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Molti di noi hanno lavorato per 12 dollari all’ora, molti di noi non avevano un soldo e sono stati costretti a dividere una stanza con fratelli e sorelle dormendo per terra, nella speranza che i soldi che entravano in casa bastassero per il cibo e per i vestiti, ma sapendo che a volte non sarebbe stato così. Ed è per questo che abbiamo lavorato così tanto. E per questo che abbiamo sacrificato i nostri corpi, corso per mille palestre fino a farci esplodere le ginocchia e i legamenti.
IL BASKET SPESSO È PER PERSONE CHE NON HANNO ALTRA SCELTA.

Andre Iguodala

Ho sempre invidiato e ammirato il senso del dovere di molti giocatori di basket. MJ, Kobe, Iverson sono persone che univano un talento innato a un senso dello spingere sé stesso e gli altri oltre i limiti,

Certo ci sono i soldi e anche tanti ma ci sono sveglie alle sei del mattino a 12 anni per una sessione di tiro, ore e ore passate in palestra a fare pesi e chilometri fatti in giro a cercare di convincere gli scout dei college prima e del Nba dopo a dimostrare che fai al caso loro.

E poi mica ti puoi fermare lì devi dimostrare ai giornalisti ai tifosi agli allenatori che puoi starci tranquillamente in quel mondo e che meriti tutti i soldi che ti danno.

Certo lavorare in una fornace della ThyssenKrupp è un’altra cosa. Ma molti loro lo sanno e quello status di privilegiati non vogliono perderlo.

E allora giù altre ore di palestra pesi trasferte etc.

Andre Iguodala è quello che si dice in gergo sportivo un giocatore sparmmpiett. Uno che viene da un posto che si chiama Springfield. Che è ricordato per tre cose. Dove è nato Lincoln perché il suo nome ha ispirato la città dove vivono i Simpson e perché fu teatro di uno dei peggiori massacri creati dal KKK contro i neri. Andre nasce da una madre single che lo educa in maniera energica. Viene obbligato a leggere il giornale tutti i giorni per farsi un’idea sulle cose, a rispettare le istituzioni come la polizia ma soprattutto a non farsi schiacciare. Ad avere rispetto di sé stesso.

Oltre ai buoni voti Drè ha anche un altro talento. Quello del basket. Diventa così un fenomeno e diventa un obiettivo dei college.

E lì va in Arizona. Qui forse c’è il momento più importante della sua vita. Quando si accorge che la ruota su cui gira è piena di milionari che guadagnano soprattutto sulle sue ore passate in palestra, decide una cosa che cambierà la sua carriera.

Al secondo anno di college si rende eleggibile per la NBA. E così passa ai pro. 8 stagioni a Filadelfia, una a Denver dove sostiene che se non avessero perso Gallinari per infortunio forse avrebbero vinto il titolo.

L’ossessione di vincere lo porterà alla Bay Arena con i Golden State Warriors ed entrerà a fare parte di quel circo che ha cambiato il modo di giocare a basket nella seconda metà degli anni 2000.

Una macchina perfetta comandata da un irlandese che spesso e volentieri nello spogliatoio si è preso a male parole e a cazzotti con uno che si chiama Michael e di cognome Jordan. Ecco, questo irlandese qui disse solo una parola quando gli comunicò che non sarebbe partito titolare: Goditi il momento.

Certo Andre non la prese benissimo. Poi man mano si è convinto tanto da essere il primo giocatore della NBA ad essere MVP di una finale partendo dalla panchina.

Perché è uno sparmmpiett, perché uno non sarebbe mai sopravvisuto ad una cosa del genere

E poi rimbalzo controllato da Iguodala, che prende velocità, schiaccia per terra, Curry per lui… ARRIVA! INCREDIBILE! Arriva, incredibile, si oscura la vallata! Cosa ha fatto LeBron James potrebbe avere messo la firma sul capolavoro; È LA GIOCONDA, NON È UNA STOPPATA quella che ha fatto LeBron James!“

Telecronaca di Flavio Tranquillo

No, uno normale non sarebbe sopravvissuto a questo.

Ma l’anno dopo era lui che diceva ai suoi compagni 10 sec prima della sirena: GODETEVI IL MOMENTO.

Erano di nuovo campioni del mondo.

Dimenticavo: Iguodala durante lo sciopero della NBA andò a fare uno stage alla Merrill Lynch, ora la sua società di investimenti è tra le più rispettate in America, finanzia le startup, visto che aveva altro tempo ha vinto un mondiale e una medaglia d’oro con il Dream Team.

Sapete perché ho comprato e letto questa bio? Su suggerimento di un altro Afroamericano che sosteneva che era una delle migliori letture dell’anno. Per un periodo ha fatto un altro mestiere oltre ad essere un fan del basket.

Lui si chiama Barack.

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