Domenica l’Arechi riaccende già le luci sui playoff.
Salernitana e Ravenna si ritrovano una di fronte all’altra nei quarti di finale, dentro un doppio confronto che pesa come un’intera stagione. Si parte da Salerno, ma con un dettaglio che sposta subito la prospettiva: il Ravenna è testa di serie e, in caso di parità tra andata e ritorno, saranno i romagnoli ad andare avanti. Per i granata non basterà resistere e gestire. Bisognerà incidere. Subito.
Le due squadre arrivano a questo appuntamento attraverso percorsi diversi, quasi opposti. Il Ravenna ha costruito la propria stagione con continuità, equilibrio e risultati. Senza aspettative. Neopromosso solo sulla carta, ha chiuso il girone B al terzo posto con 73 punti, frutto di 22 vittorie, 7 pareggi e 7 sconfitte, con 50 gol segnati e 30 subiti. Numeri da squadra matura. Una formazione capace di stare in alto, reggere la pressione e confermarsi anche quando l’entusiasmo iniziale ha lasciato spazio a momenti di scoramento e confusione.
La Salernitana, invece, ha vissuto una stagione più nervosa, pesante, tormentata. Ha chiuso il girone C con 69 punti, 50 gol fatti e 42 subiti: stessa produzione offensiva del Ravenna, ma con una fragilità difensiva più evidente. Per mesi i granata hanno alternato attese e delusioni, mugugni e ripartenze, fino al cambio di passo arrivato, lentamente, con Serse Cosmi. Non una trasformazione miracolosa, ma un recupero d’identità. La squadra ha ritrovato spirito, anima, compattezza e voglia di soffrire insieme. Ed è proprio da qui che è ripartita.
Anche il Ravenna, però, ha cambiato pelle in corsa. L’esonero di Marco Marchionni, tecnico della promozione e protagonista della prima parte di stagione, non è arrivato per un fallimento, ma per una flessione diventata pericolosa. Per un’ambizione crescente. La società ha scelto Andrea Mandorlini per dare una scossa psicologica e aggiungere solidità. La risposta è arrivata nei numeri e nell’atteggiamento: squadra più corta, più prudente, meno spettacolare, ma più difficile da colpire. Con lui il Ravenna ha abbassato il numero dei gol subiti e ritrovato concretezza nei momenti decisivi.
Il confronto sarà anche una sfida di identità.
La Salernitana dovrà alzare il ritmo, aggredire la partita, sfruttare la spinta dell’Arechi e togliere certezze a un avversario che può permettersi una gestione più attendista. I granata, però, non dovranno cadere nella trappola della foga. Serviranno intensità e coraggio, ma anche lucidità e fame. Tanta. Contro la Casertana si sono visti cuore e reazione, insieme però a qualche rischio di troppo e a superficialità, disattenzioni evitabili. Regalare campo o concedere palle inattive a questo Ravenna potrebbe costare caro.
I romagnoli, dal canto loro, proveranno a fare la partita che più somiglia a Mandorlini: ordinata, compatta, cinica. Non hanno bisogno di dominare per essere pericolosi. Sanno aspettare, abbassare il ritmo, sporcare la gara e colpire quando l’avversario perde equilibrio. Il nome da cerchiare è Manuel Fischnaller, uomo dei gol pesanti, già decisivo nei playoff contro il Cittadella. Accanto a lui pesano la fisicità di Tenkorang, gli strappi di Spini, l’esperienza di Okaka e una struttura difensiva che per tutto l’anno ha dato garanzie.
La Salernitana si affida alla forza del gruppo ritrovato. Cosmi ha ridato senso alla fatica, ha rimesso ordine nelle emozioni, ha trasformato la sofferenza in collante. I granata dovranno attaccare l’area con più uomini, cercare combinazioni rapide, sfruttare ampiezza e seconde palle. Non basteranno i traversoni. Non servirà la frenesia. Non basterà soltanto il cuore.
Il parallelismo tra le due compagini è abbastanza evidente: il Ravenna ha trovato stabilità dopo il cambio tecnico, la Salernitana ha ritrovato anima dopo una stagione complicata. Una arriva con il vantaggio della classifica, l’altra con il dovere di ribaltare l’inerzia. Una può gestire, l’altra deve colpire.
Domenica l’Arechi non sarà soltanto il punto di partenza. Sarà l’ennesimo campo di battaglia. Un valore aggiunto. Il dodicesimo uomo. La Salernitana ha una necessità: trasformare la spinta del suo stadio in risultato. Nei playoff il margine d’errore si assottiglia. E da questo momento non conta più solo chi ha fatto meglio finora. Conta chi saprà reggere l’urto, leggere i momenti e prendersi la partita quando peserà davvero. E quando Salerno e la Salernitana tornano a crederci, non c’è vantaggio altrui che regga.
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