Home Editoriale Cellino e Lotito, così uguali così diversi…

Cellino e Lotito, così uguali così diversi…

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Qui Brescia. Qualcuno potrebbe chiedersi cosa c’entri il Brescia in un sito che parla prevalentemente di Salernitana. A parte il gemellaggio tra le due tifoserie il filo conduttore tra le due società è rappresentato dalla personalità spiccata dei due presidenti, Cellino e Lotito (che per semplificazione chiameremo presidente e non patron).

Il massimo dirigente dei biancoblu si appresta ad esonerare, dopo soltanto due partite, il tecnico Del Neri per richiamare uno dei suoi fedelissimi, Lopez. La sconfitta con il Cittadella ha lasciato il segno ed il destino sembra ormai segnato.

Cellino non è nuovo a questi colpi di scena. Nell’anno della promozione in A si affidò a David Suazo, salvo poi esonerarlo dopo tre giornate (due punti in tre partite). Mai scelta fu più azzeccata perché l’ingaggio di Corini fu l’inizio di una cavalcata vincente verso la massima serie.

Per Lopez sarebbe un ritorno in Lombardia. Subentrato a Corini nello scorso campionato, il tecnico non ha potuto evitare la retrocessione in cadetteria.

Insomma, Cellino non sarà certo un presidente che infiamma le piazze ma ha saputo, con fatti concreti, dimostrare di voler primeggiare anche quest’anno. Lo stesso presidente di origine sarda ha da tempo preso in gestione lo stadio “Rigamonti” per rimetterlo a nuovo.

Due personalità forti, Lotito e Cellino ma diversi nel modo di intendere il calcio. Dopo il bellissimo campionato disputato dalla Lazio anche a Roma tira aria di contestazione per il mercato non all’altezza di una squadra da Champions.

A Salerno, si sa, ormai la contestazione è all’ordine del giorno. Cinque anni di mediocre serie B hanno lasciato il segno così pure le scelte relative agli allenatori, basti dire che nell’anno della promozione del Brescia sulla panchina si avvicendarono Suazo e Corini mentre su quella granata Colantuono, Gregucci e Menichini. Risultato: Brescia in A e Salernitana ai play out e virtualmente retrocessa.

 La scorsa stagione in A Cellino ha tentato di infiammare la piazza ingaggiando Balotelli e tenendo Tonali. L’arrivo dell’ex Manchester City si è quasi subito rivelato un flop ma, va detto, che la squadra si è subito dimostrata scarsa rispetto al torneo. A farne le spese Corini che ha avuto l’unica colpa di ritornare alla base.

Lotito invece ingaggiò Ventura. Grande colpo si disse. Tutto vero se non fosse che  all’ex tecnico della Nazionale fu consegnata una squadra con tanti portatori di acqua e pochi calciatori con la C maiuscola (Lombardi, Akpa, Djuric, Jaroszyński e pochi altri). Ah si, c’era anche Cerci (anche lui con trascorsi a Brescia) ma ve ne siete accorti?

Non una squadra per ambire a qualcosa di importante se non vivacchiare in serie B in una posizione che in molti chiamano di “galleggiamento”. Fatto sta che la Salernitana non è riuscita a raggiungere nemmeno i play off in un campionato dai valori generali risibili.

E di chi è stata la colpa di tutto ciò per il nostro patron? Di Ventura naturalmente, reo di non aver messo in campo una formazione adeguata (il video della famosa telefonata è facilmente reperibile).

Tutto ciò per dire che si può essere anche un presidente vulcanico, con forte personalità e con modi, come direbbe Totò, “interurbani” ma il fine di tutto restano i risultati. Cellino dal 2017 (anno in cui ha rilevato il Brescia) ad oggi ha già vinto un torneo di B, creato un centro sportivo (in un anno e non in nove) e messo a posto lo stadio e ha già dichiarato di voler raggiungere la A nonostante qualche fibrillazione: <<Cedo il Brescia gratis>>.

Alla luce del mercato estivo si può dire lo stesso di Lotito? Oltre ad aver preso un tecnico poco gradito alla piazza ha condotto un mercato di prestiti, ritorni e poco altro. Lo stesso da cinque anni a questa parte. Basterà questo per un campionato di vertice? Forse no ma speriamo di sbagliare.