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MULTIPROPRIETA’: LA PROTESTA DILAGA ED ARRIVA IN LEGA

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Dove sono gli ultrà? E’ il grido di battaglia che, di solito, una curva dedica alla tifoseria avversaria quando questa è assente o in rappresentanza ridotta. Con gli striscioni che i tifosi granata stanno esponendo in tutta Italia sembra di ascoltare in sottofondo un altro grido: dove sono i patron e dove è la dirigenza della Salernitana? La risposta è sotto gli occhi di tutti: assenti più che mai ingiustificati, nascosti dietro il dito, metaforicamente parlando, ossia dietro la giustificazione ufficiale che sono impegnati in altre sedi. Peccato, però, che non siano bastati trentotto giorni, quanti ne sono trascorsi dalla fine dello scorso campionato ad oggi, per trovare il tempo ed il coraggio di metterci pubblicamente la faccia, di assumersi le colpe e le responsabilità per il fallimento societario e dirigenziale, prima ancora che tecnico, con cui si è chiusa la stagione scorsa e per spiegare in che modo si intendesse porvi rimedio nel futuro prossimo. Peccato che siano passati quasi quaranta giorni senza che nessuno abbia trovato il tempo per dare alla tifoseria ed a tutta la città contezza dei programmi e degli obiettivi, previa la presentazione accorata di pubbliche scuse per tutte le offese perpetrate anche in passato alla storia ed alla maglia ed anche alla intelligenza delle persone oltre che al loro amore per la Salernitana. In tutto questo tempo non si è riusciti ad organizzare la conferenza stampa di presentazione del nuovo allenatore, e, di certo, la scusa del contratto ancora in essere col Trapani non ha mai retto né convinto e, comunque, ora siamo al sette settembre e Castori ha tranquillamente allenato la squadra in ritiro andando in panchina nelle varie amichevoli, comprese quelle disputate ad agosto. E’ mancata la voglia di spiegare, il coraggio di esporsi alle critiche ed alle domande, ha trionfato ancora una volta la strategia di sempre rappresentata da silenzi ed attese per poi sperare che qualcosa, un acquisto di un certo nome o una vittoria di una certa portata, spegnesse i malumori anche grazie al contributo di tromboni stonati e megafoni sfiatati, che ancora gracchiano e sputano offese e sentenze. L’unica e inconfutabile verità è quella incisa a caratteri cubitali sugli striscioni esposti dai tifosi, ultimo in ordine di tempo quello che da ieri sera campeggia dinanzi alla sede della Lega di A e B, a Milano, laddove Claudio Lotito ha tessuto negli anni una rete sempre più fitta e solida di rapporti e di potere dalla quale si sente protetto, intoccabile, al di sopra della legge. Il patron, però, sbaglia proprio su questo punto perchè la legge a cui dovrebbe rispondere non è tanto quella scritta nei codici e nei regolamenti del calcio ma quella non scritta che governa il cuore dei tifosi e che dovrebbe ispirare tutti coloro che fanno sport. Ed è una legge morale che dovrebbe riportare tutto entro i binari di una sportività più vera e genuina, in base alla quale i travasi di calciatori e di capitali da un club all’altro, accomunati dalla stessa proprietà, ledono nel profondo il senso e lo spirito dello sport ed offendono l’animo del tifoso che non vuole per forza vincere, ma che ha il sacrosanto diritto di sognare. Coverciano come Milano come Bologna e Roma come Sarnano e come Salerno: non c’è indifferenza ma il desiderio di cambiare nel tifo granata, consapevole del fatto che la Salernitana ha una proprietà che ha riportato la squadra in B in pochi anni, ma che si è poi fermata, consegnandosi ad un limbo infinito, un galleggiamento che non giova alla squadra, perchè non si sono mai gettate le basi per un futuro migliore, ma solo a chi ha scopi di altra natura. Un galleggiamento sapientemente garantito dal modo di operare del diesse Angelo Fabiani, da settimane scomparso dalla scena, impegnato com’è a collezionare rifiuti in serie da parte di calciatori appena appena di qualità superiore alla media. Rifiuti che non sono rivolti certo alla piazza, ma alla società perchè i calciatori non vogliono solo guadagnare tanto ma anche avere stimoli, rappresentati da traguardi sportivi da raggiungere. E quando e come la Salernitana abbia realmente partecipato con l’intenzione dichiarata di vincere il campionato è una circostanza che ai più è sfuggita. Ci penseranno i Mastrota di turno, e chiediamo scusa del paragone al re delle televendite, gli imbonitori che vendono qualcosa che non c’è, ad arrampicarsi sugli specchi per dire che no, non è vero, questa società ha sempre voluto vincere come se ingaggiare, con tutto il rispetto, Aya a gennaio e non un centrale di serie A e non prendere, all’epoca sì, Tutino e lasciare Ventura senza attacco data la latitanza di Jallow e Giannetti, non a caso messi in lista di sbarco, fossero state mosse da leggere nell’ottica di una precisa volontà di vincere. Le favole, anzi le fandonie, che da troppo tempo si raccontano hanno fatto il loro tempo. Lotito e Mezzaroma sono padroni di restare come di andare, ma non possono ignorare il distacco ed il malcontento della tifoseria. La protesta ha ormai varcato i confini cittadini. La questione multiproprietà è una priorità, deve essere tale, nell’agenda della governance pallonara. Altrimenti, sarà lecito pensare che a tutti questi signori che decidono dei destini del calcio in Italia non importi nulla dello sport ma interessi solo il potere.