Home Editoriale Il diario salvezza di Bonazzoli: «Salerno ha pianto due volte»

Il diario salvezza di Bonazzoli: «Salerno ha pianto due volte»

Il centravanti racconta l'impresa salvezza in un articolo in collaborazione con Cronache di Spogliatoio

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“Al Sud, quando arrivi, piangi due volte: quando arrivi e quando parti. Ed è proprio quello che è successo a me”, è un racconto a cuore aperto quello di Federico Bonazzoli. Una storia, anzi la storia di questi intensi mesi rivissuti nelle parole di uno dei grandi protagonisti della storica salvezza granata, questo il format di Cronache di Spogliatoio che “a quattro mani” con il numero 9 dell’ippocampo ha svelato particolari fino ad ora non conosciuti.

Febbraio e l’avvento di Nicola

Nei momenti che precedono il suo ingresso nella stanza, non sono consapevole di una cosa: quell’uomo cambierà per sempre la mia vita”

Federico Bonazzoli

Il primo “capitolo” della narrazione di Bonazzoli parte dalla settimana di Salernitana-Milan. Dopo l’esonero di mister Stefano Colantuono, infatti, il duo Iervolino-Sabatini decise di affidare la squadra all’allenatore ex Genoa e Torino che già in passato si era reso protagonista di miracoli calcistici. Il trainer piemontese, per l’ex Samp, non era propriamente una nuova conoscenza visto che già nella scorsa annata al Toro aveva allenato il centravanti lombardo. Il racconto della punta granata, così, si impreziosisce con la rivelazione delle prime parole di Nicola alla squadra: “Si mette davanti alla porta per guardarci tutti negli occhi e, con la voce ferma, pronuncia 10 parole destinate a trasformarci per sempre: «Noi ci salviamo, e ci salviamo nelle ultime 2 giornate». Quelle 10 parole ci portano in una realtà sconosciuta, dove la paura non esiste e il tasto per resettarci è a portata di mano. L’umidità dello spogliatoio non è più afa, ma profumo vincente”. Il racconto di Bonazzoli, poi, continua e “tocca” anche l’esclusione della partita contro lo Spezia comunicata dal diesse Sabatini: “Siamo io e lui, uno davanti all’altro,- spiega il centravanti- e io insisto perché voglio aiutare la squadra, accetto la decisione dato e voglio contribuire allenandomi con i miei compagni. Vedo che mi scruta, e nei suoi occhi leggo l’orgoglio per aver ricevuto la reazione sperata. Io lo so che stravede per me, e se mi chiama «Testa di cazzo» invece di «Federico», è proprio perché vuole spronarmi. Prima di congedarsi, mi ripete la stessa frase che ormai accompagna ogni nostro incontro: «Alza la testa, ti voglio vedere in faccia mentre ti alleni. Non ti devi nascondere». Dal racconto della delusione per l’esclusione, il centravanti poi passa al racconto della gioia nella sfida contro il Milan dove la sua “chilena” lasciò l’Arechi (ma anche l’Italia) a bocca spalancata e dove la Salernitana iniziò a vedere i primi bagliori di luce in fondo al tunnel: “Quello che ci ha fatto rendere è giocare sapendo di dover inseguire. Mangiare i punti agli altri, sbranare il campo, percepire il pallone leggero al tocco. Testa libera”.

Marzo e Ribery

“La vera arma letale, però, ce l’abbiamo noi. Si chiama Davide Nicola”

Federico Bonazzoli

“Devi mettere in preventivo anche i fallimenti”, inizia così il racconto del mese di marzo. Tre gare difficili contro Inter, Juve e Sassuolo che attendono l’ippocampo ultimo ma con una nuova mentalità data dal già citato Nicola che, come sottolineato dallo stesso Bonazzoli, ha avuto il merito di capire i suoi giocatori e far sentire ognuno di loro come protagonista. Il racconto del centravanti, poi, si sposta su Franck Ribery. Il capitano granata, infatti, proprio come fatto al Bayern con Alaba ed a Firenze con Vlahovic, prende sotto la sua “ala protettiva” il numero 9 con il quale chiacchiera a lungo ogni giorno. “Lui- racconta il bomber milanese- mi racconta del suo passato, io dei miei sogni. Parliamo di calcio, di vita. Mi spiega che «Vedi Fede, io ho 39 anni e vorrei fare quello che facevo a 25. Poi ascolto il fisico, penso la giocata ma lui non va di pari passo. Tecnicamente ci sono, ma qui c’è da rientrare, da seguire l’avversario. Nonostante ciò, io non mollo. Voglio giocare fin quando lo sento dentro. Ho vinto tutto, ma sono venuto a Salerno perché qui c’è il fuoco. Io voglio vivere per questo fuoco, voglio sposare la causa di altre persone che ascoltandosi, chiedono alla vita di trovare quello che cerco anche io». Mi sembra di avere davanti una persona nata e cresciuta a Salerno. Non è così, ma lui è uno che viene dal mare. E chi viene dal mare, al mare ritorna”. Tornando al calcio giocato, Bonazzoli torna a raccontare retroscena della stagione e, nello specifico, dei suoi gol come quello contro il Sassuolo. “Quando Verdi parte palla al piede- racconta l’ex Inter-, io sto fermo. Vedo Ruggeri che gli va in sovrapposizione, c’è Djurić che taglia dentro e io penso: «Sto qua in appoggio al limite dell’area, vediamo che succede». Rugge la mette nel mezzo, Djurić schiaccia e Consigli non la tiene. Credo che la palla vada pure a sbattere contro la traversa. Io faccio una cosa: ci credo. E infatti man mano che avanzo, il pallone sembra catapultarsi sui miei piedi. Ci arrivo prima di tutti e la metto dentro”.

Aprile e la rinascita del Ferraris

“Ho trovato poche volte in 25 anni di vita quello che Salerno è riuscita a trasmettermi”

Federico Bonazzoli

Quello tra Bonazzoli ed il pubblico granata è stato vero e proprio amore a prima vista. Sin dalla prima apparizione con la casacca dell’ippocampo, il numero 9 è stato eletto beniamino della torcida campana alla quale il centravanti ha riservato parole al miele: “Salerno ti protegge. I tifosi sono protettivi. Sai che ci sono 30mila persone che sono con te, comunque vada. Non è un problema. Loro ci sono. Anche in equilibrio su un seggiolino, con 30 persone che ti cadono addosso. Loro sono lì”. Il primo squillo di rinascita arriva nella sconfitta di Roma (nel corso del racconto Bonazzoli svela il simpatico stupore che ha accompagnato la reazione al gol di Radovanovic), dove i ragazzi di Nicola cadono dopo una prova sontuosa. Proprio le parole di incoraggiamento e tranquillità pronunciate dal trainer piemontese nello spogliatoio dell’Olimpico (“Non ci sono problemi, vinciamo la prossima”) furono mai più profetiche visto che a Genova i granata riescono a fare bottino pieno. “Se penso a quella trasferta- spiega Bonazzoli-, mi viene in mente il mondo che scopre Éderson. Fenomeno. Se perdiamo, siamo praticamente retrocessi. Stop, finito tutto. Quella è una finale. Quel giorno siamo tornati a Salerno con tre punti. I nostri tre punti. Gridando al mondo: «Siamo qui, non siamo morti». Arriviamo. Preoccupatevi”. A seguire, il centravanti milanese, narra la vittoria contro l’Udinese e soprattutto contro la Fiorentina (con annessa simpatica spiegazione della scarpa tolta da Nicola all’indirizzo di Ranieri), match nei quali i granata hanno continuato la loro striscia di risultati utili consecutivi e che hanno dato una spinta non indifferente per lo sprint finale.

Maggio, dal 7% al 100%

“non saprò mai se io ho dato alla Salernitana ciò che la Salernitana ha dato a me”.

Federico Bonazzoli

Maggio, cinque partite ed un sogno, può essere sintetizzato così il mese più caldo della stagione dell’ippocampo. Il racconto di Bonazzoli, dunque, fa leva proprio sullo sprint finale della rincorsa alla salvezza del cavalluccio marino con il pari di Bergamo e le due sfide contro Venezia e Cagliari che hanno portato la Salernitana a giocarsi la permanenza in massima serie negli ultimi 180′ proprio come profetizzato da Nicola. La narrazione del centravanti meneghino viene, in questo “capitolo”, impreziosita dal racconto del video che l’allenatore granata ha mostrato ai suoi uomini nello spogliatoio del Castellani, dallo stupore di Capezzi nel vedere i tanti tifosi presenti in Toscana («Fede io qui l’ho vista l’invasione di Juventus, Inter o Milan. Ma non ho mai visto niente di simile») e dalla profezia in allenamento di un rigore al 95′ battuto da Perotti. L’apice del racconto, però, arriva nella descrizione di Salernitana-Udinese. In campo le cose non vanno come auspicato con i bianconeri guidati da uno scatenato Deulofeu che dilagano ed il morale dei calciatori dell’ippocampo sotto le scarpe. Ma se Bonazzoli alla sfida tra Venezia e Cagliari proprio non voleva pensare, a due minuti dalla fine degli otto minuti di recupero concessi da Orsato proprio il Penzo è stato portatore di buone notizie. “Mancano due minuti- spiega l’attaccante-, quando dalla panchina si alza un urlo: «Raga, il Cagliari ha pareggiato, siamo salvi». Altro che 7%, altro che fallimento. Scoppio a piangere. I tifosi invadono il campo e comincia la festa. I miei genitori sono accanto a me, vengo avvolto dalla mia gente che chiede calzettoni, maglia, mutande, tutto. Un signore di cinquanta anni si ferma, mi guarda, si china e mi bacia il piede con cui ho segnato i gol che hanno contribuito a questo sogno. Ne arriva un altro e fa lo stesso. Penso che, in fondo, io non potrò mai ripagarli”. La narrazione di Bonazzoli, dopo aver svelato anche particolari della festa salvezza come lo spogliatoio pieno e zeppo di pizze da mangiare, si chiude con il mantenimento della promessa fatta a DAZN qualche mese prima. Quest’ultima prevedeva- in caso di salvezza- l’offerta di brioche con il gelato ai tifosi che, lo scorso 23 maggio, all’appuntamento dato dalla punta meneghina sono giunti in circa 3mila unità, provocando il congestionamento del traffico e costringendo l’ex Samp a dover attendere l’arrivo della sicurezza per poter distribuire mille brioche.

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