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Oltre la possibilità di restare attaccati alla stagione, c’è solo la penosa vicenda societaria

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Sull’impervia strada percorsa dalla Salernitana per approdare al sogno salvezza, la gara contro la Juventus era una sorta di jolly da utilizzare senza particolari pretese. Il campo ha confermato le sensazioni ed i timori della vigilia, con i bianconeri di Allegri assoluti dominatori del prato verde, ad eccezione di una decina di minuti nel secondo tempo, durante i quali i padroni di casa, finalmente un po’ più intraprendenti e determinati, hanno addirittura sfiorato il pari, colpendo il palo con Ranieri e non trovando la deviazione vincente degli attaccanti su un altro tiro cross del terzino granata.

L’enorme divario tra le rispettive percentuali sul possesso palla lascia poche recriminazioni. Bonazzoli e compagni hanno disputato la partita che era nelle loro esigue possibilità tecniche e tattiche, ed alla fine, se in difesa non avessero commesso errori troppo grossolani per il campionato di serie A, la Juve non sarebbe andata oltre una vittoria striminzita, seppur figlia di un dominio quasi assoluto . In occasione del vantaggio di Dybala, Capezzi si è fatto attirare dal pallone invece di posizionarsi in maniera tale da poter fronteggiare la finalizzazione dell’uno-due tra l’argentino e Kuluseski. Molto più disarmante la dormita su tre cuscini (Belec, Gyomber e Veseli) che ha consentito a Morata di spegnere le residue velleità di rimonta dei calciatori locali.

Rimpianti che non possono alimentarsi neppure alla fonte del ‘se avessimo osato di più’. Contro squadre di elevata caratura tecnica, puoi giocartela a viso aperto soltanto se possiedi un’identità tattica ben definita e un’organizzazione di gioco collaudata. Altrimenti il rischio di essere travolto da una valanga di gol impiega poco a materializzarsi.

Cosa si può salvare del match contro la Juventus, prima di archiviarlo e concentrare le attenzioni su un ostacolo (Milan) ancora più duro da superare? Sicuramente la crescita di Ranieri, che, nato centrale difensivo, sembra trovarsi sempre più a suo agio nei panni di cursore mancino propositivo, al punto da concedersi qualche black out di in fase di marcatura (avversario non facile Kuluseski, nel primo tempo).

Per il resto, seppur a sprazzi – ma di più non era semplice fare contro una squadra capace di gestire costantemente il possesso palla – sono rimaste negli occhi alcune giocate di Bonazzoli sulla trequarti e le potenzialità realizzative appena abbozzate da Simy, sintetizzate nell’ottima scelta di tempo aerea che ha beffato De Ligt e sfiorato il clamoroso gol del vantaggio granata.

Le dolenti note sono rappresentate dalla corposa presenza di calciatori encomiabili sul piano dell’impegno e della professionalità, ma anche in grossa difficoltà a rapportarsi con la massima serie italiana. Soprattutto a centrocampo, è evidente l’assenza di un metronomo capace di dettare i tempi e di una mezzala di qualità in grado di inserirsi negli ultimi trenta metri e fungere da supporto per gli attaccanti.

In questo senso, non aiuta la lungodegenza di Mamadou Coulibaly, mentre l’accantonamento improvviso di Kastanos, per certi versi inspiegabile considerata la pochezza tecnica registrata nella zona nevralgica, fa sorgere legittimi dubbi su una scelta che non sembra essere unicamente figlia di riflessioni di natura calcistica.

La situazione di classifica e l’umore della tifoseria viaggiano di pari passo, in questo momento cruciale della stagione gravato da tante difficoltà. Il calendario ci mette del suo, con la doppia trasferta sui campi di Milan e Fiorentina, poi l’Inter di scena all’Arechi e, infine, chiusura del girone d’andata in casa dell’Udinese. Non esattamente una passeggiata di salute.

Però bisogna avere la forza di andare avanti e crederci, perché le squadre che precedono i granata restano ancora nel mirino. Questo lento procedere da parte di un buon numero di compagini, potrebbe abbassare drasticamente la media punti salvezza.

Allo stesso modo, appare evidente che un mini filotto (2 vittorie consecutive), tutt’altro che impossibile da realizzare, magari in tempi più favorevoli proposti dal calendario, basterebbe alla Salernitana per recuperare lo svantaggio acquisito.

Più facile a dirsi che a farsi, d’accordo, ma abbattersi, lasciandosi catturare dal convincimento che tutto sia ormai già finito, serve solo ad affiancare la noia di un lungo addio alle crescenti preoccupazioni del campo. L’epilogo della stagione è ancora lontano, confonderlo con la frustrante stasi societaria serve solo a rafforzare rabbia e disincanto. Più saggio scindere i due piani e farli vivere di vita propria.

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