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Salernitana consapevole della sua forza, margini di crescita notevoli

I granata pareggiano meritatamente in casa dei campioni d'Italia, sfiorando ripetutamente il colpaccio. Con la crescita del collettivo, anche le prestazioni individuali lievitano vistosamente e generano valore economico e tecnico. Esistono tutte le condizioni per raggiungere serenamente la salvezza e iniziare a costruire un progetto che alzi l'asticella nella prossima stagione.

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La Salernitana è finalmente una squadra concretamente impegnata a diventare un condensato di organizzazione tattica, equilibri difensivi, estro offensivo, temperamento e personalità.

Il lavoro di Paulo Sousa comincia a produrre frutti copiosi e sparge ottimismo sull’immediato futuro di Candreva e compagni.

Ricca di contenuti la gara disputata dai granata nel tempio del calcio italiano. La truppa del trainer lusitano è scesa in campo accompagnata dalla consapevolezza della propria forza; i rossoneri milanisti hanno subito capito che non sarebbe stata una passeggiata.

Il segreto del nuovo corso alberga nella capacità di far viaggiare insieme armoniosamente la solidità difensiva con la qualità e il coraggio della proposta offensiva.

Ne deriva una legge antica del pallone: quando un team lavora sinergicamente ed è coeso, anche i singoli vedono lievitare lo spessore delle loro prestazioni.

In questo senso, cominciano a dissolversi gradualmente le tante perplessità nutrite fino a qualche settimana fa su alcuni elementi dell’organico.

Pirola, Bradaric, Daniliuc, Sambia ed altri ancora, frettolosamente bollati come calciatori non ancora pronti per il massimo campionato nostrano, stanno diventando interpreti determinanti.

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Giroud e Pirola

Non rappresentano più una sorta di zavorra eccessiva, ma operazioni lungimiranti che rendono merito all’impegno e alla competenza del direttore sportivo Morgan De Sanctis.

Non più denaro sperperato approfittando della casse generose di patron Iervolino, ma profili che generano valore economico e tecnico-tattico nel medio e lungo termine.

Le somme si tirano alla fine di una stagione, quando tutte le tessere di un puzzle vengono collocate al posto giusto.

Sia che si tratti di mansioni svolte sul manto erboso, sia che si prendano in considerazione tutti gli aspetti che fanno le fortune di una compagine calcistica.

Stiamo parlando della qualità del lavoro quotidiano, della serenità con la quale esso viene svolto, delle parole e degli isterismi polemici che lasciano spazio al sudore, alla fatica, all’umiltà e all’apprendimento crescente.

Parole che adesso, analogamente, dovranno essere ben attente a non sfociare nell’enfasi collettiva, restando invece correttamente incanalate in una moderata soddisfazione.

Perché il torneo, nonostante gli ultimi tre risultati positivi, resta ancora lungo e ricco di insidie.

Sette punti di vantaggio sulla terz’ultima in classifica, affiancati dall’immagine di un organico che meglio esprime il suo valore complessivo, sono una buona base di partenza ma non ancora certezze intangibili e rassicuranti.

Pertanto, bisogna assolutamente restare con i piedi ben saldi sulla terra. I margini di crescita appaiono notevoli, ma per andare incontro ad essi occorre l’atteggiamento giusto da parte dell’intero ambiente.

Procedere pazientemente per stadi, fissando come obiettivo una crescita lenta ma continua. Solo in questo modo le basi e le fondamenta di un progetto calcistico possono favorire un presente che a piccoli passi traghetti la Salernitana in un futuro ambizioso.

La sensazione è che si possa davvero realizzare una programmazione in grado di rendere sempre più godibile e trascinante il prodotto calcio nella nostra città.

Fermo restando che tutto ciò non pioverà come manna divina calante dal cielo, ma sarà sempre la conseguenza di una gestione intrisa di organizzazione, professionalità, volontà di migliorarsi quotidianamente e pazienza di tutte le componenti.

Se si uscirà da questi binari, la dissipazione autolesionistica delle suddette virtù non tarderà a lasciare spazio nuovamente al caos, alle polemiche inutili e alla precarietà.

I fatti dovranno essere il parametro di valutazione di quanto si proverà a costruire giorno per giorno. Restando possibilmente aderenti alla realtà.

La partita ha mostrato una squadra per nulla spaventata dal blasone e dalla forza tecnica di un Milan sorretto da oltre settantamila sostenitori.

I calciatori granata, come era già accaduto nelle ultime esibizioni, hanno disputato un match intenso sul piano mentale e temperamentale, mostrando anche il desiderio di voler stupire e divertirsi.

E’ piaciuta la capacità del tecnico e dei suoi uomini di saper interpretare la contesa nel suo sviluppo.

Partiti per aggredire a tutto campo i riferimenti avversari, tutti sono stati pronti ad assumere un atteggiamento diverso quando i rossoneri hanno iniziato a muoversi senza palla e ad interscambiare le posizioni sul terreno di gioco.

Quando Bennacer si è abbassato per creare superiorità numerica nella costruzione dal basso, sguinzagliando i centrali difensivi nella trequarti granata, con Hernandez e Diaz liberi di inserirsi negli spazi, la Salernitana ha smesso di portare pressione alta ed ha atteso lucidamente i forti rivali sistemandosi con un solido 5-4-1 ai propri trentacinque metri.

Pirola e compagni hanno concesso pochissimo, soffrendo solo la fisicità di Giroud in area di rigore e qualche giocata estemporanea dei campioni di casa.

Ochoa è rimasto inoperoso ed ha subito il gol del centravanti francese solo nell’extra time del primo tempo.

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kastanos e Tomori. Sullo sfondo Bohinen

Ma l’oculatezza tattica dei granata non è stata meramente passiva, perché non è mai venuta meno la capacità di essere propositivi e di portare pericoli alla retroguardia di Pioli.

Bohinen sta lentamente ritornando ad essere il metronomo illuminante della passata stagione. Il suo piede educato, approfittando di compagni che riescono ad offrire più di una soluzione di passaggio, cuce il gioco, favorisce la compattezza difensiva e aiuta la squadra a distendersi compatta in avanti.

Sul risultato ancora in bianco, la Salernitana ha avuto due nitidissime occasioni per passare in vantaggio con Kastanos e Dia.

E’ piaciuto anche l’atteggiamento tenuto nel secondo tempo, quando la ricerca della trama fluida e dell’ordine tattico non sono stati annullati dalla spasmodica ansia di recuperare lo svantaggio.

La linearità dell’azione partita da Bohinen, che ha liberato Coulibaly tra le linee e la fascia a un Bradaric chirurgico nello sfornare l’assist sfruttato da Dia, è la prova emblematica di questa paziente freddezza.

Nell’ultima mezzora di gara, la stanchezza su entrambi i fronti e i cambi effettuati dai due allenatori hanno dato vita soprattutto ad una battaglia intrisa di agonismo e fisicità.

Il Milan ha cercato di trovare il jolly sfruttando la struttura corporea e il mestiere di Origi e Ibrahimovic. Avendo come opzione alternativa le percussioni con palla al piede di Bennacer.

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Contrasto Bradaric- Saelemaekers

La Salernitana ha sofferto, con Ochoa reattivo e felino in un paio di circostanze, ma non ha mai smesso di pungere. Come testimoniano le tre punte che hanno concluso il match e le due azioni che hanno visto protagonisti Dia e Piatek.

La spossatezza crescente ha sottratto un po’ di lucidità e la possibilità di costruire gioco ed attaccare con maggiore continuità.

Il desiderio di uscire indenni da San San Siro e il frenetico e rabbioso forcing milanista hanno suggerito di difendere strenuamente il fortino.

Ed alla fine, con grande merito, i ragazzi di Sousa hanno conquistato un punto che lascia inalterato il vantaggio sulle inseguitrici e regala dosi massicce di serenità ed orgoglio alla squadra e ai seguaci dell’Ippocampo.

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