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La tribolata vigilia, il sogno realizzato, l’esplosione di gioia e la tragedia che spezza l’incantesimo

Ancora una volta, come è spesso accaduto in passato, il dramma ha imposto la sua presenza nella storia della Salernitana

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Quando Casasola ha gonfiato la rete della porta pescarese per la seconda volta, mentre a Monza si consolidava la supremazia del Brescia sugli uomini di Brocchi, tra il cuore e l’anima dei tifosi granata si è stabilità una connessione sotto forma di arcobaleno; una sorta di scivolo dai mille colori che ha provveduto a far piombare al suolo la rabbia impotente che aveva caratterizzato la lunga e tribolata vigilia del match.

Una sorta di gravoso macigno, composto di elementi duri quali la crescente preoccupazione e il timore di veder svanire un sogno cullato a lungo, ha smesso di soffocare quel desiderio incontenibile di veder un’avvincente avventura trasformarsi in un momento esaltante, unico e irripetibile.

Per una volta, la storia, quasi a voler premiare il grande campionato disputato da Castori ed i suoi ragazzi, ha dimenticato di chiedere un prezzo troppo salato alle coronarie dei tifosi del cavalluccio. Decidendo di regalar loro venti minuti abbondanti di una felicità che poteva essere finalmente goduta con quella serena lentezza che consente di rendere indelebili i momenti lieti.

Però in serata, quasi a voler farsi beffa del magico momento di evasione e felicità collettiva che pervadeva la città, una notizia ferale ci ha raggiunto, oscurando repentinamente la solare narrazione di un pomeriggio calcistico delicato come l’idillio festoso di un’incipiente primavera. Un giovane tifoso granata, nel pieno della sua vigorosa esistenza e dell’agognata e irrinunciabile festa promozione, ha perso la vita mentre era alla guida del suo motorino.

Abbiamo scelto di lasciare immutato il pezzo, evitando di operare una separazione degli eventi tesa a rendere meno crudo il racconto. Una decisione che ha un duplice intento: il primo, figlio di una cronologia dolorosa ed efferata, rappresenta la conferma della presenza fissa della tragedia nei momenti salienti del percorso storico della Salernitana (frana di Sarno, Siano e Bracigliano che causò la morte di 160 persone, ed il rogo del treno di ritorno da Piacenza in cui persero la vita Peppe, Ciro, Simone ed Enzo).

L’altro proposito, ancora più necessario, soprattutto alla luce delle esasperazioni che caratterizzano il mondo del calcio, è quello di fissare un monito perpetuo sulle vere priorità del nostro vissuto di uomini/bambini innamorati da sempre di un giocattolo fantastico qual è il pallone.

Un assunto di base che ci costringe a rivisitare la nostra scala di valori, imponendoci una consapevolezza che spazzi via, senza esitazione alcuna, polemiche sterili, gratuite violenze verbali e fisiche, parole proferite prive di consapevolezza, esagerazioni scenografiche poco aderenti con una vita che sa ammaliarti con le sue sorprese che somigliano a carezze inattese, ma anche piegarti con colpi bassi che ti costringono a dolorose genuflessioni, fino a condurti con il mento ad un passo dall’asfalto.

Doveva essere il meraviglioso prologo serale di una lunga festa attesa da ventitré anni. Ancora una volta, la morte ha fatto la sua sguaiata irruzione, imponendo un repentino e doloroso cambio di programma.

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