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Progressi della fase difensiva, addio ‘4-4-2’ scolastico. Attacco, non ci siamo ancora

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Una Salernitana solidissima dal punto di vista mentale, continua nella capacità di mantenere inalterato il livello di attenzione nella sofferenza, compie significativi passi in avanti sul terreno della tenuta difensiva e aggiunge un altro prezioso tassello alla sua ottima classifica. Per quanto concerne la fase offensiva, invece, bisognerà ancora lavorare molto per ampliare il ventaglio di soluzioni che dovrebbe accompagnare una squadra impegnata a veleggiare nelle zone alte della graduatoria.

FASE DIFENSIVA:ACCANTONATO IL VULNERABILE E SCOLLATO 4-4-2, LA SALERNITANA MIGLIORA SUL PIANO DELLE GIUSTE DISTANZE TRA I REPARTI E DELL’AGGRESSIVITA’

La gara di Frosinone ha chiarito ulteriormente le idee a Castori sul nuovo corso tattico in chiave di non possesso palla.

Il ‘4-4-2’ scolastico e scarsamente aggressivo, che lasciava agli avversari ampi spazi tra le linee di difesa e centrocampo e praterie troppo invitanti da percorrere sulle corsie esterne, sembra già essere un pallido ricordo.
Quella Salernitana doveva ringraziare soprattutto le giornate di grazia di Belec e dei difensori centrali, strizzando l’occhio anche alla complicità della dea bendata.

Adesso, invece, gli uomini del tecnico marchigiano attuano una fase difensiva che chiama in causa, con precisi compiti, tutti e dieci i calciatori di movimento. All’interno di questo lavoro collettivo sono ben presenti le giuste distanze tra i reparti, il pressing finalmente coordinato, le marcature che scalano tempestivamente.

Il risultato di questo progressivo miglioramento, al netto di qualche fisiologico errore di lettura del singolo e delle giocate importanti eseguite dagli avversari, lo scorgiamo andando a registrare il numero di interventi prodigiosi compiuti da Belec. Da due partite, il portierone granata risulta pressoché inoperoso.

Nella gara di ieri, ad esempio, i due attaccanti granata, Giannetti e Djuric, hanno intralciato la costruzione di gioco del regista e del difensore centrale della squadra ciociara. Sui due centrali decentrati di Nesta, invece, erano sistematicamente pronte le mezzali granata, Kupisz e Capezzi, a sbarrare la strada. Alle loro spalle, la linea difensiva della Salernitana, rafforzata dalla presenza di Di Tacchio, accorciava prontamente ed aveva riferimenti in marcatura. Pertanto, sul centrodestra l’asse Casasola-Aya si preoccupava di non concedere troppa agibilità a Beghetto e Maiello, sull’altro fronte analogo compito toccava a Lopez e Mantovani impegnati con Zampano e Rohden. Le due punte dei padroni di casa, infine, erano marcate da Gyomber e dall’altro centrale non impegnato a seguire i movimenti della mezzala laziale che operava sul fronte opposto a quello in cui si svolgeva l’azione.

Si è sofferto e qualcosa è stato concesso – inevitabile quando affronti calciatori di questa levatura e commetti qualche ingenuità nella lettura individuale (Lopez) delle situazioni di gioco – ma il Frosinone non è mai stato continuo o straripante.

Un’organizzazione fluida, supportata da grande tensione mentale ed agonistica, quella granata. Rohden e Maiello, calciatori che fanno la differenza in B, si è visto anche ieri con la loro intelligenza tattica costantemente protesa alla ricerca di spazi in cui agire, hanno dovuto inventarsi giocate di grande qualità per provare ad avere la meglio sull’organizzato assetto difensivo granata. Però, pur incidendo a tratti, nessuno dei due è riuscito a giocare facile. Quando si abbassavano, trovavano le mezzali granata a tenerli d’occhio, se agivano tra le linee erano Aya e Mantovani ad occuparsene. Se, infine, cercavano spazi sugli esterni, su di essi si chiudeva la gabbia composta da esterno intermedio e mezzala. Rohden è stato pericoloso in tre circostanze: una volta grazie alla sua abilità calcistica (traversa), nelle altre due occasioni favorito da altrettanti errori del singolo (Lopez). Pertanto, ciò che interessa, in attesa di colmare alcune evidenti lacune sulla corsia mancina, è il nuovo modo, rispetto al recente passato (4-4-2 facilmente aggirabile), di interpretare la fase difensiva.

FASE OFFENSIVA: NESSUN MIGLIORAMENTO PARTICOLARE NELLA COSTRUZIONE DEL GIOCO.I MOVIMENTI DI GIANNETTI HANNO OFFERTO QUALCHE OPZIONE IN PIU’

Sul fronte della manovra offensiva, la Salernitana continua a stentare e ad offrire ben poco agli esteti del calcio, risultando spesso scarsamente incisiva. Lo schema dominante è sempre lo stesso: palla lunga in avanti a cercare la spizzata o la sponda di Djuric, con la squadra ad accorciare verso l’area di rigore rivale. Oppure azioni di rimessa affidate all’estro estemporaneo di calciatori tecnici come Tutino, Anderson e Cicerelli.

Nella gara di ieri, le interessanti verticalizzazioni per vie esterne di Giannetti, hanno consentito ai centrocampisti granata di accompagnare l’attaccante senese ed arrivare al tiro in due occasioni, sfruttando il parziale scompaginamento della retroguardia frusinate.

Poca roba, senza ombra di dubbio, però è piaciuto l’approccio alla gara dell’ex cagliaritano, desideroso di ritagliarsi uno spazio e di dare il suo contributo concreto alla squadra. Così come è apparso diverso, rispetto alla gara casalinga contro il Lecce, anche l’atteggiamento mentale ed agonistico di Gondo. Troppo desideroso di riscatto per essere lucido in fase di finalizzazione e di rifinitura, ma, nei minuti in cui è stato impegnato, la difesa del Frosinone ha avuto qualche problema a contenerlo.

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