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Petrachi e Salernitana: alla conquista del passato smarrito

Dopo mesi caratterizzati da risultati sconfortanti e anarchia diffusa, la Salernitana si affida all'esperienza e al rigore dell'ex direttore sportivo di Torino e Roma. Il tunnel da attraversare è ancora lungo, ma qualche spiraglio di luce finalmente s'intravede.

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Gianluca Petrachi si lega per due anni alla Salernitana e insieme ad essa proverà a riemergere dopo un periodo professionale avaro di soddisfazioni.

Particolare è la storia del cinquantacinquenne direttore sportivo salentino. Protagonista indiscusso per un decennio a Torino, sponda ‘Toro’, prima dell’inatteso oblio quadriennale, iniziato al termine dell’intensa stagione calcistica trascorsa alla Roma.

Ascesa interrotta da incomprensioni con il patron giallorosso James Pallotta, legate a difficoltà comunicative e a qualche omissione dell’italo-americano sul piano del galateo istituzionale.

Carattere forte, a tratti anche ruvido nella necessità di preservare la sua autonomia operativa, Petrachi a Salerno vestirà una duplice veste.

Egli, infatti, dovrà occuparsi del mercato in entrata e uscita, ma il suo raggio d’azione avrà un peso specifico anche nel monitoraggio costante delle dinamiche di spogliatoio.

Come lui stesso ama ripetere, si considera un dirigente consapevole dell’importanza di essere sempre sul pezzo nel corso del lavoro settimanale svolto dal gruppo. In questo senso, una delle sue peculiarità è rappresentata da un austero codice disciplinare che è solito impartire ai calciatori.

Pronto ad intervenire alle prime avvisaglie di malesseri individuali e collettivi, al fine di consentire una rotta di navigazione sicura e serena alla squadra.

La figura di collegamento tra società e calciatori che è mancata nell’ultima, tribolata annata vissuta dall’Ippocampo.

Un’aziendalista abituato a muoversi all’interno delle linee guida dettate dalla proprietà, ma allo stesso tempo rigoroso nella pretesa di curarne personalmente gli sviluppi.

Il quieto vivere, che spesso degenera in appiattimento e scadimento motivazionale, non sembra appartenere al suo modus operandi.

Meglio produrre vivaci e franchi confronti, tesi a salvaguardare il bene collettivo, piuttosto che lasciarsi lentamente corrodere da reticenze e insoddisfazioni latenti.

Lo sanno perfettamente gli addetti ai lavori che lo hanno affiancato in stagioni significative: Ventura, Cairo, Pallotta e i tanti atleti incontrati lungo il percorso.

Risultanti importanti, ma anche contraddittori aspri e finalizzati alla salvaguardia dell’obiettivo prefissato in partenza.

Il neo ds granata ha raggiunto traguardi di rilievo a Pisa, nel corso del suo primo triennio professionale (2005-2008). Un’insperata salvezza al primo anno di serie C. Promozione in B nella stagione successiva. Infine, il sogno della serie A sfumato nella semifinale play off contro il Lecce.

Tre campionati diventati un autentico trampolino di lancio per la lunga e gratificante avventura alla corte del Torino del presidente Urbano Cairo.

Anni caratterizzati da una collaborazione proficua e vincente con mister Giampiero Ventura. Promozione in serie A, qualificazione in Europa League, salvezze tranquille e campionati terminati spesso a ridosso della ‘zona Europa’.

Esperienze valorizzate dalle performance di attaccanti del calibro di Immobile, Belotti e Quagliarella. Ma anche prestigiosi successi personali, come testimonia il riconoscimento di miglior direttore sportivo del campionato assegnato dal ‘Premio Maestrelli’.

Tornei mai banali, sempre connotati da un livello rilevante di competitività, anche quelli realizzati attraverso la guida tecnica di Colantuono, Mazzarri e Mihajlovic.

Diversi gli interpreti pallonari (Bremer, Immobile, Quagliarella, Cerci, Darmian, Sirigu, Zappacosta, N’Koulou, Belotti) ‘sguinzagliati’ dall’acume calcistico di Petrachi e forieri di plusvalenze significative.

Affiancati da qualche rimpianto (Lautaro Martinez) e alcuni buchi nell’acqua (Zaza e Lyanco), fisiologici anche all’interno di carriere degne di nota.

Dopo tante amarezze, Salerno e i suoi tifosi sperano di ricominciare a respirare l’aria salubre del football sviluppato con cura certosina e unità di intenti.

La strada verso la normalità è ancora lunga da percorrere, ma il primo passo sembra discretamente incoraggiante.