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Salernitana, Bersagliera vincente – Serie C 1965/1966

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Montesano sulla Marcellana è un ridente paesino di 5000 anime collocato nel Vallo di Diano, tra Campania e Basilicata. Un paese che, nella seconda metà del XX secolo, venne letteralmente costruito di nuovo (soprattutto nelle sue infrastrutture principali) grazie all’opera di un suo figlio che emigrò in Venezuela povero in canna per ritornare ricchissimo: Filippo Gagliardi.

Don “Felipe” fece la fortuna dei montesanesi, compresi i fratelli. Tra cui Pasquale e Michele, che, con il capitale dato loro dal fratello maggiore, divennero acclamati costruttori. E si avvicinarono anche al calcio. Nel 1960, Pasquale Gagliardi rilevò la Salernitana con il chiaro obiettivo di riportare i granata in B. Ci provò per tre stagioni, ma vuoi per sfortuna (quell’autorete di Scarnicci a Foggia che grida ancora vendetta), vuoi per eventi tragici (la morte di Giuseppe Plaitano al Vestuti contro il Potenza nel 1963), la promozione in cadetteria non avvenne.

Il non aver portato la Salernitana in Serie B costituiva quasi un affronto per un vincente come Don “Felipe”. Allora, dopo Pasquale, ci provò il terzo fratello Gagliardi: Michele. L’ingegnere, nella sua prima stagione, la 1964/1965, incappò nella maledizione del fratello maggiore. Campagna acquisti di prim’ordine, ma squadra che non decollava e a nulla valse il valzer in panchina tra Hiden e Carapellese. All’ultima giornata di quel torneo, la Salernitana vinse facile sul Cosenza per 4-0. La squadra calabrese, quarta in quel campionato, vedeva in panchina un giovane allenatore in rampa di lancio: Domenico Rosati, detto Tom.

Quell’incontro fu il preludio di una trattativa già avviata. Rosati lasciò Cosenza e sposò la causa di Michele Gagliardi, accettando la panchina della Salernitana. Una Salernitana che venne totalmente rivoluzionata. Restarono in rosa solo il capitano Scarnicci e l’attaccante Adducci e vennero acquistati calciatori giovani ma di buone qualità. Vestirono il granata, tra i tanti, Cominato preso dalla Fermana, Minto, Sestili, Dianti, Ronconi e Franco Rosati, fratello di Tom, prelevato dal Messina. Infine, la rosa venne completata da due giovanissimi attaccanti scuola Milan: Giuseppe Corbellini e Pierino Prati.

Un attaccante, quest’ultimo, del quale si diceva un gran bene. E la dimostrazione fu immediata. 19 settembre 1965, 1/a giornata di campionato, Lecce-Salernitana 0-2, doppietta di Pierino Prati. Trascinata dalle reti della futura “Peste” e di Cominato, la Salernitana si issò in vetta alla classifica e in 15 partite cadde solo una volta a Cosenza (2-0 per i silani). Il 9 gennaio 1966, però, avvenne un episodio che poteva davvero compromettere la stagione.

La Salernitana era di scena a Torre Annunziata contro il Savoia. Gli oplontini sbloccarono il risultato con Ferrari ma al 45′ Prati pareggiò i conti. Purtroppo, mentre stava buttando il pallone in rete, si scontrò con un difensore avversario e cominciò a contorcersi dal dolore. La diagnosi fu tremenda: frattura di tibia e perone.

Prati fu costretto a rimanere ai box ma il suo testimone, in termini realizzativi, venne preso da Cominato, da Minto, da Sestili. Insomma, dall’intera squadra che si strinse attorno al proprio allenatore e infilò una serie di risultati utili consecutivi interrotti solo l’1 maggio a Caserta, con i Falchetti che si imposero per 1-0 con un gol nel finale di Cavazzoni.

A Salerno non si fecero molti drammi. Prati rientrò alla penultima giornata, giusto in tempo per segnare alla penultima contro il Savoia e all’ultima con la Sambenedettese, nella sfida che sarebbe dovuta essere quella della promozione. Condizionale d’obbligo, perché l’8 maggio 1966, terzultima di campionato a L’Aquila, la partita venne sospesa dall’arbitro Canuti di Bari sul punteggio di 1-0 a favore della Salernitana (gol di Sestili) a causa di un’invasione da parte dei tifosi abruzzesi.

Ci si attendeva una sacrosanta vittoria a tavolino, invece la Disciplinare stabilì incredibilmente la ripetizione della partita. E, dopo il successo contro la Samb all’ultima, la Caf confermò il verdetto: L’Aquila-Salernitana si doveva rigiocare il 29 maggio 1966. Ai granata toccava quindi non perdere per conquistare il punto decisivo per staccare il Cosenza, evitare lo spareggio e conquistare la Serie B.

Rosati fu abile a isolare la squadra dal clima di contestazione e di protesta contro i poteri forti che si respirava in città e la Salernitana, quel 29 maggio, seguita da più di 5000 sostenitori, strappò quel pareggio e tornò, dopo 9 anni, in Serie B.

SALERNITANA 1965/1966

Portieri: Cioni, Piccoli
Difensori: Alberti, Josio, Morosi, Rosati, Scarnicci
Centrocampisti: Cignani, Cominato, Curatoli, Dianti, Minto
Attaccanti: Adducci, Corbellini, Prati, Ronconi, Sestili

Allenatore: Domenico “Tom” Rosati
Segretario: Bruno Somma
Presidente: Michele Gagliardi

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