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Affidarsi ad una densità di qualità, per essere meno scontati nelle trame di gioco

Per valorizzare il talento di Ribery, è necessario che il francese venga supportato in campo da interpreti in grado di assecondarlo parzialmente sul piano tecnico. Per evitare di usurarlo e consentire alla squadra di essere meno arida sul terreno dell'imprevedibilità

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Che il giro di valzer calcistico, lungo quattro partite – dopo Juventus e Milan, arriveranno la qualità di gioco della Fiorentina e l’Inter rullo compressore – non sarebbe stato una gradevole serata di gala, lo sapevano un po’ tutti: calciatori, tifosi, stampa e il fantasma societario che è alla base della mortificante e scellerata pianificazione tecnica stagionale.

Se a decidere le sorti di una squadra di calcio fosse l’amore della propria tifoseria, capace di portare migliaia di supporters in tutti gli stadi italiani, la classifica collocherebbe la Salernitana nelle prime quattro piazze della graduatoria; in soldoni, Ribery e compagni strapperebbero il lasciapassare per la prossima edizione della Champions League.

Purtroppo, a scendere sul terreno di gioco è un team volenteroso, attaccato alla maglia ma anche impossibilitato, nonostante l’impegno, a regalare settimane più serene alla città innamorata dei suoi beniamini. Anche perché, accanto a una sostanziale pochezza tecnica rispetto ai valori minimi imposti dal campionato, bisogna menzionare gli infortuni patiti dai pochi giocatori nelle condizioni di migliorare lievemente il prodotto calcistico complessivo. Inoltre, a questo primo dato oggettivo, per mera onestà intellettuale, bisogna affiancare la riluttanza – prima di Castori, poi di Colantuono – ad impiegare con continuità gli elementi il cui dna pallonaro presenta striature di carisma e fantasia.

Pensare, poi, di spostarsi a Milano accompagnati dall’assurda pretesa di strappare un risultato positivo adottando un comportamento ultradifensivista, è un’utopia che nessun allenatore esperto dovrebbe coltivare. Le grandi squadre possiedono palleggio, fantasia, continuità di manovra e varietà di soluzioni offensive. Puoi limitarle solo alternando difesa collettiva e strappi necessari per alleggerire la pressione e procurare un minimo di insicurezza negli avversari.

Se ti proponi sul rettangolo verde con l’atteggiamento di sparring partner, privo completamente di autostima e coraggio, prendi almeno due gol e non subisci ancor di più solo per la magnanimità dei rivali che, ormai sazi, accantonano la cattiveria agonistica e si limitano a gestire il controllo in sicurezza del match e a risparmiare energie fisiche e mentali per affrontare tante partite a distanza ravvicinata.

Non si è mai vista una squadra di calcio impensierire gli avversari di turno schierando cinque difensori, tre mediani incontristi e una punta statica, quest’ultima con un passato realizzativo importante ma poco avvezza a fare gioco.

Certo, gli ingredienti della rosa non ti permettono di cucinare pietanze imperdibili, però è altrettanto vero che la qualità non eccelsa dell’organico, rivisitata con una dose di creatività organizzativa, potrebbe presentare sul prato verde una fisionomia meno scontata e remissiva.

A volte, infatti, quando la difficoltà a produrre calcio offensivo efficace non è possibile superarla attraverso l’inserimento di un numero maggiore di attaccanti, si potrebbe pensare anche di affidarsi ad una densità di qualità nella trequarti avversaria. Una svolta tattica abbracciata ad esempio dal Venezia, che spesso rinuncia al centravanti di ruolo e gioca con due trequartisti (Aramu e Kiyine) alle spalle di una punta (Okereke) che regala pochi punti di riferimento. Un terzetto che si nutre attraverso la capacità di dialogare sul terreno dell’imprevedibilità.

Questo per dire che, se ti manca la materia prima nella zona nevralgica del campo, puoi provare a renderti insidioso facendo giocare vicini tre calciatori dotati di mezzi tecnici superiori rispetto alla media, piuttosto che affidarti ad un centravanti depotenziato in partenza dagli scarsi rifornimenti del centrocampo. In sostanza, ci piacerebbe vedere, soprattutto quando incontri squadre di caratura nettamente superiore, un Ribery che non debba sempre forzare la giocata con estenuanti e velleitari strappi solitari, potendo invece contare sulla presenza di interpreti in grado di assecondarlo parzialmente sul piano tecnico.

In questa Salernitana, in attesa del recupero di Mamadou Coulibaly, unico centrocampista in organico in possesso di inserimenti capaci di supportare la fase offensiva, netta è la sensazione che, al di là dei moduli tattici, non si possa fare a meno della presenza contemporanea in campo di Ribery, Kastanos e Bonazzoli.

Intanto la giornata di oggi ha notevole valenza, perché dovrebbe iniziare a diradare le nubi minacciose che si addensano sul futuro della Salernitana. Inutile pure sottolineare che l’agognata svolta societaria è ben più importante di qualsiasi disquisizione tecnico-tattica. Ma c’è spazio anche per gettare uno sguardo al campionato, sperando che il distacco dalla zona salvezza – al momento di tre punti – non diventi ancora più corposo.

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