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Il Teatro e la Salernitana, le passioni di una vita: Matteo Amaturo si racconta

Intervista all'attore salernitano Matteo Amaturo. Le opinioni sulla "Bersagliera", sul delicato momento attraversato dagli artisti e... il ricordo di papà Gigi

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Matteo-Amaturo
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In un momento così difficile e infausto sotto tutti i punti vista, la categoria degli artisti è, probabilmente, una di quelle più colpite e, se vogliamo, dimenticate dalle istituzioni. Un mondo, troppo spesso, sottovalutato ed anche “bistrattato” da chi preferisce relegare qualsiasi forma di intrattenimento alla condizione di superflua, non essenziale. Di conseguenza, teatri chiusi e manifestazioni di ogni genere annullate (forse come è giusto che sia), senza che a chi di dovere, presumibilmente, importi granchè, nonostante, a farne le spese, sia principalmente la cultura. Tra i vari artisti salernitani attualmente impossibilitati a svolgere il proprio lavoro c’è anche Matteo Amaturo, noto attore, avvocato e, tra l’altro, ex estremo difensore della Salernitana. Il suo legame con la “Bersagliera” è di quelli indissolubili. Una passione che, anche grazie a papà Gigi, indimenticato ed indimenticabile giornalista sportivo salernitano, ha coltivato fin dai primi istanti di vita.

Ciao Matteo. Innanzitutto, come giudichi la Salernitana di quest’anno? La reputi attrezzata per poter raggiungere quantomeno i play-off?

«Troppo presto per dare un giudizio “attendibile”, però sicuramente si intravede più “mestiere” rispetto al passato. Per i play-off aspetterei se non altro per quei famosi, da cinque anni a questa parte, fattori imponderabili.»

Facciamo un tuffo nel passato. Senza ombra di dubbio, la tua passione per la Salernitana parte da lontano e, sicuramente, grazie al contributo di papà Gigi, pietra miliare del giornalismo sportivo salernitano…

«Lontanissimo direi. Mai più esatta la citazione “di padre in figlio”. Amo ricordare che mio padre, oltretutto, non è mai stato un mio tifoso quando ho indossato quella maglia per qualche anno. Ma tant’è…»

Tu, tra l’altro, hai lavorato come speaker dell’Arechi per diverso tempo e in più, lo scorso anno, hai presentato la festa del centenario. Che effetto ti hanno fatto, in qualità di tifoso granata, queste due esperienze?

«Essere stato la “voce” per sei anni mi ha gratificato non poco. Ho fatto anche due promozioni. Invece ho toccato il cielo con un dito quando l’anno scorso sono stato chiamato con Metis Di Meo a dare il mio apporto ai 100 anni della mia squadra del cuore davanti ad una piazza della Concordia dove c’erano, stime della questura, circa 30.000 persone…ed immaginavo “la faccia” del mio papà da lassù.»

Oltre ad essere un avvocato, come è noto, sei anche uno stimato artista. Come stai vivendo questa situazione di “serrata” generale dei teatri?

«Questa storia la sto vivendo con molta rassegnazione come tutti i miei colleghi. La speranza è quella che, al più presto, si esca fuori da questo incubo e si ritorni a lavorare per la cultura. Poi sulla “serrata generale” ne avrebbero dovuto parlare e confrontarsi con la nostra categoria, piuttosto che stabilire” a priori che i teatri potessero essere dei potenziali focolai.»

Quali sono i tuoi progetti futuri?

«Hai detto bene: progetti. Tutto ciò che era in cantiere è slittato almeno fino al 2021. L’unica cosa certa è un altro film con un regista romano (per scaramanzia non voglio aggiungere nulla) e poi due lavori teatrali in cantiere dove, facciamoci una risata, con i miei colleghi abbiamo fatto la fine dei pensionati…guardiamo i cantieri da fuori. Comunque sia, viva il teatro. Torneremo più forti di prima.»