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Il conto alla rovescia e quella scommessa di Gravina: Salerno vittima dell’arroganza e del silenzio

Il presidente della Figc è convinto che ci siano ancora margini per la cessione della Salernitana, ma i tifosi, intanto, incassano l'ennesima mortificazione tra l'indifferenza e il silenzio di chi ha voluto questa situazione

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Ed ora cosa succederà? In verità, sarebbe stato più giusto porsi a luglio il quesito: cosa succederebbe se al 31 dicembre il trust dovesse estinguersi senza l’avvenuta cessione?

Ed ora restano pochi giorni, una decina, per provare a fare ciò che non si è potuto fare in cinque mesi: trovare un acquirente credibile per la Salernitana. Il presidente Gravina ha scommesso che la missione dei trustee possa ancora andare in porto. C’è da sperarlo, ma alle giuste condizioni. Sì, perché ora il pericolo che un avventuriero senza arte né parte, uno di quelli che rientrano nella categoria degli “amici degli amici”, possa venir fuori e vedersi assegnata ad un prezzo di favore la Salernitana non è pura fantasia.

Ora sì che occorre vigilare perché, nel caso in cui – come crede e spera Gravina e come sperano tutti i tifosi granata – ci fossero ancora spiragli per una cessione sul filo di lana, il potenziale compratore sia persona seria ed affidabile. Le ipotesi circolate subito dopo la conferenza stampa di Gravina non vanno neanche prese in considerazione.

Ora, chi ha manifestato anche in tv l’intenzione di rilevare la Salernitana, ha il terreno spianato: faccia la sua offerta, versi la caparra ed aspetti la risposta dei trustee che, dal canto loro, devono espletare il mandato entro il 31 del mese. Il tempo è poco, ma non è ancora scaduto.

Di certo, per chi ha voluto il trust, per chi ha tifato per la permanenza, anche nell’ombra, di un certo assetto societario e dirigenziale, oggi è il giorno della vergogna.

Gravina e la Figc avrebbero potuto fare meglio? Avrebbero potuto porre rimedio per tempo al problema della multiproprietà?

Certamente sì, ma il fatto rilevante ora è un altro: la Salernitana non è stata venduta, nonostante siano giunte delle offerte di cui la Figc ha preso nota. Probabilmente, i paletti del trust hanno fatto diventare impossibile ciò che a Gravina pareva possibile: cioè portare a compimento l’operazione della cessione delle quote in cinque mesi abbondanti.

E’ una situazione particolare, dagli aspetti giuridici e politici molto complessi. E in cui tutti hanno una parte di torto ed una parte di ragione. Dipende dai punti di vista.

Non consola, certo, il fatto che per Salerno si potrebbe prospettare, in caso di radiazione, una caduta morbida, con ripartenza dalla Serie C di quel presidente Ghirelli che già ieri aveva anticipato l’aria che tirasse prima del Consiglio Federale. Non consola nemmeno il fatto che il Presidente De Luca, come ha svelato Gravina, si sia più volte recato in Figc per fare il punto della situazione.

Questa storia è una sconfitta un po’ per tutti. Lotito e Mezzaroma penseranno, ora, ai ricorsi. Gravina agli altri problemi della Figc. La politica si sentirà in pace con la coscienza. Il problema è che ci si è mossi tardi, anzi si è partiti male con il varo di un trust che era destinato a nuocere a tutti, ai disponenti (che giorno dopo giorno vedevano ridurre il valore del bene) e a i tifosi.

Ed ora chi risarcirà, eventualmente, la gente per quanto ha investito in questi mesi in termini di passione ed anche di moneta? Si può retrocedere sul campo, ma rischiare di essere estromessi a metà del campionato è una mortificazione che non ha nessuna logica e nessuna spiegazione plausibile agli occhi di un bambino che s’è innamorato della Salernitana, anche grazie alla promozione in serie A. Quanti padri hanno portato i loro pargoli all’Arechi, in una sorta di rito iniziatico, per assistere alla presentazione di Ribery o ad una partita di campionato? Ed ora cosa diranno ai loro figli? Quale sarà il prezzo da pagare per le generazioni future? Per fortuna, Salerno ha un legame troppo forte con la sua squadra di calcio per farsi abbattere anche dall’eventualità peggiore che si sta prospettando ora. Resta, però, una lezione: mai più bisognerà dare spago al potente di turno, che ha la pancia piena della propria arroganza ed il cuore vuoto come un cartone del latte buttato su un marciapiede.

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Classe '76, non sempre è nervoso.