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Le squadre hanno provato a superarsi, ma sono state poco lucide e concrete

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SISTEMI TATTICI SPECULARI (4-4-2), PARTITA APERTA E INTENSA SIN DALLE PRIME BATTUTE

Quando due squadre si schierano a specchio sul prato verde, ad avere la meglio, quasi sempre, è quella che possiede maggiore qualità e carisma. Sulla carta, la Salernitana sembra avere qualcosa in più, lo sa anche Castori che ordina ai suoi uomini coraggio ed iniziativa. 

Il canovaccio granata è quello registrato nelle precedenti tre partite: compattezza difensiva e ripartenze veloci a sorprendere le retroguardie di turno. 

La strategia è ben chiara già a partire dai primi minuti: palla al ‘pivot’ Djuric al quale è affidato il compito di addomesticare la sfera e aprire repentinamente il gioco sulla corsia destra, dove Casasola, sfruttando i movimenti di Kupisz, è abile ad attaccare lo spazio e a procacciarsi l’opportunità di arrivare al traversone senza incontrare particolari opposizione da parte di Dalmonte, tagliato fuori dal capovolgimento subitaneo dell’azione granata, e del terzino Beruatto che è intento a stringere al centro per non concedere varchi all’esterno polacco. 

Tre i cross da destra: due dell’argentino, uno di Kupisz.  Nei primi due, Djuric non riesce a trovare la deviazione aerea vincente; mentre sul terzo il pallone termina sui piedi di Lombardi che non è lucido nel depositarlo alle spalle di Grandi.

Il Vicenza, però, non sta a guardare e, alla pari della Salernitana, cerca di sfondare soprattutto a destra sull’asse Bruscagin-Vandeputte. Qualcosa non funziona nell’intesa tra Lombardi e Lopez, con il primo poco propenso al sacrificio in chiave difensiva (Bruscagin sfonda spesso), mentre l’uruguagio palesa errori nella lettura tattica, restando troppo spesso basso ed eccessivamente prossimo al centrale Gyomber. Atteggiamento che consente all’esterno belga di prendere palla tra le linee, prima di arrivare pericolosamente al tiro in un paio di circostanze o servire nel corridoio l’arrembante terzino biancorosso. Aya e Gyomber sono però sempre ben piazzati e concentrati, mentre Casasola lavora bene sulle diagonali difensive, come nell’occasione in cui impedisce a Jallow di finalizzare lo spiovente proveniente da destra.

INIZIO SECONDO TEMPO DI MARCA GRANATA, I CAMBI DI DI CARLO RIPRISTINANO L’EQUILIBRIO

Nei secondi quarantacinque minuti, la partita cala di valore nei suoi due parametri principali: qualità tecnica ed intensità atletica.

I biancorossi di casa denunciano il progressivo declino prestazionale del quartetto avanzato, con Jallow e Marotta che non riescono a tenere alta la squadra, mentre Vandeputte e Dalmonte sembrano aver esaurito la vivacità esibita nella prima frazione di gioco.

L’intero undici di mister Di Carlo perde sicurezza, si abbassa a ridosso dei propri sedici metri e consente agli uomini di Castori di impossessarsi del pallino del gioco.

I granata hanno due opzioni: 1) con la manovra ragionata provano a spingere con continuità a destra grazie alla coppia Casasola e Kupisz; 2) Conquistare palla, ripartire cambiando il fronte di gioco e innescare Cicerelli nell’uno contro uno sul versante sinistro. 

Purtroppo la qualità e l’efficacia delle giocate si smarriscono in un ultimo passaggio e in una rifinitura mai lucidi e precisi, mentre l’apporto di Tutino non è all’altezza delle tre precedenti gare.

Pertanto i padroni di casa subiscono ma rischiano poco o nulla, con Grandi a tremare solo in occasione di un tiro a giro di Cicerelli che termina di poco a lato.

La gara ritrova il suo equilibrio tecnico-tattico quando il mister biancorosso, nel giro di una decina di minuti, cambia l’intero quartetto offensivo e getta nella mischia Nalini, Giacomelli, Guerra e Gori. 

I neo entrati restituiscono peso all’attacco e maggiore vivacità agli affondi veneti lungo le corsie esterne e nei capovolgimenti di fronte. 

Anche in questo caso, però, latitano concretezza e lucidità in fase di rifinitura e finalizzazione, con la difesa granata che, incardinata sulla solida e crescente intesa della coppia Aya-Gyomber, riesce a neutralizzare gli sporadici cross provenienti dalle fasce laterali.

In sostanza, un grande ‘vorrei ma non riesco’ dei ventidue contendenti, al termine del quale si esce dal campo con una giusta spartizione della posta in palio che accontenta tutti.

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