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Fuggiamo assieme

Auguro alla mia ama-danna-ta città di prendere coscienza di quel che è, di quel che ha. Delle sue bellezze, le sue eccellenze. Pure i suoi difetti che la rendono unica, irripetibile, nostra soltanto.

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Dal lato suo del letto, Elizabeth affonda la guancia nel cuscino. Le labbra disegnano quello che definirei un sorriso stanco e soddisfatto. Giornata pesante in città: avvocato di successo, difende i diritti dei disabili. Senza troppo approfondire, le peripezie della vita l’han portata da quella parte, in vetta. La coscia di sotto stesa, l’altra raccolta in avanti: la sottoveste di raso glicine si ritrae per buona parte della natica. Quel filo di buccia d’arancia è una medaglia al valore, passati gli anta e tre gravidanze. A modo suo bellissima, forse già dorme: volge le spalle a David.

L’ha sposata dieci anni prima, per amore. Impegnato nell’Entertainment Manhattiano, senza accorgersene ha preso a lasciarsi vivere. Non tanto la pancia quanto i fianchi, la stempiatura leggera s’è fatta spazio, meno tennis e più champagne. Non so se è felice, di sicuro vive sereno. I soldi non sono un problema, la villa a Staatsburg è un piccolo gioiello però sai, quell’inquietudine…

Indossa la giacca del pigiama a bottoni, scopre il lenzuolo e si infila. Le sporgenze di Elizabeth gli si fanno incontro: si scapriccia un attimo, sta per baciarle il collo quando dannato, scorge un solco di ricrescita tra la piega bionda: un cazzotto negli occhi, ghiaccio per la libido. Qualche tempo prima avrebbe affondato inesorabile il colpo, stavolta ripiega sul NY Journal. Presumo che Elizabeth non si sia accorta di nulla.

Sfoglia il quotidiano e nella sua mente sbuffa: non gli manca nulla, eppure… Di solito si ferma alla cronaca, stavolta si avventura nelle pagine degli annunci: ricettacolo di bagasce e guardoni, offrono tuttavia uno spunto interessante. Circonfuso di luce propria, cattura l’attenzione uno scritto in particolare. Recita pressappoco così:

Se ti piace la Piñacolada sotto la pioggia,
se non sei tipo da yoga

e ti piace fare l’amore magari a mezzanotte e sugli scogli, stai cercando me.
Scrivimi e fuggiamo assieme.

Sbam! Una porta sbatte in faccia alla vita di David Goldstein, ridestatosi di soprassalto da un torpore di cui nemmeno s’era completamente accorto. Quella notte non prende sonno se non all’alba, sfinito dalla centrifuga che nella mente s’era azionata, immaginando scenari e paesaggi. Si fa spazio l’ipotesi: rispondere all’annuncio. L’indomani, nell’intimità segreta del suo ufficio, rompe gli indugi e mette nero su bianco.

Sì, mi piace la Piñacolada sotto la pioggia:
Meglio ancora se Champagne.
Vediamoci a mezzogiorno da O’ Malley’s:
Facciamolo per davvero, fuggiamo assieme.

Quella sera, a tavola con la famiglia, si sforza d’essere normale ma lo stomaco gli brucia d’ansia. Fugge lo sguardo di Elizabeth, si complimenta per lo sformato e le bacia la guancia: andrà a letto senza guardare la TV, è stanco. Lei, stranamente, non fa troppe domande. Non gli ha chiesto com’è andata la giornata, chi ha visto, cos’ha fatto. Nei suoi occhi alberga un ghigno beffardo: a letto, un fugace Buonanotte conclude la giornata dei Goldstein.

Il gran giorno arriva in fretta. O’ Malley’s: mattoncini in cotto ed insegna in legno lucido, due tavoli all’aperto ma David s’inquatta all’interno. Sceglie lo sgabello in fondo all’interminabile bancone, camicia sbottonata in cima e maglioncino di filo sulle spalle. Non è un ragazzino ma gli sudano le mani. Aveva dimenticato cosa si provasse: giace sulle spine, gli piace. Ordina una lager alla spina e volge la fronte all’ingresso, attendendo la donna del mistero. Che, in puntuale ritardo di dieci minuti, arriva.

Abitino longuette verde pastello, cinta sottile di cuoio a stringer la vita e far pendant col sandalo che s’intreccia sulla caviglia, la collana di perle cinge il collo, coperto da un lato dai capelli biondi raccolti un foulard. Quadro d’insieme ammaliante, sormontato dal taglio d’occhi che avrebbe riconosciuto tra milioni. Dapprima un brivido, poi l’imbarazzo ma nemmeno tanto: Elizabeth la risolve con un sorriso sicuro e piccante nelle giuste dosi. La Classe! S’accosta al bancone, prende un sorso dalla pinta di David. Ah, sei tu! e lascia a lui la parola: il senso di colpa, se mai l’ha sfiorata, non traspare. Le parole del marito sottendono musica.

Non sapevo ti piacesse la Piñacolada,
la pioggia e lo Champagne.
Ma se ti piace fare l’amore magari a mezzanotte e sugli scogli,
sei la donna che ho sempre cercato. Fuggiamo assieme.

Come si possa non capire che tutto ciò che desideriamo, il più delle volte, è appena accanto a noi è mistero che non sarò in grado di disvelare. So però che una frase, una canzone, una coincidenza possono destarti di soprassalto e svelare il reale valore delle cose. Nei modi più bizzarri ed improbabili. Vale per ciascuno di noi.

M’è capitato sotto mano un brano di quarant’anni fa, è stato un attimo. La felicità è un attimo.
È De Vitis che sfonda il set sotto il diluvio. È la rete di Brindisi che si gonfia. È Battara che la prende a Casagrande. È Song che t’illude all’Olimpico come farà Magliocco a Marassi. È Carrus che la batte di seconda e se la porta in Paradiso. È Minala, anzi forse quello è troppo.

La felicità è un orgasmo che dura quanto dura. E la auguro a Voi tutti.
Prim’ancora, tuttavia, auguro alla mia ama-danna-ta città di prendere coscienza di quel che è, di quel che ha. Delle sue bellezze, le sue eccellenze. Pure i suoi difetti che la rendono unica, irripetibile, nostra soltanto.

Siamo Salernitani, non ci manca nulla.

Dobbiamo solo accorgercene. A fuggire sarà qualcun altro. Buon Anno, Buona Vita. Buon Tutto.

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