Home Editoriale Il tempo sarà l’alleato prezioso della Salernitana che verrà

Il tempo sarà l’alleato prezioso della Salernitana che verrà

Società, squadra e tifoseria hanno già compreso l'importanza di sfruttare ogni singola opportunità per crescere e migliorare. La mentalità vincente si costruisce attraverso il lavoro certosino, l'umiltà e la passione: ingredienti indispensabili per tramutare in solide realtà i sogni che iniziano a materializzarsi sul prato verde.

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Nonostante la salvezza acquisita con tre giornate d’anticipo, la Salernitana manifesta ancora fame all’Olimpico. Creando difficoltà alla Roma, pareggia meritatamente e torna a casa con qualche rimpianto.

Candreva e compagni non hanno staccato la spina, esaltandosi in uno stadio gremito, fornendo per lunghi tratti del match organizzazione tattica e vivacità tecnica.

Prova di grande personalità, con un collettivo che cresce partita dopo partita, all’interno del quale trovano spesso spazio le pregevoli giocate individuali.

Non era affatto semplice strappare un risultato positivo contro i giallorossi. Gli uomini di Mourinho, consapevoli dell’imminente penalizzazione della Juventus, nutrivano ancora speranze di entrare in zona Champions.

Prestazione di maturità che, inoltre, conferma un altro proposito espresso dalla società e dallo staff tecnico: utilizzare il fine stagione per intraprendere nuovi step di crescita.

Il tempo è, da sempre, alleato prezioso delle programmazioni calcistiche. Sousa lo sa bene e sfrutta tutte le opportunità per lavorare sul gruppo a disposizione e acquisire nuove informazioni in ottica futura.

I granata sono piaciuti soprattutto nei primi quarantacinque minuti. Una squadra serena e determinata, per lunghi tratti padrona della contesa.

Solida in fase difensiva, consapevole dei propri mezzi con il suo gioco senza palla, con la capacità di produrre trame offensive coinvolgendo i dieci calciatori di movimento.

Come un elastico sempre più flessibile, pronta a ripiegare dietro la linea della palla, compatta nel riproporsi dopo aver rubato la sfera agli avversari.

Portando in uscita anche i braccetti del terzetto difensivo. Con i due mediani centrali a mangiare il campo e ad esercitare pressione, abili ad attaccare lo spazio e a dettare il passaggio una volta liberatisi del pallone.

In questo contesto, infine, si inseriscono l’intelligenza tattica e la classe di Antonio Candreva. Campione carismatico, che si fa trovare tra le linee, detta i tempi del gioco, affonda o temporeggia, assecondando le necessità delle diverse fasi del match.

Dia continua a sorprendere per l’umiltà al servizio della squadra che caratterizza i suoi novanta minuti. Nonostante un bagaglio calcistico in grado di spaccare qualsiasi contesa, non lesina energie e spirito di sacrificio quando arretra in fase difensiva e permette al tecnico di coprire interamente il campo sulle iniziative avversarie.

Il terzetto di retroguardia cresce a vista d’occhio, mostrando temperamento, tempismo e alti livelli di concentrazione, sfruttando anche il lavoro di filtro assicurato dalla seconda e dalla terza linea.

Bohinen sta ritornando ad essere il centrocampista di fosforo e personalità che ha recitato un ruolo da protagonista nella parte finale della scorsa stagione. Lucido, geometrico, abile ad attaccare lo spazio con e senza palla, sta imparando anche ad essere continuo nella corsa difensiva e nell’aggressività sui facitori di gioco rivali. Un patrimonio ritrovato, con ampi margini di crescita, in grado di diventare centrocampista universale attraverso l’esigente e attenta gestione di Paulo Sousa.

Kastanos, sia che giochi da esterno o da trequartista, ha smesso di essere un calciatore di qualità ma privo di concretezza. Ha compreso l’importanza di affiancare temperamento e concentrazione mentale al talento donatogli da madre natura. Disciplinato tatticamente, onnipresente quando la squadra guadagna campo attraverso una fitta rete di passaggi, deve semplicemente evitare che l’accresciuta autostima sfoci nella leziosità e nell’appagamento. Ci penserà Sousa a fargli compiere quest’ultimo step.

Le ottime prestazioni, ovviamente, non impediscono di registrare gli aspetti ancora migliorabili del certosino lavoro compiuto fino a questo momento. Ad esempio i cali di intensità emotiva e di sicurezza che s’impadroniscono della squadra quando l’avversario la costringe sulla difensiva. Essa, infatti, s’abbassa troppo e fa più fatica a sottrarsi alla morsa altrui attraverso il palleggio ragionato e l’iniziativa individuale.

Anche sulle palle inattive a sfavore bisogna essere più risoluti e cattivi nella difesa del fortino. La prestanza fisica non manca, qualcosa da limare, dal punto di vista della malizia e della freddezza, nella gestione delle fasi frenetiche e ‘sporche’ del match.

Particolari, dettagli, partendo però dalla consapevolezza di quanto si è già fatto a partire dall’avvento a Salerno del trainer portoghese. Coltivando l’intima speranza di aver ormai intrapreso una strada che, grazie al lavoro e alla sana ambizione di staff tecnico e società, potrà garantire un futuro sempre più radioso all’Ippocampo.