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Gyomber meteora, i colpi di Sabatini e il grande assente Fazio: gli ex di Salernitana – Roma

Un anno (e sei presenze) in giallorosso per lo slovacco, esperienza molto importante quella dell'argentino. Il dg granata portò nella capitale entrambi i difensori e tantissimi calciatori di livello assoluto

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Conferenza stampa Walter Sabatini 1
Conferenza stampa Walter Sabatini 1
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Salernitana – Roma sarà sfida da ex per Norbert Gyomber, che vanta una stagione in carriera con la maglia giallorossa. Il difensore slovacco firmò col club all’epoca di proprietà di James Pallotta nell’agosto del 2015, dopo il primo biennio italiano giocato con il Catania.

Gyomber, sei presenze in giallorosso

Tesserato in prestito con diritto di riscatto, Gyomber riassaporò la Serie A, in cui aveva già giocato con la maglia dei siciliani prima di retrocedere in B. Il centrale di Revuca giocò 5 partite con Rudi Garcia in panchina, poi l’esonero del francese comportò il ritorno di Luciano Spalletti sulla panchina della Roma.

Con il tecnico di Certaldo Gyomber disputò una sola gara, chiudendo con 6 gettoni (tutti da subentrato) la sua esperienza capitolina. A fine stagione lo slovacco fu riscattato (per un milione e mezzo di euro), e firmò fino al 2019. Seguirono due anni in prestito (tra Pescara, Terek Groznyj e Bari), prima del passaggio a titolo definitivo al Perugia, nell’estate 2018.

Impatto da Comandante

Ben più intensa, invece, è stata l’esperienza romanista di Federico Fazio, che domani sera non sarà della partita causa infortunio. Il centrale argentino si unì al club giallorosso nell’agosto 2016, arrivando dal Tottenham per una cifra complessiva di circa 4 milioni e mezzo.

La prima stagione del Comandante fu da assoluto protagonista, e il difensore fu titolarissimo con Spalletti. La Roma chiuse seconda dietro la Juventus, riguadagnando la Champions League sfumata ad inizio stagione con il playoff perso contro il Porto.

Rinnovato il contratto fino al 2020, Fazio si confermò uomo chiave anche con Di Francesco nel 2017-18, disputando la sua miglior stagione giallorossa. Annata in cui Dzeko e soci affiancarono al terzo posto in A l’indimenticabile cavalcata in Champions, conclusasi sul più bello (dopo la storica remuntada sul Barcellona) con l’eliminazione in semifinale contro il Liverpool.

L’argentino rimase una colonna anche l’anno seguente, segnato nella parte finale dall’arrivo di Claudio Ranieri in luogo dell’esonerato Di Francesco. Stagione 2018-19 in cui la Roma uscì agli ottavi di Champions contro il “solito” Porto, prima di chiudere sesta in campionato.

La parabola discendente di Fazio

Per ripartire fu scelto Paulo Fonseca, il cui avvento rappresentò il punto di non ritorno dell’esperienza giallorossa di Fazio. Tra il tecnico portoghese e il centrale di Buenos Aires non scoccò mai la scintilla, e gli arrivi  di Smalling Mancini fecero il resto: l’ex Siviglia divenne ben presto una riserva.

Nonostante ciò, Fazio – dopo un altro rinnovo – riuscì comunque a giocare 23 gare durante la prima stagione dell’ex tecnico dello Shakhtar. Oro colato rispetto al 2020-21, in cui il difensore mise insieme appena 6 apparizioni in Serie A e 7 nell’Europa League in cui i giallorossi raggiunsero la semifinale, poi persa contro il Manchester United.

Peggio ancora andò con Mourinho, che parcheggiò Fazio tra gli esuberi. Con lo Special One il difensore non vide mai il campo, finendo per allenarsi in disparte da separato in casa. Situazione che si protrasse fino a gennaio 2022, momento della rescissione con la Roma e della firma con la Salernitana.

Così facendo, Fazio lasciò la capitale dopo cinque anni e mezzo. 169 presenze e 14 gol i numeri di un ciclo che, come ogni parabola discendente, partì (e si mantenne fino a un certo punto) su altissimi livelli per poi chiudersi in modo tutt’altro che idilliaco.

Sabatini: scoperte da dirigente e un anno da calciatore

Gli approdi di Gyomber Fazio a Roma (e nel caso dell’argentino anche quello a Salerno) avvennero per volontà di Walter Sabatini, che ha un lungo passato da dirigente giallorosso. L’attuale dg granata si unì al club capitolino nel mese di maggio 2011, prima come consulente di mercato e poi con le mansioni di direttore sportivo.

Dopo l’esperienza con il Palermo, la parentesi romanista di Sabatini fu scandita dalle solite grandi intuizioni: in cinque anni e mezzo, il dirigente umbro portò a Roma – tra gli altri – calciatori del calibro di LamelaPjanicMarquinhosBenatiaMaiconStrootmanGervinhoNainggolanManolasParedesSzczesnyDigneEmersonRudigerDzekoSalahPerottiEl Shaarawy e Alisson.

Il tutto non senza meteore, scommesse perse e talenti rimasti inespressi: da Salih Ucan a Bruno Peres, passando per Bojan KrkicIturbeRadonjicIbarboPonce e tanti altri. A Trigoria Sabatini fece arrivare anche Morgan De Sanctis, allora suo calciatore e oggi suo predecessore nella dirigenza della Salernitana.

Il classe ’55 chiuse la sua avventura romanista nell’ottobre del 2016, quando fu sostituito da Frederic Massara. Parentesi dirigenziale che, in realtà, è preceduta da un’esperienza da calciatore: Sabatini indossò la maglia della Roma nel 1976-77, trasferendosi in giallorosso dal Varese. L’ex centrocampista giocò 10 partite, per poi tornare al Perugia, club in cui è cresciuto.