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L’Aia e la sua difficoltà nel rapportarsi con il mondo pallonaro

Cara Aia, è giunta l'ora di abbandonare la politica per dare lustro e credibilità ad un movimento troppo bistrattato e poco conosciuto dall'esterno.

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A distanza di due giorni dalla contestata direzione arbitrale di Marcenaro in Juventus Salernitana, le polemiche non si placano, tutt’altro. Nel tardo pomeriggio di ieri, l’Aia ha diramato un comunicato ufficiale contenente le motivazioni riguardanti le immagini a disposizione dei varisti, nella sala Var di Lissone. 

Era proprio necessario dare tanta importanza ad un filmato – seppur attendibile, grazie alla tecnologia che si possiede al giorno d’oggi – realizzato da un’emittente privata? Lo scopo del suddetto comunicato era quello di discolparsi dalle accuse rivolte ad arbitro e var, passando la patata bollente alla lega serie A, oppure di informare – realmente – su quanto accaduto domenica sera? 

Personalmente, avrei preferito che l’Aia approfittasse dell’occasione per fare della preziosissima didattica al cospetto di un episodio tanto controverso quanto ridondante nel prosieguo del campionato. Al netto della posizione di Candreva, bisognava chiarire – una volta per tutte – il concetto di impatto sull’azione da parte di un calciatore in area di rigore. Il presidente Trentalange ed il designatore Rocchi avrebbero dovuto metterci la faccia, assumendosi la responsabilità sulla decisione presa sul terreno di gioco dal team arbitrale, giusta o sbagliata che fosse. Ad oggi, invece, ai più ancora non è chiaro se la posizione di Bonucci al momento del colpo di testa di Milik debba essere considerata attiva o meno. Stando al regolamento attuale ed alle disposizioni date dalla Can, quella rete è da ritenersi regolare, ma l’Aia non ha accennato minimamente alla questione, per quanto mi riguarda, primaria in tutto questo caos mediatico. 

Così facendo, l’episodio resterà subdolo e l’attenzione si concentrerà – erroneamente – unicamente sulla posizione di Candreva, dando spazio ad infinite polemiche che tutto fanno tranne che bene, considerando che ci troviamo solo alla sesta giornata del girone d’andata. 

Resto dell’idea che per facilitare il compito di tutte le componenti che girano intorno al mondo “pallonaro”, tifosi e giornalisti compresi, bisogna motivare e spiegare per bene tutti quegli episodi critici che accadono durante una partita, onde evitare il diffondersi di notizie false, fuorvianti, tendenti al più becero populismo

Se coloro che conoscono alla perfezione regolamento e dinamiche di campo, vengono meno nella comunicazione – almeno quella vera, non di facciata – il risultato, da qui alla fine, non potrà che essere disastroso

Trentalange si è presentato come il fautore del cambiamento e della trasparenza ma, almeno per il momento, le sue promesse non sono state seguite dai fatti. La mia speranza, da ex arbitro, è che un domani conoscenza del regolamento e chiarezza prevalgano su complotti e luoghi comuni spiacevoli. Se l’associazione non sarà la prima a tutelare i propri associati, con una comunicazione mirata e tempestiva, gli stessi saranno dati in pasto ai leoni – da tastiera – settimanalmente. 

In foto: Alfredo Trentalange

Cara Aia, è giunta l’ora di abbandonare la politica per dare lustro e credibilità ad un movimento troppo bistrattato e poco conosciuto dall’esterno.

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- Luca D'Urso - 11 agosto 1991, Salerno - Ex arbitro di calcio a livello nazionale - Appassionato di musica rock, sport e cucina - Citazione arbitrale preferita: "Vedere, decidere, dimenticare" [Roberto Rosetti]