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Il gruppo unito, l’autostima di Coulibaly e l’estro della coppia Anderson-Tutino. Per realizzare il sogno serie A

Sperando che Castori smussi parzialmente il suo ostinato integralismo

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Conquistare un punto sul campo del Cittadella, da anni avaro di soddisfazioni per i colori granata, è sicuramente motivo di moderata soddisfazione. Perché impedisce ai veneti di agganciare la Salernitana in graduatoria e, soprattutto, consente a Di Tacchio e compagni di restare aggrappati al treno della promozione diretta.

Ventisette punti ancora disponibili ed un calendario non proibitivo, soprattutto in trasferta con un tris di partite (Pordenone, Pescara ed Entella) che potrebbe consegnare alla Salernitana avversari ormai demotivati, alimentano un pacato ottimismo. Lo stesso Empoli, sempre più autoritario ed autorevole nella sua fuga perentoria verso il traguardo della massima serie da tagliare in anticipo, potrebbe giungere all’Arechi privo del classico coltello tra i denti. All’interno di questo scenario, infine, giocano un ruolo importante le due partite interne consecutive contro Monza e Venezia.

Certo, non sarà affatto facile spuntarla su Monza e Lecce, squadre quadrate che in questo finale di stagione faranno valere spessore tecnico, personalità ed esperienza, ma non crederci sarebbe delittuoso.

Anche in terra veneta, come è spesso accaduto in questa stagione, è piaciuta la mentalità operaia di una squadra che sa soffrire e reggere le fasi della gara in cui viene messa alle strette dall’avversario. Il gruppo è arcigno, guidato da una solidarietà collettiva che spinge a dare quel ‘quid‘ in più per il compagno in difficoltà e per quello che ha commesso un errore potenzialmente letale. Di tutto si potrà dire di questi ragazzi, nel bene e nel male, ma mai si potrà mettere in discussione la totale dedizione alla causa.

Sono i dettagli che rafforzano questa certezza, come testimoniano i due tackle disperati di Di Tacchio e Casasola che hanno strozzato la gioia del gol nella gola dell’incredulo Proia. Capezzi e Gyomber, nonostante la consapevolezza di una serata personale non esaltante, hanno continuato a correre e lottare, facendo tabula rasa di ogni precedente incertezza.

La solidità difensiva è l’aspetto pregnante di un gruppo a cui Castori ha saputo trasmettere continuità agonistica, spirito di sacrificio e rigore tattico. Molto si può e si deve fare, però, per migliorare la fase offensiva da esprimere nell’ultimo scorcio stagionale.

A centrocampo, ad esempio, ci aspettiamo che Coulibaly, eccezionale sul piano del dinamismo e della capacità di intercettare palloni e ripartire, alleni le sue fasi di rifinitura e finalizzazione. Per compiere un salto di qualità che, nell’immediato, gioverebbe alla Salernitana, e allo stesso tempo rappresenterebbe, per il ragazzo, anche un passaggio ineludibile per approdare, in un futuro prossimo, su palcoscenici diversi da quelli cadetti. I tempi di inserimento sono quelli giusti, anche il coraggio e l’intraprendenza non gli mancano; quando la cattiveria al tiro e la concentrazione nell’eseguire l’ultimo passaggio eguaglieranno l’aggressività che esprime nella zona nevralgica del campo, il centrocampista di proprietà dell’Udinese potrà finalmente consacrarsi e diventare un calciatore di autentico spessore. Ha i mezzi per colmare questa lacuna, ma deve imparare ad essere più esigente con se stesso.

Infine, continuiamo a non comprendere alcune ostinazioni di Castori negli assortimenti che, di volta in volta, propone per la composizione del reparto offensivo. Acclarato che il pezzo forte di Milan Djuric è il gioco acrobatico da sfruttare grazie ad una pioggia di traversoni provenienti dalle corsie laterali, ma anche difficilmente reperibili, se non a sprazzi, nel copione calcistico del trainer marchigiano, non riusciamo a capire la testardaggine dell’allenatore nel non concedere ad Anderson e Tutino la possibilità di giocare insieme e di mettere in seria difficoltà tecnico-tattica le retroguardie rivali. I due valori aggiunti dell’organico granata parlano lo stesso linguaggio tecnico, sono gli unici a possedere la giocata, individuale e di coppia, per smembrare una partita connotata da ortodossia tattica. Nelle rare occasioni in cui è accaduto, la Salernitana è passata quasi sempre all’incasso. Perché non seguire, tra le altre, anche questa pista tattica? Tutino necessita di un calciatore che sappia servirlo bene, nei tempi giusti, quando detta la verticalizzazione. Chi può svolgere questo compito meglio del talentuoso ventiduenne brasiliano?

Restando in tema, infine, esprimiamo i nostri dubbi sull’impiego di Anderson nel ruolo di mezzala. Perché il virgulto sudamericano ha dimostrato di non possedere fase difensiva, limite che lo espone spesso a interventi fallosi sanzionati con cartellini pesanti e, soprattutto, gli toglie la lucidità necessaria per essere devastante negli ultimi trenta metri rivali. 

Pertanto, alla luce di una fase difensiva sempre più rodata e degli ampi margini di miglioramenti offensivi che intravediamo nella loro auspicabile realizzazione, non ci resta altro da fare che vivere con moderata fiducia gli ultimi nove appuntamenti stagionali, sperando di poter evitare la coda della post season che mette in palio il terzo posto utile per l’approdo in massima serie. 

Tempo per guardare indietro, per alimentare rimpianti e fantasticare più del dovuto, non è concesso; un’altra partita dura, contro un Brescia ritornato a sognare in chiave play off, è ormai alle porte.

Nei pochi giorni di preparazione al match, la speranza risiede nella capacità di Castori di accantonare parzialmente il suo integralismo. Per lasciare finalmente spazio a qualche variazione sul tema, foriera di un valore aggiunto che consenta al suo pragmatismo di approdare in un contesto in cui il sogno di un’intera città, troppo spesso smembrato da scetticismo e disincanto, diventi finalmente realtà. 

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