Home Editoriale “Calcio sempre meno credibile ed in mano a venditori di fumo”

“Calcio sempre meno credibile ed in mano a venditori di fumo”

La Superlega e la gestione del calendario cadetto ultimi attentati alla credibilità del sistema calcio per il presidente provinciale della Figc, Enzo Faccenda

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Ne ha viste tante e tante potrebbe raccontarne. Una vita nel calcio, da arbitro e da dirigente, ma anche da appassionato della maglia granata. La Superlega e lo slittamento del campionato di B: domenica scorsa il calcio, a qualsiasi livello, ha vissuto due momenti particolarmente difficili le cui conseguenze sono ancora tutte da valutare. Il presidente provinciale della Figc, Enzo Faccenda, non nasconde la sua delusione che è poi quella di tutti coloro che amano un’idea di calcio che i grandi interessi economici hanno da tempo stravolto.

Partiamo dalla Superlega: che ne pensa?

“E’ durata poco per fortuna: era una scelta di pochi club che devono mettere più di una pezza ai loro bilanci. Il problema è che negli anni non si è controllato come si sarebbe dovuto. Bisognerebbe spulciare nelle carte, leggere bene ed in maniera approfondita i bilanci, interessando, se possibile, anche la Guardia di Finanza. Il calcio è nelle mani di proprietari e dirigenti che vendono fumo e di procuratori e mediatori che vogliono spremere il più possibile, ma la gente è stufa, stanca, disgustata”.

Cosa succede al calcio?

“Il covid ha impedito alle persone di andare allo stadio ed i club non hanno fatto nulla per coltivare il rapporto con la gente, anzi sembrano quasi avere interesse ad allontanarla dall’evento. Si punta ai soldi delle televisioni e degli sponsor, si pretende che il tifoso paghi biglietti salatissimi ma per cosa? Per un evento che è mediatico, ma non ha più il gusto, il sapore del calcio che la gente ama e ha sempre amato, sognato, idealizzato. Hanno svuotato il pallone del suo significato più vero ed autentico e la Superlega sarebbe stato l’esempio più lampante di tutto questo”.

Cosa la amareggia di più?

“Su tutte, una in particolare: questo calcio non suscita interesse nei giovani che sono distanti, distaccati, disinteressati. I ragazzi, un tempo, sognavano di emulare le gesta di questo o quel calciatore, oggi non sono messi nelle condizioni di immaginare una cosa del genere. I padroni del vapore dicono di volersi avvicinare ai giovani, ma ho i miei dubbi che la strada scelta sia quella giusta”.

La B, intanto, ha deciso di fermarsi su consiglio del presidente federale: che ne pensa?

“Dovranno giocare quattro partite in dieci giorni: se i presidenti hanno deciso così, vuol dire che hanno avuto i loro validi motivi. Ci sono meccanismi, interessi, rapporti che vanno oltre il dato sportivo. Anche qui il tifoso subisce e basta. C’è una sosta imprevista e si dovrà provare a sfruttarla”.

Meglio o peggio per la Salernitana?

“Difficile dirlo ed anche inutile scervellarsi sul punto. Castori potrà lavorare con la squadra e recuperare anche qualche giocatore. L’importante sarà dare sostegno alla squadra senza sovraccaricarla di eccessive pressioni. Al di là di tutte le considerazioni legate al campo, c’è da chiedersi come ci si comporterà se qualche squadra avrà gli stessi problemi che hanno avuto Empoli e Pescara ultimamente”.

Con il Venezia è arrivata una vittoria in extremis: un segnale importante?

“Indubbiamente è stata una vittoria bella, importante, significativa per tanti motivi. Il Venezia ha commesso degli errori anche nella gestione della gara e la Salernitana l’ha punito. Tre punti fondamentali per poter restare nella scia del Lecce che ora avrà tanta pressione sulle sue spalle. Vedremo chi sarà più bravo in questo testa a testa”.

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Classe '76, non sempre è nervoso.