Roma, Stadio Olimpico, terzultima giornata di Serie A. Non è neanche domenica e siamo un oceano di tifosi granata. Per la prima volta, mi sorprendo a osservare quante tifose appassionate e competenti popolano il settore ospiti della Salernitana. Le guardo e inevitabilmente penso a te, Celeste. Tu, a San Benedetto nel 1990. Avvolta nella tua inseparabile blusa granata, affrontavi la polizia che voleva far entrare te ma non i tamburi del tifo organizzato. Amazzone Salernitana senza paura, sola in mezzo a cinquemila ultras affamati di Serie B. I tamburi entrarono grazie a quell’unica donna coraggiosa.
La notizia della tua scomparsa si è diffusa velocemente, e stamattina tutti noi tifosi della Salernitana avevamo timore di prendere il telefono e confermare ciò che temevamo.
È la vita, non conta quando finisce ma come l’hai vissuta con la maglia granata.
Celeste ha vissuto per due grandi amori: la sua famiglia e la Salernitana, che poi rappresentano la stessa passione. Elencare le sue presenze allo stadio, i chilometri percorsi in trasferta, le persone che l’hanno amata sarebbe un esercizio superfluo. Chiunque sia di Salerno conosce il suo impegno per i colori granata.
Celeste è stata donna, moglie, madre. Ma soprattutto, Celeste è stata idea. Manifesto di libertà e ribellione nel mondo del calcio, ha superato stereotipi e schemi senza nemmeno rendersi conto della potenza del suo messaggio nel tifo organizzato.
In un’epoca in cui donne e calcio sembravano più distanti di Mosca e Washington, questa tifosa bionda, splendida quanto semplice, ha compiuto una silenziosa ma significativa rivoluzione nel panorama del tifo italiano.
Da oggi, la Salernitana potrebbe sembrare più debole. Ha perso la sua skjaldmær, guerriera indomita dal sangue norreno ma dal cuore granata. In realtà il club è più forte, perché il suo sacro spirito salernitano ora è diventato leggenda e pertanto immortale nella storia della tifoseria. La sua passione permea ogni aspetto della squadra.
Le si intitoli il Settore Distinti dell’Arechi, che per una vita l’ha ospitata insieme alle sue Fedelissime. Questo riconoscimento dovrebbe avvenire quanto prima per onorare la sua memoria.
E la Salernitana in tutte le sue componenti, calciatori in testa, la onori nell’unico modo che a lei sarebbe parso significativo e autentico.
Vinciamo la partita di domani. Vinci per Lei, Salernitana.









