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Quello che i trustee ancora non dicono: l’attesa di Salerno tra campo e futuro societario è agli sgoccioli

Oggi la Salernitana torna in campo, ma l'attesa è già rivolta alla risoluzione del rebus societario

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Il conto alla rovescia ha avuto inizio e non avrà fine nel momento in cui l’arbitro avrà dato il via alla gara di questo pomeriggio allo stadio Franchi. C’è la Fiorentina di Italiano e del bomber Vlahovic sulla strada della Salernitana, che in Toscana ha portato un contingente ridotto da infortuni ed imprevisti vari.

Si gioca per la classifica e per l’onore, ma la partita di oggi poco aggiungerà o sottrarrà a quanto già detto.

Da tempo, oramai, Salerno vive con disincanto le cose del campo, perché il chiodo fisso è la questione societaria. E non a torto.

E’ stato bello, finora, riempire gli stadi di mezza Italia con il calore ed il colore tipici della tifoseria granata, ma tutto ciò che pubblico e squadra hanno fatto era finalizzato ed anche subordinato al verificarsi di un accadimento: la cessione del club granata.

Ieri l’altro, con il comunicato inviato tramite Pec all’ufficio stampa della Salernitana, i trustee hanno confermato quanto più o meno avevano lasciato intuire lo scorso 15 novembre: entro il 15 dicembre decideranno a chi sarà assegnata la Salernitana.

Il messaggio, ora, è arrivato senza veli e senza filtri. Tutto chiaro, dunque? Sì, ma non ancora tutto chiarito.

Ci sono cose che i trustee, Bertoli ed Isgrò, ancora non dicono.

Ad esempio: quante offerte hanno superato l’ultima scrematura e tra quante, pertanto, si sceglierà?

Ed ancora: le offerte al vaglio sono tutte accompagnate dai requisiti richiesti o qualcuna è ancora alla ricerca del look definitivo?

D’accordo, ci sono patti di riservatezza tra le parti da rispettare. Ci mancherebbe. Tuttavia, se al 5 dicembre fosse stato possibile conoscere in via ufficiale il numero delle offerte oggetto di valutazione, non ci sarebbe stato nessun segreto violato.

Dopo sei mesi di attesa, con tutta l’acqua che è passata sotto i ponti, qualche piccolo ed ulteriore ragguaglio non sarebbe stato che ben accetto da un ambiente che ha bisogno di voltare pagina e cambiare – forse più ancora della squadra (come le chiedo da tempo Colantuono) – approccio alla entità societaria.

Ci vuole un sano e giusto distacco da chi gestisce la Salernitana: solo così si potranno avere il rispetto dei soggetti in questione, oltre a quella indipendenza ed autonomia di pensiero che, se esercitate in maniera più forte e profonda negli ultimi anni, avrebbero probabilmente evitato alla piazza di Salerno gli affanni e le mortificazioni che ha dovuto subire.

Il paradosso di una società vincente, ma poco popolare sarà ancora oggetto di valutazioni a posteriori, ma dovrà essere, soprattutto, monito per il futuro per chi verrà ed avrà l’onore e l’onere di rappresentare la Salernitana e la sua gente.

Siamo, dunque, agli sgoccioli di un’era che si sta chiudendo senza onori e senza gloria.

E non a caso a capo del Trust c’è un Generale che guida una sorta di ritirata. Chi si accinge a salutare, però, deve sapere che lascia più macerie dietro di sé di quanto si potrebbe pensare.

Più di una proprietà che la vizi, Salerno ha bisogno di una proprietà che abbini passione e rispetto. Con la nuova proprietà e la nuova dirigenza andranno fatti pochi e chiarissimi patti: ognuno dovrà fare la sua parte, senza invasioni di campo e commistioni di piani e ruoli. Patti chiari, amicizia lunga. Senza sconti e compromessi. E’ una questione di rispetto!

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Classe '76, non sempre è nervoso.