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Quale futuro per la Salernitana?

Mentre sono in corso interlocuzioni per la cessione della società a un fondo americano, i tifosi si aspettano che le scelte strategiche per il prossimo futuro vengano prese in breve tempo. Il rischio è quello di dare per scontata una categoria che è ben più difficile di quel che possa sembrare.

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danilo iervolino
danilo iervolino
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Domani terminerà la due diligence del fondo di investimento americano che, da qualche settimana, è interessato all’acquisizione delle quote societarie della Salernitana. Conclusa l’attività di analisi dei conti del club, il fondo potrebbe avanzare un’offerta che sembra possa aggirarsi attorno ai 30 milioni di euro.

A quel punto, il presidente Iervolino dovrà dirimere un dilemma. La prima possibilità consiste nella cessione della società. In questo caso, Iervolino rinuncerebbe a incamerare una cifra che, in caso di promozione in Serie A, sarebbe inevitabilmente più elevata rispetto a quella che può esigere vendendo adesso, ma con il vantaggio di non dover più essere costretto a ripianare con soldi personali le perdite di bilancio. La seconda possibilità è la permanenza alla guida del club. Il vantaggio di questa soluzione consisterebbe in un più nutrito guadagno da una cessione del club dopo aver riconquistato la Serie A, a fronte dello svantaggio di dover immettere altro danaro per la gestione ordinaria e per costruire una squadra in grado di vincere il campionato di B.

Prevedere gli scenari non è semplice. Non sembra molto plausibile che una società in procinto di disputare una categoria che assicura bassi introiti possa essere ceduta alle cifre di cui si vocifera. La Salernitana ha chiuso gli ultimi due esercizi con 45 milioni complessivi di perdite, e per non chiudere in passivo anche il terzo bilancio dell’era Iervolino dovrà cedere, entro il 30 giugno, i suoi calciatori di maggior valore economico. Chi l’acquisterà si scontrerà inevitabilmente con un club gestito con una logica desueta, quella secondo cui la società può permettersi copiosi deficit perché l’azionista è disposto a ripianare continuamente le perdite: un modus agendi del tutto incompatibile con quello di un fondo d’investimento, che opera in una prospettiva di redditività.

Al momento, l’appetibilità della Salernitana è bassa, e probabilmente limitata a un fattore esterno al club: la riqualificazione dello stadio Arechi. Se, come prospetta il presidente della Regione, non manca molto per la gara d’appalto per il restyling, il nuovo acquirente potrebbe giovarsi di un impianto moderno e funzionale, e potenzialmente foriero di ricavi, senza sostenerne i costi: un’eventualità più unica che rara.

Tuttavia, è pur vero che la proprietà ha messo la Salernitana sul mercato incaricando diversi intermediari di trovare potenziali acquirenti delle quote societarie: un forte indizio del proposito del presidente di abbandonare un’avventura breve ma intensa. In questo senso, è utile rileggere l’esperienza di Danilo Iervolino a Salerno per cercare di intuirne le mosse future.

In una prima fase, che va dall’acquisto del club al divorzio con Walter Sabatini, il presidente Iervolino ha stanziato un budget consistente consentendo a un direttore sportivo esperto di impiegarlo in piena libertà. È stata la fase del miglior Iervolino, nella quale soldi più competenza hanno prodotto una salvezza insperata e la cospicua plusvalenza di Ederson, acquistato a 6 milioni e rivenduto a più del triplo dopo appena quattro mesi.

Nella seconda fase, che va dall’estate del 2022 all’estate del 2023, Iervolino non ha lesinato investimenti nel club, la cui gestione è stata però discutibile: intromissioni nel mercato, delegittimazione pubblica di un direttore sportivo che non ha mai potuto operare assumendosi totalmente la responsabilità delle sue scelte, decisioni miopi in merito a biglietteria, marketing, settore giovanile, centro sportivo, rapporti con i tifosi, e soprattutto alla politica sugli ingaggi dei calciatori. Molti soldi, ma poca competenza.

Nella terza fase, che inizia nell’estate scorsa e non sembra conclusa, sono venuti meno anche gli investimenti. La società ha operato i riscatti di Dia e Pirola, ma poi ha operato nel mercato estivo con un budget molto ristretto, continuando a perseguire questa politica poco lungimirante anche in inverno, con Sabatini costretto ad acquisire esclusivamente calciatori in prestito o svincolati. Niente soldi e scarsa competenza nelle scelte: il risultato non poteva che essere un disastro.

Da questa traiettoria è legittimo ricavare l’impressione che il presidente Iervolino consideri ormai chiusa la sua avventura a Salerno. Una posizione legittima, che tuttavia non deve in alcun modo ostacolare la programmazione della stagione 2024/25, che per evidenti ragioni deve partire subito e non può essere posticipata in attesa che si formalizzino eventuali trattative per l’alienazione della società.

Qualsiasi sia la decisione del presidente – vendere o restare – e senza scomodare il diritto dei tifosi di conoscere le intenzioni del club, è fondamentale non rimandare le scelte strategiche per il prossimo futuro. Altrimenti, si rischia che il campionato di Serie B cominci sotto una cattiva stella e, di conseguenza, che la società debba profondere tutti i suoi sforzi nel salvare una categoria che sarebbe delittuoso dare per scontata.

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Autore del podcast settimanale "Agostino": https://shorturl.at/hyZ01