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Djuric, il falso storico di Castori. Più spazio ai veri trascinatori della squadra

Tutino, Anderson e Cicerelli, in attesa di Kiyine, più determinanti della punta bosniaca

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Milan Djuric è un esempio di professionalità, dedizione alla causa, umiltà e attaccamento alla maglia. Però è altrettanto giusto sottolineare che, in questa stagione, la sua funzione è stata soprattutto quella di rendere meno evidente l’incapacità del tecnico Castori di regalare alla squadra le giuste coordinate per permetterle di esprimere una proposta offensiva più variegata ed efficace.

I numeri sono oggettivi, non consentono di stravolgere la verità espressa dal rettangolo di gioco.

Se non riesci a produrre uno spartito tattico in grado di attaccare le fasi difensive altrui attraverso un calcio ragionato, manovriero, collettivo e nobilitato dalle imprevedibili giocate individuali in fase di rifinitura e finalizzazione, non puoi fare altro che affidarti al pallone lanciato in avanti che cerchi la fisicità dell’ariete bosniaco, sperando che possa accadere qualcosa sulla conquista delle seconde palle.

Dire che questa soluzione ha consentito alla Salernitana di veleggiare nelle posizioni importanti della classifica è, però, un inconfutabile falso storico.

Partiamo dai crudi numeri forniti dal prato verde. Nelle ultime quindici partite, lo score dell’ex attaccante del Cesena consiste in una rete realizzata su calcio di rigore (Entella), un assist per Gondo (Pescara) ed un rigore fallito (Reggina). Dati che spazzano via qualsiasi arzigogolata argomentazione tesa, evidentemente, a nascondere l’imperdonabile errore di dirigenza e direttore sportivo di non intervenire al mercato di riparazione e dotare la squadra di un centravanti autenticamente all’altezza della posizione occupata dalla squadra in graduatoria e, soprattutto, in possesso di un bagaglio tecnico e di una prolificità espressi nel corso di una carriera ultradecennale.

Il generoso Milan ha dato il massimo e continuerà ad assicurare il suo contributo anche in futuro, ma essere goleador implacabile non è mai stato il suo punto di forza. In carriera è arrivato in doppia cifra solo lo scorso anno, statistica non casuale e favorita da un tecnico, Ventura, che è riuscito a valorizzare la sua pericolosità nel gioco aereo fornendogli un importante numero di traversoni, ottimamente sfruttati dal numero nove granata.

Il calcio di Castori, però, è antitetico rispetto a quello prodotto dall’ex trainer di Cagliari e Torino, pertanto alla punta bosniaca non resta altro da fare che lasciarsi ammirare per la tenacia e l’abnegazione che caratterizzano le sue battagliere prestazioni. Tanto di cappello, ma il suo contributo dovrebbe essere quello di far gol e consentire ai compagni di farli, non malcelare la totale assenza di idee offensive del tecnico marchigiano.

Castori ha il dovere di analizzare i primi due terzi del campionato e trarre le necessarie conclusioni.

Le conclusioni, basta rivisitare le partite e leggere i tabellini, vanno in un’unica direzione: la Salernitana non può fare a meno della qualità tecnica e dell’estro di calciatori come Tutino, Cicerelli, Anderson e, naturalmente, l’ultimo arrivato Kiyine.

I veri trascinatori tecnici della squadra, finiti troppo spesso in panchina, nonostante i numeri dicano che sono stati i principali artefici dei successi maturati dalla compagine granata.

Basta riannodare i fili della memoria per rendersene conto. Alcune gare, contrassegnate da noia e indicibili difficoltà della squadra a produrre uno straccio di gioco, sono state risolte grazie alle giocate individuali, a tratti geniali e destabilizzanti per gli avversari, realizzate dai tre calciatori ingiustamente e troppo spesso accantonati.

Qualche esempio? La gara interna contro l’Ascoli è stata vinta grazie ad una giocata di qualità targata Tutino-Anderson e giunta sul finire del match. La partita di Cosenza, offensivamente improduttiva per larghi tratti, è stata capitalizzata grazie all’improvvisa e imprevedibile intuizione maturata, ancora una volta, dal brasiliano e dalla punta partenopea. Il gol del vantaggio contro il Lecce, siglato da Capezzi abile ad inserirsi, è figlio di un altro sublime assist del giovane trequartista sudamericano. Il match di Venezia, deciso da due guizzi improvvisi e letali di Tutino e Anderson (doppietta), sono un’ulteriore conferma della loro efficacia quando agiscono insieme. Altrettanto importante il contributo garantito da Cicerelli: decisivi il suo ingresso nel secondo tempo contro l’Entella e il suo estro nel successo casalingo contro il Pescara.

Pertanto sarebbe auspicabile, nel prossimo futuro, che il tecnico concedesse maggiore spazio agli elementi dell’organico in possesso di una cifra tecnica superiore rispetto alla media espressa dalla squadra e dalla categoria. Magari accantonando integralismi inutili e modificando il modulo tattico. Scelte che potrebbero, inoltre, restituire a Djuric, almeno parzialmente, la vena realizzativa dello scorso campionato.

Sembra che la punta bosniaca sia in forte dubbio per la gara di Ascoli. Ed allora una domanda sorge spontanea: mister Castori, almeno per una volta, riuscirà a stupirci? Come? Magari mescolando quantità e qualità, per presentare un undici di partenza più ambizioso e propositivo.

Sarebbe interessante, ad esempio, valutare, accanto all’abituale difesa a tre e alla diga di centrocampo costituita da due mediani di quantità, una maggiore qualità sulle corsie esterne (Cicerelli e Durmisi) e due trequartisti (Anderson e Kiyine) alle spalle di Tutino. Siamo sicuri che una soluzione del genere non possa regalare alla squadra un’efficacia offensiva ed un gioco di qualità mai visti nei primi ventitré turni del torneo? Fossimo nei panni di Castori, un tentativo lo faremmo.

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