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Ma sArÀ vero?

Il "non ci credo" è un'espressione di cui spesso si abusa nel calcio e nello sport, ma a 48 ore di distanza si fa ancora fatica a realizzare qualcosa di storico

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Alla fine, anche il sogno impossibile è diventato realtà. La Salernitana torna in Serie A per la terza volta nella sua storia, con una promozione che sembra davvero estratta dalla sceneggiatura del miglior film da Oscar.

In primis perché Castori e i suoi calciatori hanno conquistato lo storico traguardo il 10 maggio 2021, a 23 anni esatti dallo 0-0 contro il Venezia che diede agli uomini di Delio Rossi la matematica certezza della promozione in massima serie.

Una festa, quella, mitigata dall’alluvione di Sarno e Quindici, che tolse la vita a 160 persone. La stessa, tragica sorte è toccata – seppur con dinamiche differenti – anche alla celebrazione di lunedì, segnata dalla scomparsa di un tifoso granata vittima di un incidente durante i festeggiamenti. Un evento che ha rinviato il gioioso incontro squadra-tifosi previsto ieri.

Agostino

Ce ne sono anche tanti altri, però, di motivi per i quali la cavalcata di Tutino e compagni resterà impressa nella storia. Si pensi ancora al passato, e a questi 23 anni di distanza che pareggiano – in maniera più magica che scientifica – la lunga attesa per una Serie B che Di Bartolomei e compagni restituirono alla città di Salerno nel ’90.

Oppure, basti pensare a tante altre fatalità: la Salernitana ritrova la A avendo la meglio sul Monza di Adriano Galliani, nel giorno in cui il Cosenza retrocede, accompagnando in C il Pescara, allenato da Gianluca Grassadonia. Un mix di rivincite, concretizzatosi proprio in quell’Adriatico tabù per eccellenza dopo il ’91 nel segno di Marulla, il ’96 e il 2019.

Tutto così magico, tutto così incredibile. Proprio come il fatto che una squadra nettamente meno attrezzata (e per questo sfavorita) rispetto alle concorrenti riesca a spuntarla. Una squadra che ha perso quasi tutti gli scontri diretti (eccezion fatta per l’1-1 con il Lecce e il 2-0 sull’Empoli), e che nonostante ciò ha avuto la meglio.

Una squadra capace di rialzarsi nelle difficoltà, aggrappandosi al cuore, ai polmoni, alla gamba, allo spirito coriaceo del proprio allenatore, alle parate di Belec, ad un sontuoso Gyomber, ai gol di Tutino, alle prestazioni dei singoli sempre al servizio del gruppo e a molti altri meriti.

Ma non c’è solo questo. Perché il miracoloso 2-2 segnato da Casasola in quel di Pisa, la rimonta firmata Gondo contro il Venezia o il rigore trasformato da Tutino al 96′ con il Pordenone sono episodi che vanno al di ogni limite razionale o ragionamento calcistico.

E, in fondo, spingersi oltre i propri limiti è stato il vero mantra dei ragazzi di Castori. Eppure, è ancora difficile capire cosa sia avvenuto. Forse perché tutto ciò accade soltanto per la terza volta in una storia ultracentenaria. Forse perché a inizio anno nessuno – chi scrive in primis – avrebbe puntato un centesimo su un esito del genere.

SAL – 09 05 2015 Salernitana-Casertana nella Foto claudio lotito con angelo fabiani marco mezzaroma, enrico lotito e fotoTanopress

Forse perché, dopo anni in cui l’ippocampo è stato schiavo della multiproprietà, adesso la “liberazione” (da molti scritta con la L maiuscola) appare davvero a portata di mano. Forse perché tutto è avvenuto così velocemente, con un finale di stagione da brivido, scandito da quattro partite in dieci giorni.

O forse perché chi scrive – memore degli infiniti bocconi amari ingoiati negli ultimi anni – ha sposato in maniera più che rigorosa la linea di quel “zitt” che tanto ha spopolato nei giorni decisivi, laddove invece molti hanno iniziato a festeggiare prima ancora che arrivasse la A.

Saranno questi, o altri, i motivi, ma il dato certo è che si fa ancora fatica – tanta – a crederci. Nonostante i post e i complimenti social (Lega Serie A, Lega B, Inter, #MacteAnimo), le dirette dei calciatori, l’esultanza al ritmo di “l’anno prossimo gioco all’Olimpico”, i cori tra Pastena, Via Roma e Piazza Casalbore, le trombette, i clacson, o quel Vattene Amore che continua a riecheggiare nella testa.

È una sensazione strana, molto strana, ma che vorremmo non finisse mai. E adesso, dopo ansiose settimane di scaramantico uso in forma minuscola della prima lettera dell’alfabeto, e divieto assoluto di inserire i termini Salernitana e Serie A nella stessa frase, possiamo finalmente dirlo: se è un sogno, non svegliAteci.

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Amante dello sport (quasi) a 360°, ma della Salernitana 1919 volte in più.