecnico e calciatori, ad averli di nuovo spinti a sognare, come non accadeva da tempo. Le lacrime di gioia, le urla, l’incredula gioia al 95’ di Salernitana-Venezia, l’esaltazione collettiva (con tanto di assembramenti –  seppur in periodo di pandemia – dinanzi lo stadio Arechi) rappresentano proprio il riscatto di quelle emozioni forti per troppo tempo represse.

E, come si diceva all’inizio, adesso arriva il difficile. Perché ora che l’entusiasmo del tifoso si è risvegliato dovrà fare i conti con la realtà: quali sono le reali intenzioni di questa società? Qualora dovesse accadere al termine del regular season o dopo i playoff, Lotito (con Mezzaroma) lascerà andare così a cuor leggero i salernitani in serie A? Si priverà, il patron capitolino, tanto facilmente di un club dal quale ha in qualche modo sempre tratto beneficio usandolo come “satellite” per la sua Lazio? Il silenzio della proprietà romana non aiuta di certo, ma il tifoso granata fa leva sulla convinzione – dentro e fuori il campo – di Castori e dei suoi uomini e della loro determinazione a voler andare fino in fondo. E poi verrà quello che verrà.

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