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Il Giro Granata – 09/05/1999, a Cagliari quella troppa pressione controproducente

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La Salernitana domani sarà di scena a Cagliari in una partita da “dentro o fuori” benché siamo appena alla 14/a giornata di campionato. Uno scenario che ricorda parzialmente quello del 9 maggio 1999. Allora, però, era davvero un “dentro o fuori”.

32/a giornata di Serie A 1998/1999, la Salernitana di mister Francesco Oddo, reduce dalle due vittorie consecutive casalinghe contro Bologna e Juventus, va a far visita al Cagliari di mister Giampiero Ventura. I granata sono quartultimi in classifica con 31 punti, gli isolani li precedono con tre lunghezze di vantaggio.

La Salernitana è spinta dall’entusiasmo dei propri tifosi che hanno invaso l’isola nella speranza di ottenere il terzo successo consecutivo e al 26′ si portano in vantaggio. Di Vaio batte il portiere cagliaritano Scarpi con un tocco dall’interno dell’area su assist di Giampaolo. L’esultanza dell’ambiente granata dura però poco. Al 39′, Balli e Monaco non si intendono tra di loro su un lancio lungo. Mboma si inserisce, scarta l’estremo difensore ex Empoli e deposita in rete la palla del pareggio.

Ripresa e al 68′ il Cagliari raddoppia. Berretta infila Balli con un preciso colpo di testa su punizione di Vasari. La Salernitana reagisce e avrebbe due occasioni per pareggiare, confezionate rispettivamente da Vannucchi e Giampaolo. Il colpo di testa dell’ex Lucchese finisce fuori di un nonnulla, mentre la conclusione dell’ex Pescara viene miracolosamente deviata in calcio d’angolo da Scarpi.

E al 90′, in contropiede, il Cagliari la chiude. Muzzi è lanciato a rete verso Balli. Il portiere granata para il tiro dell’attaccante sardo ma nulla può sulla respinta di Berretta, che realizza la sua personale doppietta.

A fine partita, i sardi esultano (con Grassadonia, allora calciatore cagliaritano, scatenato e che sta ancora “pagando” gli effetti di quel momento di gioia), i campani invece escono a testa bassa. E magari riflettono. Riflettono sul fatto che sì, un punto poteva bastare e la troppa pressione nel cercare la vittoria alla fine sia stata controproducente.

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