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Scaramanzia, l’illustre sconosciuta

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Nessuno riesce a legare un tuono, e nessuno riesce ad appropriarsi dei cieli dell’altro nel momento dell’abbandono.

Luis Sepúlveda

Esiste una differenza tanto sottile quanto solida – è tela di ragno, è cima gettata nel vento – fra scaramanzia bonaria e scaramanzia ponderata. Salerno è capitale marina di un Sud che, da sempre, si lascia consolare dallo scongiuro. Esistono modi e tempi, rituali da perfezionare, occasioni in cui è vitale tacere e lasciarsi ammansire dalla febbre.

La prima delle due – quella bonaria – sorge dall’intimo, non ha bisogno di essere spiegata. Semplicemente esiste, è un riflesso involontario permeato d’un religioso silenzio. La seconda, invece, è figlia di un voler mettere le mani avanti. Semplicemente costruita, è riverbero del tutto volontario, indotto dal circostante, dagli strascichi di un perduto folklore, dal desiderio di firmare l’istantanea.

Luci di primavera, aria di rivoluzione. Le stagioni scorrono, non come vorremmo scorressero. Siamo ancora reclusi ma, tant’è.

Eppure siamo qui, in attesa del domani. Come se nulla potesse infangare questo momento scavato in anni di bocconi amari. La Salernitana di Castori è qui, arranca e racimola, cade e poi annienta. Sovrana e straccivendola, in sé il segreto ultimo dell’umiltà e della tracotanza: il lavoro dei campi e le passerelle di Cannes.

Godersi il finale di stagione significa isolarsi dal sottofondo, da quel sottobosco bislacco composto di umanità varia. La palude dei viandanti del pensiero, degli editoriali che rappresentano il balzello dovuto ai comproprietari. Profeti molto acrobati, carte nel vento, stracci di onestà intellettuale, comari senza pudore alcuno, attacchi di dissenteria linguistica. Per loro non c’è tenerezza che tenga, le piroette e gli insegnamenti sgrammaticati non sono ammessi.

Quel che resta è silenzio, dovuto e speranzoso. Il tourbillon di queste battute conclusive trascina con sé tutte le ansie, tutti i rinvii di una stagione nata col piede sbagliato, e che col piede sbagliato si consegnerà agli annali.

Nessuno, comunque vada, propini la santificazione di Angelo Mariano Fabiani. Un Direttore Sportivo – se valido – genera plusvalenze, non ecomostri contrattuali da smaltire. Indovinare tre acquisti su quattromila è come pescare a strascico sulla foce del Gange: per un frutto del mare che arricchisce la tavola, almeno dieci ritrovamenti sono calzature di fortuna e taniche di gasolio.

E noi, per dirne una su un milione, stiamo ancora aspettando la consacrazione di Drilon Cenaj.

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