Il bilancio della Salernitana al 30 giugno 2025, recentemente pubblicato, si è chiuso con una perdita d’esercizio di oltre 31 milioni di euro. Una cifra considerevole, che evidenzia una salute precaria dei conti del club e pone legittimi interrogativi sulla loro sostenibilità. Alessandro Sansone, commercialista e tifoso granata, ci aiuta a interpretare i numeri che raccontano la situazione economico-finanziaria della società.
Dottor Sansone, 31 milioni di perdite sono davvero tanti…
«Tantissimi, ancor più perché giungono dopo 88 milioni di perdite nei tre anni precedenti. Nell’ultima stagione in Serie A, il disavanzo ammontava a 41,4 milioni. Nell’annata scorsa, in Serie B, soltanto dieci milioni in meno. Petrachi, su mandato della proprietà, ha provato a ridurre i costi, cedendo la gran parte dei calciatori con stipendi insostenibili per il campionato cadetto. Ma la discesa dei costi è più lenta della riduzione dei ricavi…»
Ricavi che, peraltro, sono “drogati” dal paracadute.
«Esatto. Si tratta di un’entrata una tantum di 25 milioni. Senza questa somma, la Salernitana avrebbe registrato ricavi per quasi 15 milioni, anziché i 40 che risultano a bilancio. Se in Serie A le televisioni garantivano oltre 32 milioni, l’importo dei diritti tv in B non arriva al milione e mezzo, e in C è ancora inferiore».
Gli stipendi, però, si sono ridotti.
«Sì, da 53 a 32,5 milioni. Considerando, però, i 21,4 milioni di ammortamenti e svalutazioni, oltre ad altri oneri, si arriva a un ammontare complessivo di 70,3 milioni di costi operativi, che per la Serie B è un importo spropositato: il peggior bilancio dell’èra Iervolino».
Ammortamenti e svalutazioni, concetti poco digeribili per chi non sa districarsi nei meandri del conto economico. Ci chiarisca, prego.
«Gli ammortamenti rappresentano la quota annuale dei costi dei cartellini, che vengono “spalmati” per tutto il periodo contrattuale dei calciatori. Sono così alti perché si tratta di acquisti finalizzati in Serie A e comprendono anche chi si era trasferito in prestito».
E le svalutazioni?
«A ciascun calciatore corrisponde un valore contabile. Se il club prevede di venderlo a un prezzo inferiore, la normativa UEFA impone di rivedere al ribasso quel valore. La Salernitana, al 30 giugno 2025, riteneva che avrebbe ceduto per pochi spiccioli i vari Daniliuc, Bradaric, Legowski, Maggiore, Tongya, Sambia, Sepe, trasferimenti che si sono poi conclusi tra luglio e agosto. Il valore a bilancio di questi calciatori è stato dunque ridotto. Questo incide sui costi e, di conseguenza, sulle perdite».
Che cosa ci può dire, invece, della situazione debitoria?
«Non è così preoccupante. La posizione finanziaria netta – un indicatore che descrive l’indebitamento di un’azienda verso il sistema bancario – è di 31,8 milioni di euro, ma nel prossimo bilancio sarà molto inferiore perché, nel frattempo, è stato estinto un debito».
Si riferisce al prestito bancario di 15 milioni di cui si è parlato negli anni scorsi?
«Sì. Nell’ottobre del 2023 la Salernitana chiese un prestito di 15 milioni a Banca Generali a un tasso d’interesse contenuto. Probabilmente la proprietà prevedeva, o meglio sperava, di chiudere il bilancio in pareggio, anche grazie al paracadute. Se questo fosse accaduto, Iervolino non avrebbe dovuto ripianare le perdite, e le ingenti uscite sarebbero state parzialmente coperte da questo finanziamento. Avendo fallito l’obiettivo di chiudere il bilancio senza perdite, la società ha ritenuto più logico ricorrere a una nuova immissione di capitale fresco, estinguendo il debito con Generali e alleggerendo, di conseguenza, la posizione finanziaria del club».
In un’intervista al canale YouTube della Salernitana, Iervolino rassicurò i tifosi: la Salernitana non ha debiti se non con me. Quindi la Salernitana è debitrice verso il suo proprietario?
«Dal bilancio non si evince. Forse il patron parlava di debiti morali, ma tutti i versamenti nella società risultano a titolo di capitale, non di finanziamento soci. Soltanto in quest’ultimo caso una società risulta debitrice verso i suoi soci, ma non è il caso della Salernitana».
Quindi Iervolino ha versato molti soldi nella Salernitana e non è detto che li recupererà.
«Certamente non li recupererà. In quattro anni la società che controlla la Salernitana, la IDI srl di Danilo Iervolino, ha versato 140 milioni di euro nelle casse del club, quasi integralmente per coprire perdite che, complessivamente, ammontano a 118 milioni».
Parliamo di cifre sconosciute ai comuni mortali, che evidenziano l’impegno economico del proprietario e, al contempo, una gestione non ottimale: tanti soldi persi per ritrovarci in Serie C.
«La gestione Iervolino è stata disastrosa. Sia economicamente, per le perdite accumulate che hanno costretto la proprietà a coprirle con soldi personali, sia tecnicamente. Una conduzione societaria scriteriata che si deve certamente all’imponderabile del calcio, visto che una doppia retrocessione era difficile da prevedere, ma anche e soprattutto a una schizofrenia gestionale che mi auguro sia terminata».
A che cosa si riferisce?
«Per esempio al player trading. Il famoso algoritmo che ha pescato Trivante Stewart in Giamaica è stato deriso, ma il ragazzo fu acquistato nel 2023 per soli 100 mila euro e fu ceduto gratuitamente in Serbia l’estate successiva. Qualche mese fa, il Radnicki lo ha venduto al Maccabi Haifa per 1,5 milioni: un considerevole aumento di valore. Stewart era certamente inadeguato per la Serie A, ma se la società avesse individuato tanti Stewart in giro per il mondo, anziché sborsare svariati milioni per cartellini e stipendi di calciatori ordinari, avrebbe ridotto le sue perdite e, quindi, anche l’esposizione del suo proprietario».
Che cosa si aspetta dal prossimo bilancio e, in generale, dal futuro?
«In Serie C i ricavi sono miseri, ma anche i costi lo sono. La società è riuscita a liberarsi di tutte le zavorre, quindi mi aspetto costi superiori ai ricavi che dovranno essere ripianati con nuove iniezioni di denaro, ma in misura notevolmente inferiore rispetto ai 140 milioni fin qui immessi, soldi che ritengo irrimediabilmente perduti. Questa stagione potrebbe essere considerata come un anno zero. La struttura dei costi è più sostenibile, anche grazie al lavoro del nuovo amministratore delegato».
Sembra indulgente verso Umberto Pagano.
«Finora, i consulenti a vario titolo della proprietà hanno generato soltanto disastri. Apprezzo, al contrario, il profilo basso e la sobrietà di Pagano, che ha avviato un meritevole lavoro di riduzione dei costi. Anche la sua risposta a mezzo stampa a Gianluca Petrachi mi sembra tecnicamente corretta. È vero che Petrachi ha ridotto gli stipendi, ma ha anche depauperato il patrimonio della società attraverso la cessione gratuita o quasi di tanti calciatori. Forse l’ex direttore sportivo non si aspettava di retrocedere in Serie C, altrimenti non si sarebbe liberato di giocatori che avrebbero fatto comodo in terza serie, penso a Jiménez Castillo. L’ansia di abbattere i costi e di operare un repulisti tecnico non è stata salutare per i conti del club».
Finalmente un po’ d’ottimismo. Si potrebbe sperare in uno Iervolino può razionale, ammesso che sia ancora interessato a mantenere la Salernitana…
«Non avrebbe molto senso vendere la società. Ricaverebbe cifre irrisorie, inferiori a quelle sostenute per l’acquisizione del club: la società controllante, IDI srl, registrerebbe una minusvalenza. Appare più logico continuare a gestire la società in Serie C: la Salernitana continuerà a registrare perdite che Iervolino dovrà ripianare, ma saranno esborsi di gran lunga inferiori rispetto a quanto speso in questi anni».







