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Футбольний Клуб Шахтар

In questo momento, è come se la Salernitana giocasse a Padova.

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Per chi non avesse tanto genio di imparare il cirillico, è il nome dello Futbol’nyj Klub Šachtar Donec’k.

Più facile ancora? Shakhtar Donetsk, così lo conoscono tutti.

Che c’azzecca con il pensiero della notte di #SALRGI?

Io provo a scriverlo, poi vedete voi.

Dove gioca questa squadra, o meglio dovrebbe giocare, nel bacino del Donbass, è in corso una guerra.

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E quindi lo Shakhtar si allena lontano dalla sua gente, gioca a 700 km. da casa.

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Facile comprendere che identità, passione, partecipazione vanno a farsi benedire.

Ora, la guerra è cosa triste e drammatica.

La guerra non c’entra con noi. A Salerno si contesta soltanto e la cosa non è neppure sicura se i media nazionali non se ne curano, se anche localmente – fino a poco tempo fa – i riferimenti erano solo selettivi.

Eppure, di questa squadra che ha impattato oggi con la Reggina riconosciamo solo il NOME.

Il resto è cirillico.

Nei calciatori che non conosciamo, – parlo per me, almeno, quando ho visto Kupisz mi sono chiesto chi era, quando ho visto Belec mi pareva di vedere una vecchia partita del Benevento – in magliette che non abbiamo visto, in numeri di maglia confusamente e frettolosamente attribuiti.

Tutti particolari che, insieme a tanti altri, sono fondamenti sacri della religione di un tifoso.

E che il lavoro certosino degli ultimi cinque anni ha attenuato, trasformando un urlo in flebile lamento.

Eppure scrivo di Salernitana, eppure soffro. Perché insieme a tanti – vorrei dire tutti se non fosse per residue scorie delle quali presto dimenticheremo anche l’esistenza – il NOME lo riconosco.

Ed è un nome che richiede libertà.

Anche se, in questo momento, è come se la Salernitana giocasse a Padova.

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Nato nel 1964, professione ortopedico. Curioso ma pigro. Ama svisceratamente Salerno e la Salernitana. Come sempre accade quando un amore è passionale, è sempre piuttosto critico nei confronti di entrambe.