Home News Una Salernitana scioccamente rinunciataria facilita il compito ad una Cavese generosa

Una Salernitana scioccamente rinunciataria facilita il compito ad una Cavese generosa

Nei rari momenti in cui è riuscita ad essere aggressiva e a ripartire - i quindici minuti finali del primo tempo - la squadra granata ha dato la sensazione di poter sempre far male agli avversari. Invece il grosso del match è stato caratterizzato da una condotta timorosa e rinunciataria, al punto da infondere coraggio ad una squadra rivale determinata e generosa, ma decisamente alla portata di Capomaggio e compagni. Il pari è frutto di un collettivo che continua a palesare un'evidente assenza di identità tecnico-tattica.

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DONNARUMMA 6: le traiettorie di Luciani sulle palle inattive gli fanno trascorrere una brutta mezzora, tra titubanze ed interventi riusciti. Reattivo è nell’impedire ad un pallone scaturito dell’ennesimo corner di entrare in porta. Le insidiose traiettorie non terminano nella ripresa, ed anche i suoi interventi riescono spesso ma sembrano sempre attraversati da un’ansia eccessiva. Sul gol allo scadere, le responsabilità, al netto dell’evidente errore arbitrale, sono di Matino che tiene in gioco Minaj e di Arena che si lascia sorprendere alle spalle.

BERRA 6: la Cavese gioca soprattutto sulla sua corsia, dove porta più uomini, lui soffre ma tiene botta. Ingenua e troppo vistosa la trattenuta di un avversario per la maglia nel finale di tempo, inevitabile il cartellino giallo. Nel secondo tempo la Salernitana subisce il ritorno rabbioso della Cavese, che attacca molto, guadagna corner e punizioni laterali, ma lui ed i suoi compagni non concedono granché. 69′ MATINO 5,5: entra per evitare un finale rischioso a Berra, spazza e lotta su tutti i palloni che transitano nella sua zona, ma non si alza sul tentativo di ripartenza di Molina e tiene in gioco Minaj che realizza il pari finale, al netto dell’errore arbitrale.

CAPOMAGGIO 6: il presidio della zona centrale è abbastanza ordinato, le incertezze della fase difensiva giungono soprattutto dai calci piazzati e dai palloni che da sinistra arrivano in area e con difficoltà vengono gestiti. Nella ripresa, la Salernitana smette di giocare, si abbassa e lascia le operazioni ai calciatori di casa che spingono tanto ma nulla di significativo creano, se non il gol nel finale sul quale non ha colpe.

ARENA 5: sul centro-sinistra la vita è meno dura nella prima mezzora di gioco. Gli avversari non vanno mai in superiorità numerica. Anche per lui qualche problema in più quando si tratta di governare i traversoni da sinistra e gli sviluppi delle palle inattive. Nella ripresa, registrata la rinuncia della squadra a lottare, indossa l’elmetto e difende i propri sedici metri con cattiveria e concentrazione. Prima di addormentarsi nel finale e lasciarsi sorprendere alle spalle da Minaj.

LONGOBARDI 6: Macchi, avvalendosi della costruzione bassa di Visconti e Loreto, poco aggrediti nella prima parte del match, lo attacca con continuità, approfittando di un atteggiamento troppo passivo della difesa granata. Dopo il gol, la Salernitana prende il controllo del gioco ed è lui a costringere sulla difensiva il suo dirimpettaio. Nella ripresa, le sofferenze arrivano da destra, mentre Macchi non rappresenta più un pericolo da contenere. Si vede poco in avanti, ma una Salernitana scarsamente carismatica abbandona in fretta l’idea di ammazzare la partita e finisce per subire il forcing rabbioso e caotico dei padroni di casa, che allo scadere trovano l’episodio che vale il pari.

GYABUAA 6: c’è da fare poca poesia nel mezzo: interdire e attivare la fisicità delle due punte granata. Ma nella prima mezz’ora non è una gara semplice, perché la squadra non è molto compatta con le sue tre linee e raramente intercetta le seconde palle. Dopo il vantaggio granata, la Salernitana sale in cattedra nell’ultimo terzo del tempo ed anche la sua personalità viene maggiormente fuori. Nel secondo tempo i granata si abbassano troppo, non ripartono quasi mai e creano autolesionisticamente le condizioni per subire la beffa. Il suo impegno è evidente, ma con due attaccanti fuori dal gioco, una linea difensiva troppo bassa e un De Boer che non è mai stato un calciatore dinamico e intenso, l’ex atalantino può ben poco al cospetto dell’impeto rivale.

DE BOER 5,5: troppo passivo nella prima parte del match, assiste un po’ blandamente alla costruzione bassa di Visconti e del braccetto sinistro che sfocia nel passaggio al troppo libero Macchi sulla fascia sinistra. Dopo il vantaggio granata, la Cavese subisce il contraccolpo psicologico, smarrisce lucidità e aggressività ed assiste passivamente al palleggio granata. Ma nella ripresa le sofferenze ripartono, le seconde palle sono tutte dei padroni di casa, lui non ha il passo e il temperamento per fungere da interditore classico. Va un po’ meglio con il passaggio della mediana a tre, ma quando le sofferenze sembrano sul punto di svanire arriva la beffa targata Minaj.

VILLA 6: ci mette la testa e impedisce al pallone calciato a volo da Orlando di creare seri problemi a Donnarumma. La Cavese attacca prevalentemente a sinistra nel primo tempo, lui cerca di preservare gli equilibri difensivi e centellinare le sue sortite in avanti. Dopo il gol granata, sembra uno dei pochi ad avvertire la confusione degli avversari e invita alla spinta i compagni al fine di chiudere il match. La Salernitana non ne approfitta e nel secondo tempo si consegna alla Cavese, ed anche lui soffre molto le sortite di Ubani, pur non mollando mai. Nel finale prova a riguadagnare i due punti smarriti calciando una punizione dai venti metri, ma il pallone non supera la barriera.

ACHIK 6.5: anche per lui il copione è pressoché lo stesso di sempre. Determinante in fase di rifinitura, suoi l’assist che vale il gol, e un paio di iniziative che non trovano dopo il cross i compagni a riempire l’area avversaria efficacemente. Ma anche alcune giocate velleitarie e qualche pallone perso che ha innescato le ripartenze dei metelliani. 81’TASCONE 5: gli errori tecnici ci stanno nel calcio, non l’assenza di ardore in una gara così intensa e importante.

LESCANO 6.5: lotta su un pallone vagante, anticipa il diretto marcatore e serve Molina il cui tiro viene intercettato di stinco da Boffelli. Subito dopo prova il gol indimenticabile con una soluzione acrobatica ma il pallone sorvola abbondantemente la traversa. E al minuto trentaquattro, approfittando della dormita della difesa locale, realizza di testa, in tuffo, il gol del vantaggio granata. Nella ripresa viene abbandonato al suo destino insieme al partner d’attacco, con una squadra che non riesce mai a proporsi. 81′ FERRARI 6: entra bene nella contesa, in un momento in cui la squadra, ritrovati gli equilibri in mediana, sembra aver superato il periodo critico. Difende bene un paio di palloni e nell’extra time guadagna una punizione importante che Villa non capitalizza.

MOLINA 6: come il compagno di reparto si fa valere sul piano fisico, lottando sui frequenti palloni sporchi, gli unici ad arrivare alle punte nella prima mezz’ora di gioco. Su uno di questi si fionda con determinazione, calcia verso la porta ma il tiro è intercettato dalla gamba di Boffelli. Nella ripresa, lui e Lescano sono dimenticati da una squadra arrendevole. Prova allora a dare una mano in fase difensiva, subendo anche fallo nel finale che l’arbitro, sbagliando, non fischia, permettendo alla Cavese di raggiungere il pari sugli sviluppi della medesima azione.

ALL. RAFFAELE 4: troppo rispetto per un avversario ampiamente alla portata dei granata. Quando la sua squadra è raramente aggressiva, ruba palla, riparte, si distende e regala la sensazione di poter sempre colpire la Cavese. Ed invece, per circa trequarti di match i suoi uomini sono rinunciatari, slegati e alimentano l’entusiasmo di un avversario generoso ma sostanzialmente modesto. Linea bassa di cinque uomini, attaccanti lasciati in campo senza mai rifornirli, seconde palle sistematicamente conquistate dai rivali che hanno gioco facile a farle loro. Centrocampo a due in evidente inferiorità numerica, Villa mai supportato con il raddoppio di marcatura sulle sortite di Ubani. Cambi tardivi e sofferenze decisamente evitabili se la sua squadra, avendo più idee e coraggio, avesse cercato con convinzione la rete del raddoppio. L’errore arbitrale nel finale non potrà mai essere un alibi rispetto ad una condotta incomprensibilmente catenacciara. Una squadra che vuole ambire alla promozione non può affidarsi esclusivamente alla scaltra fisicità dei suoi attaccanti.

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