Home Editoriale Un punto ‘ricostituente’, in attesa dell’ineludibile mini filotto di vittorie.

Un punto ‘ricostituente’, in attesa dell’ineludibile mini filotto di vittorie.

I granata portano via da Genova un punto apparentemente inutile, ma il 'bonus' potenziale conservato in cascina, rappresentato dalla penalizzazione estinguibile e dalla possibilità di giocare contro Udinese e Venezia, potrebbe modificare radicalmente la classifica di Verdi e compagni.

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Genoa e Salernitana battagliano con ardore per oltre novanta minuti, al termine dei quali aggiungono un punto ad una classifica che, complici la vittoria del Venezia a Torino e il pari del Cagliari ad Empoli, regala più mugugni che sorrisi.
Entrambe non possono lasciarsi andare ad eccessive recriminazioni. I padroni di casa hanno attaccato con maggiore frequenza, però raramente sono stati supportati dalla qualità necessaria per capitalizzare le fasi favorevoli del match. I granata invece, costretti a centellinare energie ed uomini a causa di una condizione atletica generale da migliorare, sono stati bravi a soffrire e a sfruttare l’unica, vera opportunità costruita sull’asse Djuric-Bonazzoli.

Una sorta di mini ricostituente per la truppa di mister Colantuono, in attesa di inanellare l’ineludibile filotto di 2/3 vittorie in grado di riconsegnare pienamente l’Ippocampo alla convulsa bagarre che mette in palio l’agognata salvezza.

Difficile accantonare il pessimismo, se nel discorso in prospettiva non vengono prese in considerazione le due potenziali chance rappresentate dalle gare da giocare con Venezia e Udinese e la restituzione del punto di penalizzazione ricevuto in prima istanza nel verdetto relativo alla gara contro i friulani. Virtuali 5/7 punti che porterebbero Ribery e compagni a quota 17/19, quindi a 4/2 lunghezze dalla zona salvezza, con altre 13 gare da disputare.

Sembra un calcolo della disperazione, costretto a passare le forche caudine della giustizia sportiva e del terreno di gioco, ma tutt’altro che irrealistico e remoto. Una sorta di bonus a cui aggrapparsi per restare tenacemente avvinghiati ad un torneo che, per colpe altrui, ha rischiato di non essere neppure assaporato. Perché, in questo momento, si tratta soprattutto di rientrare pienamente in gioco. Solo in una seconda fase, meno pressante, si potrà fare il punto della situazione e capire le reali possibilità coltivabili nel rush finale della stagione.

La Salernitana attuale, infatti, è una squadra che, oggettivamente, deve crescere sul piano atletico e dell’organizzazione tattica, ma in campo riesce finalmente a starci con discrete dosi di qualità tecnica, scaltrezza e personalità. Nel momento in cui i suoi calciatori riusciranno a colmare il gap atletico che li separa dalle altre squadre, sul tavolo verde del campionato si potranno giocare con maggiore spavalderia le residue fiches disponibili.

Il livello di professionalità del gruppo è aumentato significativamente, gli allenamenti settimanali e le partite serviranno a far lievitare la condizione atletica e a favorire la nascita di un’identità tecnico-tattica in grado di esaltare le doti delle numerose individualità presenti in organico.

Pertanto, un’unica strada sembra saggia e percorribile: procedere per step di crescita quotidiani, scendere in campo e provare a raccogliere punti contro tutte le avversarie. A partire dalla prossima gara casalinga contro il Milan, ostacolo sicuramente proibitivo ma anche squadra che, con la sua struttura offensiva, qualcosa concede all’estro e all’imprevedibilità altrui.

Dal punto di vista tecnico-tattico, come era già accaduto contro lo Spezia, luci ed ombre, individuali e collettive, hanno connotato la prova dei granata sul manto erboso dello stadio Marassi.
In fase difensiva abbiamo registrato favorevolmente la crescita di Fazio, autore di un solo errore in disimpegno, prontamente rimediato con la capacità di bloccarsi subitaneamente per lasciare in off side Portanova. Qualche incertezza in più hanno palesato gli altri tre componenti della retroguardia a quattro. Gli esterni bassi, Mazzocchi e Ranieri, più propensi ad offendere che a fronteggiare difensivamente i dirimpettai, hanno sofferto a lungo, anche per una copertura non sempre puntuale delle mezzali, trovandosi spesso in inferiorità numerica sulle rispettive corsie laterali. La sensazione è che, sul giropalla avversario che elude la mediana a tre, debbano provare ad alzarsi prima per togliere campo e iniziativa alle catene esterne rivali. Dragusin è sembrato meno tranquillo rispetto alla gara contro lo Spezia: alcune titubanze in fase di lettura, legate anche all’età ancora acerba, hanno dato il via all’azione del vantaggio dei padroni di casa ed altri pericoli corsi dalla retroguardia.

Anche ieri il centrocampo ha palesato scarsa aggressività, restando spesso basso e compassato e consentendo al Genoa di imporre con i cambi di gioco la superiorità numerica sulle fasce ma anche di trovare linee di passaggio verticali a ridosso dei sedici metri granata. Se il numero dei pericoli corsi è rimasto fisiologico, lo si deve anche ad un reparto offensivo rossoblù non molto qualitativo. Per quanto riguarda i singoli, il senso tattico di Radovanovic e l’essenzialità della sua regia saltano immediatamente agli occhi, nascondendo qualche limite di tenuta atletica e sul piano dinamico. Tardano, invece, a materializzarsi gli inserimenti offensivi delle mezzali. Nell’immediato futuro, in attesa del recupero di Mamadou Coulibaly, Ederson, Lassama Coulibaly, Kastanos e Bohinen dovranno rappresentare il necessario supporto per i tre riferimenti avanzati da selezionare settimanalmente nel roster dei trequartisti e delle punte.

Tempi di attesa relativamente brevi dovranno connotare le scelte del tecnico sulla prima linea. Come già detto in altre circostanze, la presenza di Federico Bonazzoli nell’undici base, in attesa di scoprire i mezzi tecnici di Mikael e Mousset, sembra difficilmente opinabile. La punta bresciana vede la porta più di tutti e con il suo educato piede mancino riesce anche a fungere spesso da regista avanzato. Milan Djuric conferma le sue doti di ariete difficilmente contrastabile sui palloni aerei, però continuiamo ad essere esigenti con lui, sperando che inizi a palesare progressi nel fraseggio con i compagni e, soprattutto, nella capacità di mettersi in condizione di calciare con determinazione ed efficacia verso le porte avversarie; qualità che non può latitare nel repertorio di un centravanti che gioca nella massima serie italiana.

Infine, è superfluo sottolineare che le residue chance salvezza della Salernitana sono figlie soprattutto dell’estro che il trio composto da Verdi, Perotti e Ribery saprà esibire sul rettangolo di gioco. Le loro condizioni di forma, al momento non esattamente ottimali, sono destinate a migliorare con il trascorrere del tempo. Colantuono concede minutaggio a tutti, sperando che i suoi assi decollino in fretta; dai loro lampi intrisi di imprevedibilità potrà ottenere la luce capace di rischiarare il tortuoso cammino che conduce alla permanenza in serie A.

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