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Torino – Salernitana: questo è il valzer dell’altarino

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Sulla rotta dei metalmeccanici, la Salernitana è il fedele negativo di Re Mida: tramuta in confusione tutto quel che pare oro.
Fari sul mattatore della stagione 2020/21, ora poco più che l’ombra di sé stesso: non puoi chiedere a una trota di arrampicarsi su un ramo, né a un rapace di sguazzare nelle pozzanghere del non gioco.

Risvegli: da De Niro a Cairo, il copione è presto scritto. Come infermiere di terapia intensiva, restituiamo speranze a chi cova polveriere in fondo al seno.

Carponi nel fango, come soldati si sta, in attesa della mannaia che cali fra capo e collo. Pieno inverno, nonostante l’evidenza della bella stagione e il cooling break che piazza il punto esclamativo.

Difesa senza ripartenza, ripartenza senza precisione, precisione senza tempismo, tempismo senza idee. Né difesa, né ripartenza, né precisione, né tempismo, né idee. Allora cosa? Nulla, cenere sul capo. Chiediamo scusa a Marco Mezzaroma, tutti in coro.

Il climax, pertanto, è discendente: altroché. Quarantacinque minuti per una spacconata di Milinkovic-Savic su cui, per poco, non approfitta Bonazzoli e un incrocio pescato da Di Tacchio. Carnet troppo scarno, finanche per una Scottish Premier League vissuta nei bassofondi.

Sanabria – tutto solo – si torce, impatta e ringrazia. Uno a zero: gioco, partita, incontro, riposo. Eterno.

Parliamo dei secondi quarantacinque? Macché, perché mai dovremmo intossicarci più del necessario. In fondo Angelo Mariano Fabiani ha fatto il massimo, il mercato è soddisfacente – ergo chiuso! – e il Generale Ugo Marchetti è una gran brava persona: ha pure il dono della dialettica, dicono.

Che sia un roster inadeguato è il segreto di Pulcinella. Che il piglio sia già arrendevole – come chi troppo ha sognato e si è sbattuto, senza cogliere – invece no: non è ammissibile.

Urge una scossa, ché l’acqua è tanto poca quanto torbida. Abbandonata la settimana extra lusso, i red carpet allestiti al salone del caffè e i sospirati tesori d’Oriente restano le barriere architettoniche: insormontabili.

Assorbita la sbornia Ribéry, resta il mal di testa. Verrebbe da chiedersi – considerato che pratica tutt’altro sport rispetto ai compagni – chi gliel’abbia fatto fare.

Il gioco in B è un vezzo, in A è necessità.

E se qualcuno, pur di appartenere al paniere della Massima Serie, si accontenta di far da punching ball alle contendenti, beh. Quel qualcuno non ci rappresenta.

O, forse, più che accontentarsi ha l’accesso gratuito a cene, ricchi premi e cotillon di cui a noi – tifosi reali che nulla pretendono se non chiarezza e onestà – non è dato sapere.

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Nato nel '90. Due passioni governano i moti del cuore e, molto spesso, confluiscono l'una nell'altra: Salernitana e poesia.