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Qualche lampo di Achik non basta a tirar fuori la Salernitana da una profonda crisi

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DONNARUMMA 6: il Cosenza gioca con continuità e tanti uomini ai trenta metri granata, ma il portiere granata non deve mai intervenire significativamente nei primi quarantacinque minuti. Anche nel secondo tempo, dopo aver tremato sul palo colpito da Kouan, deve svolgere ordinaria amministrazione.

BERRA 5: pur giocando spesso nella metà campo granata, il Cosenza non crea soverchie difficoltà negli ultimi venti metri e i suoi compiti difensivi, essenzialmente di posizione, non sono particolarmente gravosi. Da rivedere la qualità del suo apporto, spesso poco sereno, in fase di possesso. Il pallone indirizzato verso la porta da Matino trova la sua involontaria difesa della porta cosentina.

CAPOMAGGIO 6: un po’ difensore centrale, un po’ metodista ed anche incursore. Tanta rabbia e generosità anche sulle palle inattive a favore. Sente molto la partita, palesa un certo nervosismo che in qualche occasione gli toglie un po’ di lucidità. Combatte fino alla fine e la sua sagoma è presente in quasi tutte le zone del campo, anche se si fa fatica a registrare spunti autenticamente significativi.

MATINO 6: primo tempo molto tenace sul piano del presidio dei sedici metri, bada al sodo svettando di testa e spazzando senza fronzoli il pallone. Qualche difficoltà ad inizio ripresa quando viene impegnato da Ricciardi nell’uno contro uno. Diventa un po’ nervoso e falloso, guadagnando un’ammonizione e rischiando il bis con una smanacciata sul volto di Kouan. Si riprende nel finale e termina in crescendo la gara, sfiorando anche il gol con il pallone stoppato da Berra appostato davanti la porta del Cosenza.

LONGOBARDI 5,5: D’Orazio e Ciotti, con l’ausilio di una delle due punte che tendono a decentrarsi, lo mettono un po’ in soggezione e in difficoltà, però tiene botta e in qualche occasione, seppur senza ottenere grossi risultati, prova anche a proporsi sull’out destro. In avvio di ripresa perde male un pallone in uscita che scatena la ripartenza rossoblù, prima di rimediare lui stesso in chiusura. L’avvio della seconda frazione di gioco è più propositivo, però il suo discreto dinamismo non è supportato dalla necessaria lucidità.

TASCONE 5: le sortite del Cosenza tra le linee lo rendono timoroso e timido. Gioca di posizione, raramente va in pressing per non essere risucchiato dal torello avversario, quasi mai si nota in proiezione offensiva. Abbastanza avulso dal gioco anche nei secondi quarantacinque minuti, anch’essi all’insegna di un compitino che aiuta poco la squadra.

DE BOER 5: ordinato inizialmente nella distribuzione del gioco, questa volta, nelle prime battute è anche più rapido nello smistare la sfera. Ma il trend dura poco, perché il Cosenza comincia a macinare gioco costringendolo sulla difensiva, dove non eccelle in dinamismo ed è spesso distante dalle due mezzali. Secondo tempo senza idee, impreciso e scarsamente dinamico. 68′ LIGUORI 5,5: cerca di farsi vedere tra le linee e sulle fasce per ricevere palla e cambiare il fronte del gioco, compiendo due buone giocate appena entrato in campo. Poi non viene più servito dai portatori di palla ed esce gradualmente dal match.

CARRIERO 5,5: scala sulla fascia destra sulla prima costruzione di D’Orazio, il problema è che la squadra non è coordinata nel pressing ed il Cosenza trova spesso un uomo libero tra le linee. Con un’iniziativa sul centrosinistra, nel corso della quale si libera elegantemente di un avversario, calcia dei ventidue metri ed impegna Vettorel. Da rivedere la gestione farraginosa di un paio di palloni a metà campo. Nella ripresa cala sul piano atletico, si gestisce nei panni di metodista e mai entra nel vivo del gioco.

VILLA 5,5: avvio di gara con qualche buona transizione offensiva, ma anche incertezze ed irruenze di troppo quando deve operare difensivamente. La generosità non viene mai meno per gli interi novanta minuti, la qualità di inizio stagione fatica a ritrovarla in proiezione offensiva, mentre continua a palesare disagi quando è chiamato a contrastare difensivamente i suoi dirimpettai.

ACHIK 7: parte con qualche giocata un po’ velleitaria, ma i rari spunti offensivi granata nascono tutti dalla sue iniziative. S’invola a sinistra, sterza al centro e calcia ma trova pronto Vettorel. Utili anche un paio di efficaci ripiegamenti difensivi. Geniale la verticalizzazione che consente a Ferrari di guadagnare il rigore che lo stesso centravanti non realizza. Nel secondo tempo è ancora lui a fornire un altro assist per Ferrari, che non ne approfitta. E’ sempre il suo piede a fornire sprazzi di luce pescando Ferraris a centro area, ma l’ex pescarese non trova la porta da favorevole posizione. Nel finale esagera quando cerca di indossare il ruolo di salvatore della patria, ma attorno a sé il vuoto è palese e scoraggiante.

FERRARI 4: è in difficoltà per gran parte del primo tempo contro i prestanti difensori centrali calabresi, molto bravo a dettare il passaggio in profondità ad Achik e a guadagnare il rigore che, però, calcia malissimo e sbaglia. Potrebbe fare meglio anche sull’ennesimo assist di Achik, anticipando il difensore ma non trovando la porta. 68′ FERRARIS 5,5: può e deve far meglio sull’invitante assist di Achik, ma non concretizza l’opportunità da favorevole posizione. Poi si mette testardamente in proprio e riesce a partorire solo un tiro troppo telefonato per impensierire Vettorel.

ALL. RAFFAELE 4: l’ennesima gara asfittica, a sprazzi, a cui si assist da diverse giornate. Achik prova a rianimare una squadra lunga, slegata, povera di idee, ma i fruitori dei suoi assist sbagliano sempre sotto porta. Distanze tra i reparti notevoli, la squadra corre male ed è costretta spesso a subire il torello del Cosenza nella prima frazione di gioco. Nella ripresa gli ospiti calano vistosamente sul piano atletico, ma l’assenza di idee dei granata, tolta qualche intuizione del suo numero sette, facilita il compito dei colleghi cosentini. La squadra sembra piombata in una baratro di sconforto e stanchezza mentale ed i punti smarriti per strada cominciano a diventare tanti, con Benevento e Catania sempre più lontani.

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