Home News Dalla Serie D al trust, tra Nazionale e rigori parati: le storie...

Dalla Serie D al trust, tra Nazionale e rigori parati: le storie da ex di Salernitana – Lazio

Candreva, Lotito e non solo: tanti incroci particolari (tra campo e dirigenze) nel match di domani pomeriggio all'Arechi

660
0
Tempo di lettura: 5 minuti

Salernitana – Lazio sarà l’esordio di Paulo Sousa sulla panchina granata, ma anche match da ex per Antonio Candreva. L’esterno dell’Ippocampo, infatti, ritroverà da avversario la maglia biancoceleste.

Dopo l’esperienza al Cesena, Candreva fu tesserato dalla Lazio a gennaio 2012, arrivando dall’Udinese in prestito con diritto di riscatto. Accolto inizialmente dai fischi dei laziali – complice la presunta fede romanista –, il classe ’87 chiuse la prima mezza stagione segnando 3 gol in 15 partite. La Lazio si piazzò al quarto posto, centrando l’Europa League.

Con l’arrivo di Petkovic in luogo di Reja, Candreva mantenne un ruolo di prim’ordine. L’esterno chiuse il 2012-13 giocando ben 49 partite (record in carriera) tra campionato e coppe. Gare nelle quali l’ex Juve segnò 7 gol.

In campionato arrivò uno scialbo settimo posto, ma Candreva alzò il primo trofeo della carriera, con la Coppa Italia vinta nel derby grazie alla rete di Lulic. In quella stagione, l’ex Udinese si tolse due ulteriori soddisfazioni: il primo gol europeo, segnato contro il Borussia Monchengladbach, e il ritorno in Nazionale, con la chiamata di Prandelli per la Confederations Cup 2013.

La stagione seguente fu complicata per la Lazio, che chiuse al nono posto, non prima di aver richiamato in corsa Reja al posto di Petkovic. Nonostante ciò, Candreva raggiunse per la prima volta in carriera la doppia cifra. L’esterno chiuse a quota 12 gol, risultando il centrocampista biancoceleste più prolifico di sempre in un singolo campionato.

Numeri che gli valsero il pass per il Mondiale, conquistato nel 2014 in Brasile con Prandelli dopo la pre-convocazione di Lippi nel 2010. Dopo il famoso cucchiaio a Casillas dell’estate precedente, Candreva inaugurò nel migliore dei modi quello che, ad oggi, resta l’ultimo torneo iridato disputato dagli azzurri.

Il romano servì a Balotelli l’assist per il decisivo 2-1 contro l’Inghilterra. Vittoria alla quale, però, seguirono le sconfitte con Costarica e Uruguay, che costarono alla Nazionale l’eliminazione. Nel 2014-15, poi, Candreva bissò la doppia cifra del campionato precedente, risultando fondamentale anche nella Lazio di Pioli.

I biancocelesti raggiunsero il terzo posto agguantando i preliminari di Champions, e persero la finale di Coppa Italia 2-1 ai supplementari contro la Juventus. Il 2015-16 si aprì con una nuova sconfitta con i bianconeri, che si imposero 2-0 in Supercoppa bissando il successo ottenuto due anni prima.

Subito dopo, gli spareggi europei contro il Bayer Leverkusen. Candreva fece il suo esordio in Champions League nel match d’andata, giocato all’Olimpico e vinto 1-0 dalla Lazio con Klose. Alla BayArena, però, i tedeschi ribaltarono l’esito con un 3-0 che valse a Calhanoglu e soci la qualificazione ai gironi.

Scesi in Europa League, i biancocelesti furono eliminati agli ottavi dallo Sparta Praga. Le difficoltà in campionato costarono la panchina a Pioli, che dopo il derby perso 4-1 con la Roma fu sostituito – nelle restanti 7 partite – da Simone Inzaghi.

Il tecnico piacentino, promosso dalla Primavera, non riuscì a ottenere la qualificazione europea, chiudendo all’ottavo posto. Nonostante ciò, Candreva centrò per il terzo anno consecutivo la doppia cifra, e fu convocato da Conte per l’Europeo da giocare in Francia.

Tornato in Italia, l’esterno lasciò la Lazio nell’agosto 2016, passando all’Inter per 21 milioni di euro. Candreva chiuse l’avventura nella Capitale dopo quattro anni e mezzo, con un bilancio di 192 presenze, 45 gol e 43 assist.

Numeri importantissimi, che rendono l’esperienza laziale quella migliore – nonché la più duratura – della carriera dell’87 granata. Con la Salernitana, peraltro, Candreva ha trovato l’unico gol da ex contro la Lazio, siglando – con uno splendido pallonetto – il pari nel match d’andata, poi vinto 3-1 in rimonta con i sigilli di Fazio e Dia.

Dalla Lituania alla porta granata

Su sponda biancoceleste, invece, è Marius Adamonis ad avere un passato in granata. Per il portiere lituano due stagioni a Salerno in prestito dalla Lazio. Nel 2017-18, Adamonis fu secondo alle spalle di Radunovic, chiudendo con 7 presenze in B (e 2 in Coppa Italia) la sua stagione d’esordio tra i professionisti.

Annata (targata BolliniColantuono) nella quale il portiere parò due rigori: il primo all’esordio assoluto, su Rosseti, nello 0-0 con l’Ascoli, e il secondo a Chiavari su Troiano, nel match vinto 0-2 dai granata contro la Virtus Entella grazie ai gol di Kiyine e Sprocati.

L’estremo difensore passò poi l’anno seguente alla Casertana. Nel 2019-20 il lituano si divise tra Catanzaro (con cui incrociò la Salernitana perdendo 3-1 in Coppa Italia) e Sicula Leonzio, prima di tornare a Salerno in prestito nel 2020-21.

Stagione in cui Adamonis vestì nuovamente i panni del dodici alle spalle di Belec. Il lituano – attualmente terzo portiere biancoceleste – giocò tre gare con Castori, facendo parte del gruppo che conquistò la promozione diretta e riportò la Salernitana in A dopo 23 anni d’attesa. Domani pomeriggio il classe ’97 rincrocerà l’Ippocampo, con cui ha giocato in tutto 12 partite subendo 16 gol.

Quadri dirigenziali tra presente e (recente) passato

Le storie da ex, però, non si limitano solo al rettangolo verde. In casa granata, infatti, è Sasà Avallone ad avere un’esperienza alla Lazio: da calciatore, l’attuale team manager della Salernitana vestì per due anni il biancoceleste, giocando nelle giovanili tra il 1984 e il 1986.

Avallone ha a lungo lavorato con Angelo Fabiani. Quest’ultimo, attualmente dirigente in casa Lazio per quanto concerne prima squadra femminile, Primavera maschile e Primavera femminile, è stato direttore sportivo della Salernitana per dieci anni.

Il nativo di Cerveteri visse una prima esperienza in granata nel 2007-08, ottenendo la promozione in Serie B. Dopo la salvezza dell’anno seguente, Fabiani tornò a Salerno nel gennaio del 2014, ancora in terza serie.

Seconda esperienza durata fino a gennaio 2022, quando Iervolino – nuovo proprietario della Salernitana – decise di sollevare dall’incarico il dirigente laziale sostituendolo con Sabatini. La seconda parentesi granata di Fabiani (lunga otto anni) coincide quasi perfettamente con l’era di Lotito e Mezzaroma alla proprietà del club dell’Ippocampo.

L’era Claudio Lotito

Il senatore di Forza Italia è – chiaramente – grande ex del match di domani, in quanto proprietario della Salernitana (insieme al cognato) da luglio 2011 a dicembre 2021. Un decennio partito dalla Serie D con il Salerno Calcio, la promozione in C2 e il successivo ritorno a marchio, colore e denominazione canonici.

Poi altre due promozioni, dalla C2 alla C1 nel 2013 e dalla terza serie alla B nel 2015. Nel mezzo (2014), l’ingaggio di Fabiani (ds anche negli anni seguenti) e la vittoria della Coppa Italia di Lega Pro. Poi cinque anni consecutivi di cadetteria, all’insegna della mancanza di risultati, degli infiniti prestiti dalla Lazio (nonché qualche scippo di lusso ai danni della Salernitana), di un’insanabile rottura con la piazza (almeno buona parte di essa), e di un equivoco di fondo chiamato multiproprietà.

Un lustro segnato da nessun playoff ma ben due playout, prima della sorprendente promozione in Serie A ottenuta nel 2021. Il resto è storia recente, con lo stratagemma del trust, la faticosa iscrizione allo scorso campionato e un umiliante girone d’andata, prima dell’acquisto del club da parte di Iervolino.

L’era Lotito resterà certamente impressa nella storia della Salernitana per i risultati ottenuti, ma anche per le reiterate mancanze di rispetto, chiarezza e – spesso – volontà nei confronti della piazza. Un trattamento che nell’immaginario di molti ha trasformato il 31 dicembre 2021 in autentica liberazione. E che, obiettivamente, rende Salernitana – Lazio una partita diversa dalle altre.