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Cagliari – Salernitana: the Thanksgiving gate

La Salernitana strappa un punto nella serata del black Friday ma la luce ancora non si vede in fondo al tunnel

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Gli uomini della sabbia
hanno profili da assassini,
rinchiusi nei silenzi
d’una prigione senza confini

Fabrizio De André

Black Friday, i grandi sconti seguono sempre le abbuffate del Ringraziamento.
Se il tedio avesse un nome e una forma, vestirebbe il manto umido dell’Unipol Domus.

A proposito, avete ringraziato?
Vi siete scusati abbastanza?
Bene, potete procedere nella lettura.

Scontata, neanche a dirlo, la prova dei ragazzi di Colantuono: arrancata e orgogliosa fra i mal di pancia e il fuggi fuggi generale.
Scontato non è il risultato, quel che sembrava un viaggio solitario all’inferno è ora una pedalata in tandem.
Abbiamo scelto la compagna da trascinare fra gli abissi, vive di mare — come noi — non le sarà pesante.

Difficile appuntarsi la giacca se i bottoni sono saltati e il velcro è di quarta mano.
Difficile brindare a Dom Pérignon se l’oste ha sentenziato Vespertino.

Scontata, tendenzialmente soporifera: sbloccata nel finale, nei finali.
Che sono due, non uno come auspicavano i sardi.
Non è questione di palato fino la noia che travalica: siamo da lagane e ceci, non da Nouvelle Cuisine.

Un organico costruito fra i vicoletti in cartongesso di Valmontone: prezzi stracciati, mance ai soliti commessi, frotte di pagherò (manco fossimo tête-à-tête col pusher) e ingaggi — alcuni poi, inimmaginabili — da prima della Scala o da struscio in Via dei Condotti.
O dei Salvacondotti?

Questo imperdibile spettacolo, al solito, rende lode ai carnefici.

Breve inciso.

Parte della stampa cittadina, costretta -suo malgrado- a minor indulgenza nei confronti del Management (Mannaggement, aggiungendo una nasale alveolare e una affricata postalveolare sonora, sarebbe più divertente), utilizza il modello BLIM, il sistema Kiss-Kick-Kiss: qualcuno comprende di cosa stia parlando?
No? Pazienza, chi è del mestiere — non abusivamente, si intende — capirà.

Pertanto, dimenticate pure l’ultimo paragrafo.

A testa alta fra le rovine, non fa più notizia, quel manipolo di sconsiderati che segue le leggi del cuore: l’unica giurisprudenza amica in questo gran marasma di fine corso.

Scomparsi, totalmente, Generali e Direttori (parlerà, Fabiani, forte di un pareggio poco appagante, tanto cercato quanto sofferto): l’uno ad Anzio — aspettando gli Alleati che lo traggano in salvo —, l’altro chissà dove.
Dicono mandi il suo Delfino in giro per televisioni, colui che del delfino ha caratteristiche finanche fisionomiche.

Poco male, diremo.

Ché certe scottature, certe esistenze votate alla noia, erano più che preventivate.
Altri girotondi d’anime, la graticola — appena rimandata — potrebbe mietere un’altra vittima: è quasi l’ora dei ritorni inaspettati. Giusto il tempo di affrontare tre — forse quattro — delle sette sorelle.

Il 5 dicembre — tornando a noi — è dietro la porta (in fondo al tunnel, al di là del tornello), con lui il 15 e il 31.
Nulla è in procinto di muoversi, tanto vale affidarsi al Lotto e giocare il terno sulla ruota di Roma.

Se poi, fra le due occlusive dentali sorde, inserite il vocoide anteriore alto: vi risponderà un tale Claudio.
Asino in mezzo ai suoni -a suo dire- che della cessione sa meno di niente.
Sta solo per divenire Senatore della Repubblica Italiana, pare.

Motivo principale — oltre le centinaia di migliaia che già maturiamo — per espatriare: non pensate?

E a te che cercavi il motivo
d’un inganno inespresso dal volto
lei propose l’inquieto ricordo
fra i resti d’un sogno raccolto.

Fabrizio De André
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Nato nel '90. Due passioni governano i moti del cuore e, molto spesso, confluiscono l'una nell'altra: Salernitana e poesia.