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Un Gatto rossonero

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Claudio Sanfilippo è un musicista (ha scritto per Mina, collaborato con Finardi, Cristiano De Andrè), scrittore, esperto in comunicazione, ma sopratutto Milanista “casciavit“.

È seguace di una piccola setta che sopravvive a Milano: quella dei Riveriani.

Ha passato la sua adolescenza a spiare da Gatullo l’Ufficio Facce.

Gli abbiamo chiesto di Milan Salernitana tra attualità e ricordi

«Intanto: la classifica della Salernitana è bugiarda, le partite contro Atalanta e Napoli sono indicative. Nell’infermeria rossonera c’è sempre traffico (Rebic, Calabria, Kjaer, Bennacer, Giroud, Castillejo), mentre corre voce che Obi e Ribery potrebbero farcela. Il Milan col Genoa ha fatto una signora partita e, se è vero che “tre indizi fanno una prova” la stella di Messias, dopo il Wanda Metropolitano e il Ferraris, può confermare la teoria di Agatha Christie. Ma dovrà mettere in campo corsa e tecnica, perché la Salernitana gioca bene e per le rispettive posizioni in classifica tre punti sono come l’aria.»

Faccio un salto indietro di 63 anni, forse scaramantico, quando il 6 Giugno 1948 la Salernitana, al suo primo campionato in serie A, rifilò sul campo di casa un sonoro 4 a 3 al mio Milan, che dovette arrendersi alle reti di Merlin, Siffredi e Buzzegoli, oltre all’autogol del rossonero Bonomi. Si prega di non confondere Merlin e Siffredi con Lina e Rocco, non si sa mai.

Quali sono gli incroci che emergono nella storia ultracentenaria delle due squadre?

Il primo riguarda Stefano Pioli, che iniziò la sua carriera di allenatore proprio sulla panchina granata nella stagione 2003-2004, in serie B, riuscendo a centrare l’obbiettivo della salvezza in un’annata particolare.

Tra i giocatori che hanno vestito entrambe le maglie spiccano due campioni celebrati nell’Olimpo rossonero. Si tratta di Prati, che il Milan dalla squadra primavera mandò a Salerno in prestito nella stagione 1965-66. Pierino “la peste”, fresco diciannovenne, giocò 19 partite contribuendo alla promozione in serie B con 10 gol, prima di tornare in rossonero in un periodo glorioso. E Gattuso, che in granata arrivò nel 1998 dai Rangers Glasgow per nove miliardi di lire, fin lì il giocatore più pagato nella storia del club campano. L’anno dopo fu ceduto al Milan, di cui diventerà prima capitano e poi allenatore. L’affetto per Rino accomuna lo spirito di entrambe le tifoserie.

Nel mio rifugio di calciofilo romantico c’è poi l’incontro con Alfonso Gatto, salernitano, milanista e riveriano. Un poeta meraviglioso che amava scrivere di sport, protagonista di storiche dispute con Vittorio Sereni, colpevole di essere interista. Il poster del Golden Boy nel suo studio romano era lo stesso che campeggiava sul muro della mia camera da letto, da ragazzo. Il Gianni era la bandiera di nonni, padri e nipoti, in quel tempo in cui sui giornali potevi leggere il calcio raccontato da Gatto, Bianciardi, Pasolini, Brera, Arpino, Del Buono. Si gioca a San Siro, sabato ore 15, orario novecentesco.

Alfonso Gatto tifava Milan e aveva nel cuore la Salernitana, affiderei alla sua energia le magie di Ibra e Ribery, sovente è la squadra più ispirata ad avere la meglio: anche il poeta ha il proprio campo verde, ove parole, colori, suoni vanno verso l’esito felice. Fa anche lui gol o lo lascia fare, dando spazio alle ali, al lettore che gli cammina al fianco e che entra in porta con lui, nella felicità di aver colpito nel segno.  



Da sinistra Oreste Del Buono, Alfonso Gatto, Vittorio Sereni
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