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Tanto rumore per un bastone: così gli invalidi diventano “pericolosi”

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Pari opportunità, solo sulla carta.
Anzi, nemmeno.

I trionfi alle Paralimpiadi maturati lo scorso agosto, a quanto pare, rappresentano solo un lustrino da appuntarsi sulla giacca. Ché, nel resto dell’anno, in Italia si dividono i cittadini in categorie. E la parità di trattamento altro non è che una Chimera.

È il caso dei regolamenti d’accesso agli stadi, per affrontare un argomento che ci riguarda da vicino. Complessi di norme che, applicate con estremo rigore e ottusità, operano una sostanziale discriminazione fra tifosi. È il confine, a tratti indistinguibile, fra cieca adesione e mancanza di elasticità. Occorrerebbe, pertanto, rimodellare determinati divieti adattandoli al contesto, al vissuto patologico e alle circostanze.

Non è questione di legge, ma semplice empatia.

Vergognoso, infatti, quanto accaduto ieri pomeriggio allo Stadio Arechi in occasione di Salernitana – Genoa, laddove un supporter si è visto privato del proprio bastone – quindi della possibilità di deambulare liberamente – perché ritenuto, in quanto oggetto contundente, pericoloso per l’ordine pubblico.

La redazione di SoloSalerno.it, raccogliendo queste dichiarazioni, intende far luce su una problematica – comune a tutte le piazze d’Italia – che non può e non deve -assolutamente- passare sottotraccia:

“Sono invalido al 100% con problemi di deambulazione. Per potermi muovere, con un po’ di autonomia, mi servo di un bastone che mi dà sostegno fisico e psicologico. Ieri all’Arechi ho vissuto una esperienza a dir poco mortificante. Dopo aver passato i vari controlli dei tornelli, sono giunto nel piazzale d’ingresso, dove una signorina mi ha chiesto di lasciarle il bastone.

Sorpreso dalla richiesta, le ho opposto il mio stato di disabilità e l’impossibilità di arrivare in tribuna senza quell’ausilio. La stewardess, con modi garbati ma, a mio avviso, ottusamente fermi, ha continuato a ribadire che il mio bastone, cioè la mia possibilità di poter camminare, non poteva entrare con me perché vietato dal regolamento. Frattanto sopraggiungevano altri addetti che, nello spalleggiare la loro collega, hanno continuato a richiamare il regolamento che, a sentir loro, avrei dovuto conoscere perché acquirente di un biglietto (!!??) e, in maniera confusa a dire il vero, mi hanno parlato di una procedura da seguire nei giorni precedenti, tesa a comunicare il mio stato di disabilità.

Nel frattempo, la discussione ha attirato l’attenzione delle forze dell’ordine. Un funzionario, credo di polizia, si è avvicinato e, pur facendo trasparire uno certo stato di disagio, mi ha confermato che il bastone non poteva entrare con me, giustificando il tutto con il famigerato regolamento prospettandomi che qualcuno avrebbe potuto stapparmelo di mano. Non mi è sembrato molto convinto, ma tant’è.

A questo punto sono intervenuti degli amici che, conoscendo il mio stato, hanno contribuito a risolvere il problema che è stato così risolto: ho salito, con il bastone, le scale dell’ingresso alla tribuna d’onore, accompagnato dal cortese funzionario. In cima alle scale ho trovato una signorina, addetta peraltro al catering, che si è presa la responsabilità del mio “bazooka”, custodendolo fino alla fine della partita allorquando un mio amico sarebbe andato a ritirarlo.

È inutile dire che per tutta la partita sono rimasto confinato nella mia poltroncina. Menomale che la mia prostrata ha fatto la brava, altrimenti sarebbe diventato un problema di Stato rispondere ad un suo richiamo. Al netto della gentilezza del funzionario, della disponibilità dell’addetta al catering e, perché no, della garbatezza della stewardess, tutto ciò alla faccia del rispetto delle disabilità.”

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