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Andrea Mattolini: «È stato un privilegio giocare a Salerno. Che emozione il gol alla Nocerina!»

«Ci facemmo crescere tutti i baffi. Del Favero e Marconcini erano le nostre guide». Il rammarico per la mancata promozione in B e l'augurio per il futuro: «Sogno di venire a festeggiare la serie A con voi»

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Marconcini, Leccese, Mattolini, Chirco, Di Fruscia, Del Favero… Il resto è storia. Quel sestetto di calciatori, impresso nella memoria dei tifosi della Salernitana, ha fatto sognare la generazione del Vestuti. Difensori di altissimo livello e terzini da favola con un mediano come Chirco pronto a randellare le caviglie avversarie.

Andrea Mattolini era parte integrante di quei magnifici sei. Terzino ordinato con grande esplosività, corsa e buonissima tecnica, Mattolini ha giocato tre stagioni in granata dal 1980 al 1983. I suoi capelli ricci sono stati il segno distintivo di una squadra che sfiorò la promozione in B.

Toscano nativo di Vicopisano, Mattolini ha scelto di raccontare la sua esperienza in granata e le sue sensazioni dopo trentotto anni, in una città nella quale ha lasciato un pezzo di cuore e tanti amici.

Mi hai già confessato che parlare di Salerno ti emoziona

«Assolutamente! Il lungomare di Salerno e Vietri sul Mare sono nel mio cuore. Mia moglie quando ci pensa ha le lacrime agli occhi ed io ripenso a quegli anni in una città stupenda che mi ha dato tanto. Sono in contatto con molti amici di Salerno e tanti miei ex compagni e non vedo l’ora di poter ritornare per una bella rimpatriata. La verità è che non avrei mai voluto andar via».

Quella difesa composta da te, Leccese, Di Fruscia e Del Favero con Marconcini in porta è entrata nella storia.

«Era una difesa quasi impenetrabile. Marconcini poteva dormire sonni tranquilli, non a caso stabilì il record di imbattibilità. Ma avevamo anche un centrocampo di grande qualità. Giocatori come Chiancone, Vulpiani, Di Venere e Chirco non erano per tutti. Ma avevamo un segreto».

Quale?

«Ci facemmo crescere tutti i baffi. Solo Leccese non li aveva ma questa cosa ci portò bene».

Una partita memorabile fu il derby con la Nocerina vinto 4-1 con un tuo gol stupendo.

«Successe il finimondo. Feci un gol stupendo. Lo ricordo ancora come se fosse ieri: punizione di Chiancone, ponte di Vulpiani e dal limite feci partire un missile che entrò nel sette. Andai sotto la curva ed ebbi l’impressione che mi cascassero tutti addosso. Mi vengono i brividi solo a parlarne. Poi ci fu la doppietta di Zaccaro ed il gol di Di Lucia a completare l’opera. Ricordo quando andammo a prendere il tifoso della Nocerina che entrò in campo con la bandiera. Fummo io e Di Fruscia a prendere quella bandiera. Si ruppe l’inferriata ma si giocò lo stesso. L’arbitro era Luci di Firenze. Facemmo un partitone».

Ma la cosa non finì dopo il fischio finale

«No. Io abitavo a Vietri ed avevo un Golf nero. Di notte vennero a tingermi la macchina di rossonero. La società me la sistemò ma in quel momento ci rimasi male».

Cosa mancò per centrare la B?

«Se avessimo vinto con il Campobasso saremmo andati in B. Purtroppo ci fu il pareggio di Canzanese che rovinò tutto. Segnò Zaccaro su mio cross e poi quel pareggio che ci tagliò le gambe. L’altra partita storta fu quella con il Giulianova. Ci mangiammo dei gol incredibili e perdemmo 2-1. Di Fruscia fece autogol. Una sfortuna incredibile. Da quella partita non ci riprendemmo più. Devo dire però che contarono molto i punti persi all’inizio. Sarebbero bastati quattro punti in più».

In quella squadra mancava un altro attaccante da affiancare a Zaccaro,vero?

«Forse sì. C’era Chiancone ma lui era un rifinitore, il classico giocatore che verticalizzava Fece un campionato stupendo ma Zaccaro era il solo che faceva gol».

Un ricordo di Del Favero?

«Era il nostro Scirea. Del Favero ci guidava dentro e fuori dal campo. Con Di Fruscia formava una coppia straordinaria ma lui era anche una grande persona. Innamorato di Salerno».

Come te, del resto…

«Io mi ritengo un fortunato per aver giocato a Salerno. Non tanti giocatori possono dire di aver giocato in una città stupenda, con un pubblico così caloroso. All’epoca feci un errore madornale andando via. Mi chiamo Lippi a Pontedera ed ebbi l’occasione di avvicinarmi a casa dopo tanti anni. Mia moglie non voleva. Come fai a dimenticare 5000 persone all’allenamento dopo il ritiro estivo? Dimmi come si fa a dimenticare tutto questo. Eravamo la Vecchia Signora della C. Come si fa a dimenticare l’ombrellata di Picentino all’arbitro dopo la gara con la Sambenedettese? Ci sono tanti ricordi».

Il secondo anno fu travagliatissimo: perchè?

«Arrivò Lojacono che era un personaggio particolare. O ci vai d’accordo o no. Dopo arrivò Perani e la squadra cominciò a girare meglio. Ci fu una certa continuità di risultati. Le vicende societarie fecero il resto. Troisi, però, andò via e mancarono delle sicurezze. C’è stato sempre un via vai di allenatori. Credo che nei miei tre anni siano passati cinque o sei allenatori. Un peccato».

Hai vissuto anche l’anno del terremoto: che ricordi hai?

«Una esperienza incredibile. Ricordo il Vestuti pieno di macchine. Noi giocammo con la Turris. Ricordo che stavo guardando Inter-Juve sul divano in pantaloncini, perché il povero Carmado mi fece un massaggio che mi causò una irritazione alla coscia. Ricordo il boato e scappammo tutti».

Sei rimasto nel modo del calcio?

«Fino al 96. Ho fatto il settore giovanile con l’Inter e poi con il Pisa. Ho fatto tre anni la D ma poi ho cominciato a lavorare per conto mio come rappresentante e non ho avuto più il tempo. Per la verità ho scelto di dedicarmi alla famiglia».

Segui però il calcio?

«Vado sempre allo stadio sperando che presto ci si possa tornare. Seguo tutto e soprattutto le mie squadre del cuore: il Pisa, la Salernitana e la Juventus. Se vanno bene queste squadre io sono felice».

Che idea ti sei fatto di questa Salernitana?

«Se si vince con il Monza se la può giocare alla grande. Me lo auguro perché la piazza merita. Anche se dovesse giocare i play off non sarebbe male. Io spero che la Salernitana vada in A così si risolve anche il problema della multiproprietà. Questo dualismo non è fattibile. Importante è arrivarci in A. In caso di promozione vengo a festeggiare con voi con tutto il cuore».

So che c’è in programma una bella rimpatriata

«Si. Da tempo. Prima o poi il nostro gruppo si ritroverà a Salerno. Intanto saluto tutti e ci rivedremo presto».

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