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Franck Ribery saluta con un ultimo gol: nel giorno del suo addio realizza il sogno di tre bambini

Nel giorno in cui ha annunciato l'addio al calcio giocato il fuoriclasse francese ha regalato una grande gioia a tre bambini che si erano rivolti allo Sportello dei Sogni

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Realizzare il sogno di tre bambini insieme ai suoi (ex) compagni di squadra: Franck Ribery non smetterà mai di essere FR7, quel calciatore funambolico e meraviglioso che ha deliziato il mondo con i suoi assist ed i suoi gol e che è stato amato dai tifosi e da tutti quelli che ha incrociato sui campi di calcio in vent’anni di carriera.

Tre bambini, impegnati in tre partite diverse e tutte da vincere fuori dal campo, uniti dall’amore per il pallone e dall’affetto verso il fuoriclasse francese e gli altri calciatori della Salernitana, avevano manifestato allo Sportello dei Sogni Odv il desiderio di conoscerli di persona. E questa mattina, al termine dell’allenamento, il loro sogno è diventato realtà.

Con gli altri calciatori della Salernitana e con mister Nicola, Franck Ribery li ha accolti con grande amore. Se glielo chiedessimo, con la sua aria da uomo vero che non si è mai preso troppo sul serio solo perché capace di sottomettere ai suoi desideri un pallone ci direbbe. “Il regalo lo hanno fatto loro a me”.

Nel giorno del suo addio ufficiale al calcio giocato (https://www.ussalernitana1919.it/risoluzione-contrattuale-per-franck-ribery/), l’asso francese, che domani saluterà i tifosi granata all’Arechi e che ha già cominciato la sua nuova vita di futuro allenatore collaborando con Davide Nicola ed il suo staff, ha ancora una volta lasciato il segno.

Thomas, Mario e Lorenzo domani saranno all’Arechi come ospiti d’onore della Salernitana in occasione della gara con lo Spezia. Questa mattina, hanno toccato il cielo con un dito.

Naturale, vero, in una parola semplicemente umano: pregi e difetti, punti di forza e debolezze di un ragazzo che è diventato grande in fretta sono quello che ha esposto e mai nascosto al grande pubblico. Sono la forza di Ribery, il segreto della sua carriera vissuta sempre al top per venti anni.

“Appena esci, devi promettermi che verrai a trovarmi”. Con questo messaggio Franck Ribery aveva spronato il piccolo Thomas, suo grande fan, in un momento difficile della sua lotta contro la malattia. Oggi Thomas ha mantenuto la promessa e, alla vista del suo idolo, non ha trattenuto le lacrime.

Nessuno ha potuto. Franck, allora, s’è inventato un’altra giocata da fuoriclasse. Ha preso Thomas per mano e lo ha guidato in un viaggio che tutti i bambini vorrebbero fare, tra campi di allenamento, palloni ed attrezzi del mestiere.

Ed infine, il colpo ad effetto: dopo la maglia, ecco un altro regalo. Gli scarpini. I suoi. Quelli con cui ha percorso gli ultimi metri di una strepitosa carriera.

Rimpianti per il Pallone d’Oro mai vinto? Non scherziamo. Ad uno che ha un cuore così grande cosa può interessare di un arido soprammobile che sazia al massimo per qualche ora egoismo e vanità di chi alimenta il culto di sé.

Oggi, allora, è come se quel Ballon d’Or, per dirla nella sua lingua, gli fosse stato recapitato al campo d’allenamento nelle sembianze dei bellissimi sorrisi di Thomas, Mario e Lorenzo. Le lacrime, gli abbracci, i sorrisi: le mille emozioni di oggi riempiranno di gioia nei suoi ricordi anche un giorno che, in fondo, sarebbe potuto essere velato di tristezza per l’addio al calcio giocato. Invece, non è stato così.

Perché i fuoriclasse hanno la dote innata di stupire e di sorprendere, di incantare e far felice il loro pubblico. Un amore ricambiato, non solo a parole, quello di tre bambini per i loro idoli. Ribery, Bonazzoli, Nicola e gli altri hanno dato e ricevuto amore e gioia e domani all’Arechi sarà un altro momento indimenticabile.

Una mattinata speciale, splendida, in cui tutti si sono sentiti parte di un evento da tenere per sempre gelosamente custodito nei propri cuori. E la voglia di vincere tutti insieme quelle partite che contano davvero. Più di una finale del Mondiale.

Ed anche monsieur Ribery, o mister come magari dovremo imparare a chiamarlo d’ora in poi, avrà sicuramente provato una grande emozione ed avrà avuto la conferma che ciò che ha fatto, in campo e fuori, tutti i sacrifici e le sofferenze che la vita gli ha richiesto, sono stati utili e necessari per poter essere in grado di dare gioia e speranza a tre bambini per cui tutti facciamo il tifo.

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Classe '76, non sempre è nervoso.