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La scarpa

Davide Nicola, mostratosi nocchiero di mare tempestoso e non capitano di crociera, potrà dire di non aver mai perso dignità.

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Tifi per una squadra di calcio.

Una cosa ti lascerà sazio o digiuno. Un’altra ti verrà a trovare in sogno. E quasi mai ti sveglierai sazio col sapore di un sogno bello.

La prima cosa sono i numeri. I punti in classifica, i risultati delle gare, in subordine il computo delle reti fatte e subite.

La seconda sono le immagini, le sensazioni. Quelle che ti porti dietro durante il tempo di vita, ché tifoso lo si è per tutta la vita, ed oltre se c’è oltre.

L’esonero di Davide Nicola, ufficializzato lunedì, ma sin troppo evidente nella vergognosa notte di Bergamo, certifica l’impossibilità di coniugare i bisogni della pancia e del cuore.

E poiché la pancia è più urgente, scostumata ed urla di più, Davide Nicola va a casa.

Come spesso capita ad un attore che rimane prigioniero di un ruolo di successo, il mister di Luserna San Giovanni non è riuscito ad interpretare un ruolo nuovo, e rischia di essere a vita avvocato di cause perse, uomo delle situazioni disperate.

E non allenatore di una stagione “normale”.

Un peccato. Perché a ben guardare la sua carriera, Nicola non è solo allenatore da pronto soccorso. Ma, azzardo, il bisogno di rimuovere quel cliché lo ha indotto a perdere la bussola, a farsi infliggere l’ennesima e definitiva imbarcata, uno storico 8–2 che va ben oltre i meriti dell’avversario atalantino.

Non è dato sapere e forse mai sapremo cosa sia realmente accaduto negli ultimi mesi, dal primo tempo di Bologna — dove la qualità del gioco aveva sparso il profumo di un ulteriore miracolo sportivo — al triplice fischio di Aureliano domenica scorsa.

Qualcosa però è accaduto, o indotto, o mal gestito, o tutte queste cose insieme.

Ma è storia che riguarderà chi resta, argomento di dignità persa e che occorrerà recuperare.

Ecco, Davide Nicola, mostratosi nocchiero di mare tempestoso e non capitano di crociera, potrà dire di non aver mai perso dignità.

Vi pare poco?

Non lo è, ma non è neanche tutto.

Tutto? È la parola da attaccare in fondo alla frase: “la Salernitana prima di”. È dogma.

Ma mentre ci apprestiamo — accadrà — ad ingrossare le fila di chi ne celebra le doti umane, come a Crotone, Genoa, Torino, ovunque sia stato, a Davide bisogna rendere grazie per il Maggio incredibile che abbiamo vissuto.

A popolare i nostri sogni non saranno le sconfitte roboanti, ma l’immagine di Nicola che arrivato a Salerno sbatte la portiera e si fionda negli spogliatoi ignorando i giornalisti. Riascolteremo le frasi di Coelho tradotte in realtà. Lo rivedremo felice nel giro di campo dopo l’incredibile salvezza. Soprattutto lo sogneremo mentre finge di lanciare una scarpa ad un suo calciatore. Era l’emblema della motivazione, il manifesto di quella incredibile rimonta.

Quella scarpa, ovviamente non è mai stata lanciata per colpire davvero.

Ma forse qualcuno questo non l’ha capito.

Io si. E so che lo sognerò mille volte ancora.

Spesso al risveglio non ricordiamo i sogni.

La vita prende il sopravvento ed è forse giusto così.

Ma, come avete appena letto, io quel sogno lo ricordo benissimo.

Grazie mister, per tutto.

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Nato nel 1964, professione ortopedico. Curioso ma pigro. Ama svisceratamente Salerno e la Salernitana. Come sempre accade quando un amore è passionale, è sempre piuttosto critico nei confronti di entrambe.