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La salopette operaia dei granata e la continente attesa della piazza per affrontare l’ultimo ostacolo

Gli uomini di Castori possiedono umiltà ed intelligenza per non sottovalutare l'insidioso match contro il Pescara

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Per reggere gli urti di un finale di campionato sofferto e ricco di insidie, è necessario un cuore temprato al cospetto delle intemperie pallonare. Su questo versante, il tifoso granata ed i suoi meravigliosi beniamini di questa stagione non hanno nulla da invidiare all’universo calcistico nostrano.

Ed alla fine è giusto e bello così, perché il trionfo, per essere estatico e completo, deve contemplare il superamento di un corposo numero di ostacoli. Il riposo del guerriero che si è cimentato a lungo in una battaglia dolorosa e pregna di rischi avrà sempre un sapore diverso da quello goduto al termine di un agone che, sin dalle prime battute, ti fa presagire che il raggiungimento del successo sarà solo una mera formalità.

Anche nella gara di ieri, contro un Empoli tutt’altro che remissivo e accondiscendente, Di Tacchio e compagni hanno tirato fuori dall’armadio il loro abito migliore. Che non è lo smoking o il frac, ma la salopette inzaccherata di calce del carpentiere, o quei caldi camiciotti di lana a fantasia scozzese che rivestono il vigore inesauribile di massicci boscaioli. Corsa, sudore, fatica, generosità, concentrazione maniacale, capacità di saper soffrire collettivamente. Ma anche l’umiltà di chi sa di non poter competere sul piano tecnico con l’avversario e sceglie con saggezza di non sfidarlo apertamente. In attesa del momento propizio da cogliere al volo, per mettere in discesa la gara e gestirla con maggiore serenità.

Ed alla fine, come è spesso accaduto in questa stagione, con una palla inattiva rapacemente catturata prima da Casasola e poi ribattuta in rete da Bogdan, i granata hanno capitalizzato il tenace spirito di sacrificio esibito in fase di contenimento e creato i presupposti per una seconda parte di gara accompagnata da maggiore serenità e da quella dose di autostima che solo una posizione di vantaggio può regalarti. Da quel momento la squadra, pur continuando a subire la supremazia territoriale dell’Empoli, incoraggiata anche dai risultati postivi provenienti dagli altri campi (per diversi minuti la Salernitana è stata in serie A con una giornata di anticipo), non ha mai mollato la presa, acquisendo nuove energie grazie all’apporto dei calciatori entrati a gara in corso, concedendo pochissimo all’Empoli e realizzando sul finire anche il gol del raddoppio e della sicurezza con Anderson.

Una squadra di uomini veri, compatta nella capacità di non disunirsi nella fase in cui l’Empoli, eludendo dal basso il primo pressing granata, giocava sempre in superiorità numerica nella trequarti campana ed attaccava con continuità. Belec, i difensori centrali ed i mai domi Capezzi e Di Tacchio hanno svolto un lavoro incredibile, valorizzato e sublimato grazie all’episodio decisivo che ha visto protagonista l’ex difensore del Livorno.

Il tour de force prevede ancora una tappa, l’ultima, oltre la quale si imbocca la strada della felicità indescrivibile o quella della tremenda delusione che sfocerebbe in play off difficilissimi da giocare. Poco il tempo per tirare il fiato e smaltire l’acido lattico prodotto dalle masse muscolari. Un tempo che dovrà servire per ricaricare le batterie e compattare le residue energie psicofisiche da mettere al servizio del progetto vincente da trasferire in terra abruzzese.

I giovanotti granata sono ad un passo dal sogno, non vedono l’ora di condividerlo con un’intera città, che, pur festeggiando legittimamente i risultati conseguiti dalla squadra, si è imposta di restare con i piedi per terra e lasciar lavorare serenamente i calciatori. Una prova di maturità adamantina che, conoscendo il calore incontenibile dei sostenitori dell’Ippocampo, assume quasi i caratteri di una tortura fisica in quanto tende a violare i desideri e le necessità primari di un popolo che non ha mai conosciuto la continenza quando è stato chiamato a trascinare la squadra nei momenti importanti.

Tutino e compagni conoscono la trepidante attesa vissuta dai loro supporters, avvertono la responsabilità del momento e desiderano completare l’esaltante percorso con un epilogo da sogno. Nei due giorni abbondanti che precedono il match in scena all’Adriatico, nulla sarà lasciato al caso. I ragazzi granata non commetteranno l’errore di sottovalutare un avversario che era partito con ben altri propositi e che, soprattutto, annovera tra le sue fila diversi calciatori esperti e validi tecnicamente. Un’ultima pagina resta da scrivere, prima di consegnare alla storia uno dei romanzi più belli ed inattesi del calcio salernitano.

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