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Dia è imprescindibile, ma oculata sia la gestione del suo ritorno in campo

Buona parte delle sorti immediatamente future della Salernitana è affidata al talento di Boulaye Dia. Fondamentale, però, sarà la gestione del suo ritorno in campo. Impazienza ed errori di valutazione devono essere assolutamente evitati.

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Recuperare le fondamentali prestazioni di Boulaye Dia, da porre necessariamente al servizio della causa granata, è un imperativo categorico. Troppo importante il contributo tecnico del forte attaccante senegalese nell’economia del gioco che intenderà sviluppare Paulo Sousa.

Consapevolezza fortificata dalle numerose giocate determinanti prodotte dall’ex punta del Villareal all’interno di una stagione caratterizzata da una evidente precarietà di fondo. Che, a ben vedere, in più occasioni ha conservato una sofferta linea di galleggiamento grazie alle sue reti e al lavoro svolto sull’intero fronte offensivo.

Perché la compagine allenata da Davide Nicola ha mostrato solo raramente trame collettive in grado di destabilizzare le fasi difensive avversarie. Molto spesso, invece, è accaduto che a determinare la realizzazione di una rete sono state le prodezze estemporanee affidate all’estro dei singoli e al talento che impreziosisce da sempre le prove della punta africana.

Un recupero necessario. Per avere argomenti capaci di generare maggiori timori nella mente dei rivali di turno e, soprattutto, una gamma di soluzioni offensive più variegata.

Ma dovrà trattarsi di un solido ritorno sul prato verde, non di una fuga in avanti che potrebbe comportare nuovi problemi e un’attesa più lunga relativamente ai tempi del pieno ristabilimento fisico. Un rischio che la Salernitana non può assolutamente permettersi.

Dia è, indiscutibilmente, il leader tecnico dell’ippocampo. Quando lui è in campo, i compagni ed i tifosi sugli spalti sanno che sarà meno accidentata la strada che conduce al gol. Certezza che accompagna anche i difensori avversari, come ha testimoniato la recente battuta d’arresto casalinga contro la Lazio.

La compagine di Sarri, infatti, ha iniziato ad intensificare il suo forcing offensivo nel momento esatto in cui ha compreso, grazie all’assenza del nazionale senegalese, di poter spingere con continuità anche sganciando gli esterni difensivi ed alzando il baricentro dei centrali di retroguardia.

Sapere di non dover fronteggiare un attaccante in grado di ripulire palloni e far distendere la squadra in avanti, di abbinare tecnica, imprevedibilità e velocità in fase di rimessa, di coinvolgere i partner offensivi in un fraseggio finalizzato ad attaccare i sedici metri altrui, costituisce per gli avversari un motivo in più per alleggerire la fase difensiva e puntare con maggiore convinzione su una condotta di gara spavalda e tesa a conquistare l’intera posta in palio.

Di tutto ciò è perfettamente consapevole anche Paulo Sousa, il quale sa anche che potrà affidare al ventisettenne di Oyonnax diverse mansioni nelle sue future proposte offensive, al di là dei sistemi di gioco che saranno scelti.

Un calciatore così completo dal punto di vista tecnico ed atletico, tatticamente intelligente, dotato di giocate sempre pronte a spaccare la partita, infatti, può essere impiegato come prima o seconda punta, da trequartista e agendo nelle vesti di esterno offensivo. Il tutto amplificato dalla capacità di valorizzare anche il lavoro di squadra e le prestazioni dei partner più prossimi al suo raggio d’azione.

Dia serve come il pane ad una Salernitana affamata di punti e serenità. Rivederlo in campo sarebbe una sorta di balsamo provvidenziale per tutti. Ma sarà altrettanto importante gestire oculatamente il suo recupero fisico e atletico. La bagarre salvezza sta per entrare nel vivo, impazienze e superficialità operative sarebbero imperdonabili.