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Tutti i bilanci della Serie A

Questo breve viaggio nei conti dei club di massima serie consente di valutare le performance economico-finanziarie della Salernitana in relazione a quelle delle altre società.

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bilancio salernitana 2023
bilancio salernitana 2023
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L’ultimo bilancio d’esercizio della Salernitana, relativo alla stagione 2022/23 conclusa con un’agevole salvezza, evidenzia una situazione non troppo lusinghiera dei conti societari. I ricavi (plusvalenze comprese) ammontano a poco più di 70 milioni di euro, a fronte di costi (comprensivi degli ammortamenti) che superano i 106 milioni. Sul lato finanziario, è ingente la massa debitoria, che sfiora gli 86 milioni di euro a fronte di crediti per 18 milioni. Complessivamente, da quando la Salernitana è in Serie A ha fatto registrare perdite per 46,5 milioni di euro, ampiamente coperte dai versamenti nel club del socio unico, il presidente Danilo Iervolino, per 57,5 milioni.

L’interpretazione del bilancio della società granata sarebbe incompleta in assenza di un confronto con i risultati economici degli altri club di massima serie, che presentiamo di seguito. La gran parte delle società chiude il bilancio d’esercizio al 30 giugno, pertanto i dati sono relativi alla stagione 2022/23. Fanno eccezione Monza, Sampdoria, Sassuolo e Torino, i cui bilanci si riferiscono all’anno solare 2022: per tale ragione i loro dati si riferiscono alla seconda metà della stagione 2021/22 e alla prima metà della stagione 2022/23.

Utili e perdite: primi e ultimi della classe

Soltanto cinque società hanno chiuso il bilancio in attivo, ovvero con ricavi superiori ai costi: sono Lecce, Atalanta, Milan, Cremonese e, soprattutto, Napoli, che dichiara utili per 79,7 milioni. Un valore clamoroso, ancor più se messo in relazione ai risultati sportivi del club, che pur avendo speso meno dei suoi concorrenti ha vinto lo scudetto dominando il campionato. Va evidenziato che nell’esercizio di bilancio precedente la società di De Laurentiis aveva registrato perdite per 52 milioni, ma complessivamente, nei vent’anni di regno del produttore cinematografico romano, il Napoli ha ottenuto buoni risultati sportivi in presenza di ottime performance economico-finanziarie.

Juventus, Roma e Inter sono le tre società con le perdite maggiori in valore assoluto. Tuttavia, in relazione ai ricavi, i dati di Monza, Sampdoria, Torino e Salernitano sono più preoccupanti. Com’è noto, la Salernitana dichiara perdite per 29,6 milioni, in crescita rispetto ai 16,8 milioni al 30 giugno 2021. Nella stagione 2022/23, le perdite del club di Via Allende superano il 41% del fatturato. Questo profondo rosso nel bilancio si deve, in una prima fase, alla necessità di rivoluzionare la squadra del trust per conseguire la salvezza del 22 maggio 2022, e successivamente all’impegno della proprietà nel costruire una rosa che potesse elevarsi dai bassifondi della classifica. Quest’ultimo obiettivo è stato conseguito, in parte, soltanto nella stagione scorsa.

Diritti tv, sponsor, plusvalenze, biglietti: i ricavi dei club

I ricavi complessivi delle 20 società di Serie A sfiorano i 3,5 miliardi di euro, con differenze gigantesche tra i top club e le società minori: per esempio, la Juventus fattura poco più di mezzo miliardo di euro, otto volte e mezzo i 59 milioni del Lecce. La sproporzione si deve non soltanto all’iniqua distribuzione dei diritti televisivi, ma anche ai notevoli introiti commerciali (soprattutto sponsorizzazioni) dei grandi club. Prendendo in esame le due squadre appena menzionate, la Juventus registra 191,2 milioni di ricavi commerciali a fronte dei 4,9 dello Spezia. Nella stagione 2022/23, la Salernitana ha incassato 33,8 milioni di diritti tv (in crescita rispetto ai 28,4 del primo anno di Serie A), e 7,7 milioni sul commerciale, 700 mila euro dei quali per la vendita dei prodotti ufficiali del club.

Una voce molto consistente dei ricavi dei club calcistici è quella relativa alle plusvalenze. Nella stagione 2022/23 le società che dalla compravendita dei calciatori hanno ottenuto il miglior risultato in valore assoluto sono state il Napoli e l’Atalanta, con rispettivamente 79,6 e 63,2 milioni di plusvalenze nette (cioè di differenza tra plusvalenze e minusvalenze). Significativo anche il dato dell’Udinese: 49,4 milioni di plusvalenze nette, che costituiscono il 39,1% dell’intero fatturato della società. Nella speciale classifica dei club più virtuosi per incidenza delle plusvalenze sul totale dei ricavi, dopo l’Udinese e l’Empoli troviamo Spezia, Atalanta, Verona, Bologna, Sassuolo, Napoli e, al nono posto, la Salernitana. La plusvalenza per la cessione di Ederson, che ammonta a 14 milioni, impatta per il 20% sul totale dei ricavi della società. È significativo che Empoli, Sassuolo e Verona abbiano raggiunto risultati lusinghieri anche nell’esercizio precedente, relativo alla stagione 2021/22, segno che queste società sono tra le più abili nel player trading.

I club di alta classifica incassano somme ingenti anche dal botteghino. Impressionante il divario tra i 79 milioni dell’Inter (anche per l’ottimo percorso in Champions League) e gli appena 900 mila euro del Sassuolo. In questa speciale classifica, la Salernitana si situa all’ottavo posto con 8,6 milioni di incasso: escluse le 7 squadre che nella scorsa stagione hanno disputato le coppe europee, tra biglietti e abbonamenti la società di Iervolino ha guadagnato più di ogni altro club, perfino dell’Atalanta. Considerando che la Salernitana è dodicesima nella classifica delle presenze allo stadio nella scorsa stagione (una media di 20.068 spettatori a partita), questo dato è fortemente influenzato dalla politica dei prezzi, tra i più alti della categoria. Appare più lungimirante la politica del Lecce, che con prezzi più contenuti ha portato più tifosi allo stadio (24.683 in media) incassando appena 800 mila euro in meno.

I costi delle società

L’ammontare complessivo dei costi delle 20 società di massima serie supera i 3,8 miliardi. Considerando che i ricavi, comprese le plusvalenze, ammontano a 3,5 miliardi, nel 2022/23 la Serie A ha speso 300 milioni in più di quanto ha incassato, un trend in leggero miglioramento rispetto agli esercizi chiusi al 30 giugno 2022 (2,95 miliardi di ricavi, 3,7 miliardi di costi, per oltre 800 milioni di perdite). Come accade per i ricavi, anche i costi sono ben più ingenti, in valore assoluto, nei club di prima fascia rispetto alle altre società, giacché le prime sborsano più denaro per i cartellini e gli ingaggi dei calciatori.

Per il complesso delle società, il monte salari è la voce che incide di più sul totale dei costi: quasi il 50%. L’altra metà è costituita da ammortamenti (cioè le spese per i cartellini dei calciatori, che si suddividono in più esercizi di bilancio) e altri costi. Atalanta, Milan e soprattutto Napoli e Udinese sono le società più virtuose per quanto concerne la spesa per il personale rapportata al fatturato. La spesa per il personale della Salernitana tocca i 63,7 milioni, davvero elevata in relazione ai suoi ricavi: la società di Iervolino, infatti, spende in salari e stipendi oltre il 90% delle entrate, peggio soltanto di Monza e Torino.

Nella prima colonna è evidenziato il monte stipendi in milioni di euro. Nella seconda colonna è presente il dato degli stipendi in rapporto ai ricavi, espresso in percentuale. Monza, Sampdoria, Sassuolo e Torino hanno chiuso il bilancio al 31/12/2022, tutte le altre società al 30/06/2023. Sono considerati i ricavi comprensivi delle plusvalenze.

La situazione debitoria

Le società di Serie A hanno dichiarato, nell’ultimo bilancio, un totale di 4 miliardi e mezzo di debiti. La media è di 228 milioni per squadra, ma anche per quest’indicatore si registra una notevole differenza tra i club. Il dato dell’indebitamento è più significativo se valutato al netto dei crediti. I debiti netti complessivi ammontano a quasi 3,2 miliardi (159 milioni per squadra): Inter, Roma e Juventus sono le società più indebitate, mentre Fiorentina e Atalanta le più virtuose.

Naturalmente, anche un debito molto ingente può essere sostenibile in presenza di entrate corpose, mentre un debito più basso in valore assoluto può costituire un problema notevole se l’azienda non fattura abbastanza. Il rapporto tra i debiti netti e i ricavi indica, appunto, quanto è indebitata una società in relazione alle sue entrate. La Roma guida questa classifica con il 212,5% di debiti netti sui ricavi: i suoi debiti netti sono più del doppio del fatturato della società. La Salernitana ha debiti netti per 67,9 milioni: il 96,2% su un fatturato di quasi 71 milioni.

Monza, Sampdoria, Sassuolo e Torino hanno chiuso il bilancio al 31/12/2022, tutte le altre società al 30/06/2023. Valori in percentuale sui ricavi comprensivi delle plusvalenze.

Un focus sulla Salernitana

In apertura di quest’articolo abbiamo presentato i principali dati economici della Salernitana, evidenziando il forte squilibrio tra costi e ricavi, una massa debitoria in crescendo, e un’esposizione finanziaria del presidente Iervolino, che ha dovuto colmare i buchi di bilancio attraverso versamenti di denaro in società per una cifra che allo scorso 30 giugno ammontava a 57,5 milioni di euro.

I costi sono molto ingenti: 106,2 milioni di euro, il 60% in più rispetto ai 66,2 milioni della stagione precedente a causa del forte aumento degli ingaggi (da 44,8 a 63,7 milioni), degli ammortamenti (da 5,4 a 13,8 milioni), nonché degli altri costi gestionali (da 16 a 28,7).

A fronte di costi così elevati, la Salernitana dichiara ricavi tra i più bassi della categoria: considerando le sole società che hanno disputato entrambe le stagioni 2021/22 e 2022/23 in Serie A, soltanto Lecce e Spezia fatturano di meno. Rispetto ad altre squadre paragonabili come Bologna, Empoli, Sassuolo, Spezia, Udinese e Verona, il bilancio del club di Iervolino è deficitario alla voce “plusvalenze”, avendo registrato soltanto quella di Ederson per poco più di 14 milioni. Le cessioni dei calciatori a un prezzo superiore al costo a bilancio costituiscono una grossa fetta di ricavi per le società medio-piccole. Le quali, diversamente dalla Salernitana, si dimostrano spesso abili a ridurre il divario nelle entrate da diritti tv, sponsorizzazioni e botteghino rispetto ai top club attraverso la competenza dei loro direttori sportivi, abili a scovare atleti da valorizzare e rivendere a prezzi maggiorati.

Il presidente Iervolino ha intrapreso un sentiero di sostenibilità già a partire dal mercato invernale da poco concluso, avendo incassato più di quanto speso anche grazie all’abilità nelle trattative del direttore generale Sabatini. È necessario che questo percorso prosegua anche nelle prossime sessioni di calciomercato, indipendentemente dalla categoria che la Salernitana disputerà. Una società che dichiara alti costi e bassi ricavi può sopravvivere soltanto finché i soci sono disposti a finanziarla con denaro personale. Questa modalità di fare calcio, ormai superata, è da accantonare in quanto incentiva le società a compiere il passo più lungo della gamba, indebitandosi per sostenere alti costi di gestione. Al contrario, occorre perseguire una conduzione societaria improntata alla sostenibilità economica, valorizzando la competenza dei dirigenti soprattutto nella comprevendita dei calciatori.

I dati di bilancio sono ricavati dalla Gazzetta dello Sport.

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Autore del podcast settimanale "Agostino": https://shorturl.at/hyZ01