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Scarpe, coccodrilli e il diritto alla sofferenza

Passione, gesti simbolici e la lotta per la salvezza

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scarpa e coccodrillo 1
scarpa e coccodrillo 1
Tempo di lettura: 2 minuti

You can’t start a fire
You can’t start a fire without a spark
This gun’s for hire
Even if we’re just dancin’ in the dark

Bruce Springsteen – Dancin’in the dark

Prima di tutto la vittoria, un piacere perduto dal gusto antico. Poi, naturalmente le giocate. E solo l’incredibile marcatura di Ruslan Malinovskyi al 38’ di Frosinone-Genoa ha oscurato, nell’ultimo turno, la prodezza di Candreva, comunque virale sui social per la traiettoria del pallone, per il labiale con Kastanos. E ancora, i segnali che arrivano dall’atteggiamento dei protagonisti in campo, mani che si cercano, braccia che si abbracciano.

Non si può appiccare un incendio senza una scintilla, e le imprese – nella migliore delle ipotesi questa squadra sarà chiamata a compierne una – hanno bisogno di epica che sappia raccontarla. E anche l’epica, niente affatto minore, che riguarda una squadra di calcio ha bisogno di momenti che si stampano nell’immaginario collettivo e contribuiscono a scrivere la storia di un campionato.

Nelle ultime, non banali, stagioni, di immagini ce ne sono state tante. Ma, a rivedere Salernitana-Lazio, il parallelo nasce spontaneo.

Minuto 86’, un Pippo Inzaghi fuori dalla grazia di dio si dimena nell’area tecnica per un calcio di punizione. Impossibile farsi sentire dai suoi, ma vuole intimare a Giulio Maggiore di stendersi in barriera a fare il “coccodrillo”. Ha un solo modo per farlo, si stende a mimare il gesto.

24 aprile 2022. La Salernitana vince contro la Fiorentina una partita che peserà come piombo nella rocambolesca salvezza. In piena trance agonistica Davide Nicola finge di lanciare una scarpa a Ranieri. È il simbolo della voglia di tutta la squadra, di tutta la tifoseria, di tutta la città.

Non si può affermare, certo, dopo una sola vittoria, che stia divampando un incendio. E la combinazione di risultati della tredicesima giornata è stata favorevole, ma la Salernitana è ultima, solitaria. Tuttavia la vittoria contro una squadra che proprio ieri si è attestata tra le migliori sedici squadre europee è segnale di risveglio, se non di riscossa.

Se il racconto di una speranza ha bisogno di una copertina, l’Inzaghi disteso come Paolina Bonaparte immortalata da Canova può certamente fare al caso nostro.

L’occhio di tanti volge alla seconda sessione di mercato, ma al mercato manca tanto. È nel mese di Dicembre, nelle quattro difficilissime partite che il calendario offre a considerare, che questa squadra si guadagnerà il diritto alla sofferenza.

A Firenze, col Bologna, a Bergamo, col Milan, a Verona. Questa la striscia che ci porterà a San Silvestro.

C’è bisogno di punti, di imprese, di epica. Con un consiglio, dato col sorriso sulle labbra, al coach granata. Non emuli fino in fondo Davide Nicola. Ché quella famosa scarpa rimase attaccata alla mano e, soprattutto, adesso, Luca Ranieri indossa la maglia viola.

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Nato nel 1964, professione ortopedico. Curioso ma pigro. Ama svisceratamente Salerno e la Salernitana. Come sempre accade quando un amore è passionale, è sempre piuttosto critico nei confronti di entrambe.