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Salernitana – Roma: l’insostenibile leggerezza dell’essere inadeguati

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Cilicio e penitenza, una processione di 90 minuti e più. La serata dell’Arechi che si affaccia alle falde dell’Olimpo, dopo quattro lustri e spiccioli di attesa, è un tabernacolo di sofferenza e denti stretti.

Chi l’ha detto che per una serata di gala sia necessario indossare il frac? Non noi, per queste tavole il dress code è poco più che una parolaccia.

È la ballata dell’antiestetica quella che inizia fin dal tardo pomeriggio, ore di fila e organizzazione di filtraggio da mercato nero.
Basta, tuttavia, una sorsata d’erba e riflettori, un muro granata che torna tale – pur mutilato della sua componente più solida e affamata – per disperdere il malumore.

Detenere il pallino del gioco non è cosa che ci riguarda, al fine ci siamo abituati.
Legna, tanta legna e ripartenze abortite sul nascere: questo è l’antidoto per colmare l’incommensurabile divario tecnico.

Gli eroi sono tutti giovani e belli, disse il poeta di Pavana. Beh, giovani forse. Belli molto meno, stravolti sicuramente.

Si sta come soldati, in attesa del fuoco nemico. Rintanati nella trincea in balia di un britannico, un armeno, un francese, un iberico, un italiano e un comandante lusitano che dà fiato alle trombe dalle retrovie.

Reggere l’onda d’urto per 45 minuti è fattibile, per 90 no. Ecco che, alla prima disattenzione Pellegrini capitalizza. Alla seconda ci pensa Veretout ed in meno di tre minuti la Salernitana passa dal campo base agli abissi. Utili solo per statistica, fantacalcio e morale di Mourinho: sono la perla di Abraham e la chiosa di Pellegrini. La ghigliottina cala e la notte si defila.

Il coraggio non si discute, è la tecnica che latita. Porre rimedio alla penuria qualitativa in appena due giorni è impresa impossibile. Soprattutto quando non si dispone delle giuste competenze e ci si affida, come sempre, ai carnet pre-compilati dagli amici degli amici.

Macte animo, Salernitana.
Ce ne vorrà parecchio.

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Nato nel '90. Due passioni governano i moti del cuore e, molto spesso, confluiscono l'una nell'altra: Salernitana e poesia.