Editoriale

Salernitana, questa C non è casa

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Perdoni, don Alfonso, se non posso citarla. Non è solo inadeguatezza: il sentimento è diverso. A questa Serie C — mi permetto — probabilmente non vorrebbe bene neanche Lei.

Oggi comincia il campionato e la Salernitana affronta il Siracusa. I miei ricordi vanno oltre il pareggio “telecomandato” di trent’anni fa, risalgono a quando al “Vestuti” arrivò un centravanti chiamato Labellarte. Erano gli anni dei suoi articoli, di frasi che ancora oggi si ricordano.

Sarebbe comodo rifugiarsi in una comfort zone, ma questa Serie C non ha nulla a che vedere con i tornei del passato. È lontana galassie da quella che vincemmo dieci anni fa.

Il problema è il sistema calcio italiano: un professionismo insostenibile. Gli stadi parlano chiaro: fioriere improvvisate al Nord, muri scrostati al Sud. Una stretta al cuore per chi ama davvero questo sport.

Ieri ho visto qualcosa in TV. Qualche lampo c’è stato: la marcatura di Florenzi a Cosenza, il gol di D’Agostino del Giugliano. Ma ho visto anche un Foggia irriconoscibile e tanti ragazzi volenterosi ma tecnicamente poveri. Non è spocchia, è realtà: questa non è la Serie C di una volta.

E soprattutto, non è tanto la categoria, ma come ci siamo arrivati: una doppia retrocessione con una proprietà economicamente forte resta un unicum nella storia del calcio italiano.

Le attenuanti vanno concesse, come quelle generiche di una sentenza. Ma la speranza è debole. I social parlano di “mentalizzarsi”: vorrei fosse sinonimo di reazione, temo significhi abituarsi alla mediocrità.

All’Arechi arriva una squadra incompleta, frenata da cessioni mancate e mercato condizionato. Un biennale scempio meritava segnali diversi. Forse arriveranno da qui a sette giorni, ma non oggi.

Il “meritiamo di più” lo sento mio. Non con la stanchezza che sento nei cori della Curva, ma con la convinzione che Salerno non debba fermarsi qui. Tifare Salernitana significa accettare la sofferenza, non la mediocrità.

A questa Serie C non posso voler bene. Alla Salernitana sì, e tanto. Volerle bene significa pretendere organizzazione, rispetto e capacità di fare calcio. Significa difendere una comunità che vive di Salernitana e che non accetta di restare schiacciata nella mediocrità.

E allora, inevitabilmente e speriamo per poco, abbia inizio questa Serie C.

Giovanni Perna

Nato nel 1964, professione ortopedico. Curioso ma pigro. Ama svisceratamente Salerno e la Salernitana. Come sempre accade quando un amore è passionale, è sempre piuttosto critico nei confronti di entrambe.

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